GENERI ALIMENTARI. BISOGNA FERMARE LA SPECULAZIONE.

Pubblicato il da tommasoliguori50

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Bisogna fermare la speculazione

Tre anni fa gli abitanti del villaggio di Gumbi, nel Malawi occidentale,  hanno cominciato improvvisamente a soffrire la fame.
Non la fame che avverte un europeo quando salta un pasto, ma quel dolore profondo e lancinante che, dopo diverse settimane senza mangiare, impedisce di dormire e intorpidisce i sensi.
Eppure non c’era stata nessuna siccità, che è la causa principale della denutrizione nell’Africa meridionale, e i mercati erano pieni di cibo.
Ma per qualche misteriosa ragione il prezzo degli alimenti di base, come il riso e il mais, era quasi raddoppiato nel giro di pochi mesi.
La stessa cosa era successa in altri cento paesi in via di sviluppo. 

Secondo le Nazioni Unite, gli agricoltori statunitensi avevano destinato milioni di ettari di coltivazioni alla produzione di biocarburanti, i prezzi del petrolio e dei fertilizzanti erano aumentati vertiginosamente, la popolazione cinese stava passando da una dieta vegetariana a un’alimentazione a base di carne e, infine, vaste aree agricole erano state colpite dalla siccità.
I rincari dei generi alimentari hanno spinto 75 milioni di persone oltre la soglia della denutrizione.
Tra gli operatori commerciali e gli economisti, però, si sta affermando una nuova teoria: i responsabili delle oscillazioni e dell’inflazione dei prezzi alimentari sono le banche, i fondi d’investimento come gli hedge fund e altri istituti finanziari, gli stessi che hanno provocato la crisi dei mutui negli Stati Uniti.
hedge-fund.jpgQuesti investitori sono accusati di aver sfruttato la deregolamentazione dei mercati delle materie prime per speculare sul prezzo dei generi alimentari, guadagnando miliardi di dollarie seminando miseria e povertà in tutto il mondo.
I prezzi dei generi alimentari sono cresciuti oltre il livello record del 2008 e ne stiamo pagando le conseguenze.
In Gran Bretagna e nel resto d’europa si registrano aumenti anche del 10 per cento all’anno.
Secondo le Nazioni unite, nei prossimi dieci anni i rincari saranno almeno del 40 per cento. Una modesta attività di speculazione sui generi alimentari c’è sempre stata ed era persino considerata un fatto positivo.
Di solito funziona così: l’agricoltore  si tutela contro i rischi climatici o di altro tipo attraverso l’hedging (copertura), cioè vendendo al commerciante i prodotti prima del raccolto.
Questo tipo di accordi garantisce all’agricoltore un’entrata sicura, che gli permette di pianiicare l’attività e di fare nuovi investimenti.

Quando era regolato da normative rigorose e il prezzo dei generi alimentari nel mercato reale rispecchiava il gioco della domanda e dell’offerta, il meccanismo funzionava abbastanza bene.
Negli anni novanta, però, tutto è cambiato.
Dopo un’intensa campagna di lobbying da parte di banche, fondi d’investimento e politici liberisti in Gran Bretagna  negli Stati Uniti, la regolamentazione dei mercati delle materie prime è stata progressivamente abolita.
I contratti di compravendita di prodotti alimentari sono stati trasformati in titoli (futures) che possono essere scambiati tra operatori totalmente estranei alla produzione agricola.
È nato così il nuovo e surreale mercato della “speculazione alimentare”.
Cacao, succhi di frutta, zucchero, carne e caffè sono diventati merci internazionali come il petrolio, l’oro e i metalli.
Meccanismo di garanzia nel 2006, quando è cominciata la crisi dei mutui negli Stati uniti, le banche e gli altri operatori finanziari hanno spostato miliardi di dollari investiti in azioni e quote di fondi pensione verso le materie prime più sicure, specialmente quelle alimentari.
“Ci siamo accorti di questa speculazione nel 2006”, spiega Mike Masters, amministratore dell’hedge fund Masters CapitalManagement. “All’epoca non sembrava un fattore importante, ma tra il 2007 e il 2008 la speculazione è cresciuta in modo vertiginoso”.
Tre anni fa Masters ha dichiarato davanti al senato degli Stati Uniti
che l’impennata dei prezzi alimentari internazionali era dovuta a questa speculazione.
“Bastava analizzare i flussi finanziari per averne la dimostrazione”, aggiunge il manager.
“Conosco molti operatori e tutti mi hanno confermato che le cose stavano andando proprio così.
Ormai quasi tutti gli scambi, direi il 70 o l’80 per cento, sono speculativi”.

Secondo Masters, oggi i mercati sono condizionati dalle banche d’affari.

“Mettiamo che arrivi la notizia di raccolti cattivi a causa del maltempo in un certo paese.
Normalmente il prezzo salirebbe di circa un dollaro a bushel (pari a 27,2 chili).
Ma quando il mercato ha una componente speculativa così forte, sale di 2-3 dollari.
Tutto questo aumenta la volatilità dei prezzi.
Finirà male, come tutte le mode di Wall street.
Prima o poi il sistema esploderà”.
Hilda Ochoa-Brillembourg, presidente della società d’investimento statunitense strategic investment group (sig),  conferma che la speculazione sul mercato alimentare ha raggiunto dimensioni enormi. Secondo i suoi calcoli, la domanda speculativa di futures sulle materie prime agricole è aumentata del 40-80 per cento rispetto al 2008.
La speculazione non si limita agli alimenti di base.
L’anno scorso l’hedge fund londinese Armajaro ha comprato 240mila
tonnellate di semi di cacao (più del 7 per cento delle riserve mondiali), facendo schizzare il prezzo al livello più alto degli ultimi 33 anni.
E il prezzo del cafè è aumentato del 20 per cento in tre giorni per effetto delle scommesse al ribasso dei fondi speculativi.
Olivier de Schutter, relatore speciale delle Nazioni Unite per il diritto all’alimentazione, è convinto che dietro all’impennata dei prezzi ci siano gli speculatori.
“Se i prezzi di grano, mais e riso sono aumentati, non è perché le riserve o i raccolti sono scarsi.
La colpa è delle reazioni a catena degli operatori che speculanoLa-Germania-dichiara-guerra-agli-speculatori-divieto-di-ven.jpg
sui mercati”.
Deborah Doane, direttrice dell’ong londinese World development
movement (Wdm), aggiunge che “mentre le banche fanno fortuna scommettendo sui prezzi dei generi alimentari, ci sono persone che muoiono di fame”.
L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao) mantiene una posizione diplomaticamente evasiva sull’argomento. In un documento del giugno 2010 ha dichiarato: “Al di là degli effettivi cambiamenti nella domanda. Il sistema alimentare mondiale è in crisi.
I prezzi sono saliti alle stelle, toccando il livello più alto in termini reali dal 1984 e registrando il secondo picco in meno di quattro anni.
Le cause principali sono di carattere temporaneo:
la siccità in Russia e in Argentina, le alluvioni in Canada e in Pakistan, il blocco delle esportazioni imposto da paesi che cercano di preservare le loro scorte alimentari, la corsa all’acquisto da parte di importatori che, nel timore di carenze o rincari futuri, cercano di ricostituire le riserve di cereali.
La situazione è aggravata da fattori esterni all’agricoltura, come
il rincaro del petrolio, che provoca un aumento dei costi di produzione.
Molti danno erroneamente la colpa anche alla speculazione.
Certo, l’aumento delle transazioni finanziarie può accentuare la volatilità dei prezzi, ma non ci sono prove convincenti di questa correlazione.
Per il momento i grandi cambiamenti strutturali, come la crescita di Cina e India, influiscono sui prezzi meno di quanto si pensi.
I due giganti asiatici registrano un aumento e una diversificazione
della loro domanda di generi alimentari, ma finora sono riusciti a soddisfarla senza incidere sui prezzi in maniera molto rilevante.
La tendenza al rialzo potrebbe anche essere stata amplificata dalla speculazione in mercati a termine organizzati”.
Le Nazioni Unite si avvalgono della consulenza di Ann Berg, una delle maggiori esperte di futures al mondo.
Secondo Berg, è impossibile distinguere tra operazioni speculative e transazioni commerciali.
“Nessuno sa cosa sta succedendo.
Abbiamo avuto la bolla immobiliare e la crisi del credito.
Il mercato delle materie prime è un altro settore remunerativo per gli operatori finanziari.
La situazione è delicata.
Molti paesi comprano direttamente sui mercati.
Come dice un mio amico, ‘quello che per i poveri è un mezzo di sostentamento, per i ricchi è una forma di investimento specutativo’”.

L'internazionale.

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"Certamente la "speculazione" non è l'unica causa dell'aumento dei generi alimentari
Però, checchè ne dicano i sostenitori dei mercati senza regole, le bolle si ripeteranno con conseguente arricchimento degli speculatori e impoverimento e sofferenze per i più deboli.

Vedi anche:

ACQUA : SACROSANTO DIRITTO DI TUTTI!!! - (paola)

AMERICA E CINA - I DUE IMPERI A CONFRONTO - (paola)

la banalità del male. (tommaso)

FAME E FINANZA (paola)

                                                                                                                                                     bracciodiferro2

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E
<br /> <br /> a questo proposito è nata una campagna, anche in Italia, che chiede regole anti speculazione. si può aderire andando su: www.sullafamenonsispecula.org<br /> <br /> <br /> <br />
Rispondi
T
<br /> <br /> Gazie.<br /> <br /> <br /> Visito subito il sito<br /> <br /> <br /> Achab50<br /> <br /> <br /> <br />