Medio Oriente - sfida all'Iran (tommaso)

Il principale competitor degli Usa resta la Cina.
Con l'aumento del prezzo dei generi alimentari era il momento buono per soffiare sul fuoco.
Il maghreb si è incendiato.
Gli Stati Uniti spendono in armamenti come tutto il resto del mondo messo assieme, ma la loro economia è in declino.
Il loro maggior competitor è la Cina, che dopo aver fatto shopping di petrolio e gaz in giro per il mondo sta dirigendo la sua attenzione verso il medio Oriente.
I suoi emissari sono a caccia di accordi commerciali con i paesi dell'area.

Hanno dedicato le maggiori attenzioni all'Iran, nemico giurato dell'Occidente, ma, cosa imperdonabile, sono arrivati a corteggiare l'Arabia Saudita.
L'Arabia è l'unico produttore in grado aumentare o diminuire il flusso della produzione contribuendo a calmierare il prezzo.
L'altro paese con le stesse caratteristiche è l'Iraq, occupato dagli occidentali nel 2003, per consacrarlo alla democrazia, ma anche per sottrarlo definitivamente alle possibili se non probabili lusinghe della Cina.

Le maggiori riserve di petrolio sono concentrate in Medio Oriente in un'area, che oltre l'Iran abbraccia l'Iraq, scende verso il Kuwait e devia a nord-est verso l'Arabia Saudita.
Su questo scacchiere geopolitico si gioca una partita cruciale.
Inondare il mondo di dollari non sembra un'azione in grado di ammorbidire la Cina. Potrebbe anzi risolversi in un boomerang.
Controllare i più importanti giacimenti di petrolio potrebbe essere un'arma molto più efficace.
Se a ciò aggiungiamo che parte delle merci cinesi transitano attraverso Suez e il posizionamento delle cannoniere iraniane,
il quadro è davvero completo.
Questa sfida nessuno può la può perdere.
Da un punto di vista militare incombe il pericolo delle 200 testate atomiche israeliane (peraltro mai dichiarate).
Da un punto di vista politico - sociale, c'è il pericolo che esploda il fondamentalismo islamico.

La partita è tanto dura quanto aperta.
Staremo a vedere!!
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