ASSAD, VASSALLO DI TEHERAN E SOSTENITORE DI HEZBOLLAH - ISRAELE, TRA TIMORI E SPERANZE.
Assad, vassallo di Teheran e sostenitore degli Hezbollah.
Israele tra timori e speranze.
Gli undici anni di Bashar Assad al potere sono stati caratterizzati da un’assoluta adesione agli interessi di Teheran e degli Hezbollah.
Non c’è da stupirsi se, fonti dell’opposizione, riferiscono dell’ingresso in Siria di unità in borghese delle Guardie Rivoluzionarie iraniane e della milizia sciita libanese Hezbollah per contribuire a soffocare le proteste in Siria.
La Siria è troppo importante per l’Iran perché Teheran la lasci cadere.
E' un segmento cruciale dell’asse del terrorismo internazionale guidato dall’Iran, che è attivo nel Bahrain e altri stati del Golfo, che passa per Damasco e che opera liberamente in Libano.
Questo asse, incoraggiato da Damasco, si oppone al processo di pace e promuove il terrorismo contro Israele
Ma il popolo siriano è stanco del regime di Bashar Assad e del suo fallimento nell'assecondare lo sviluppo del paese.
L’alleanza di Bashar Assad con gli sciiti della regione, indirizzata contro la popolazione sunnita in Libano, non fa che accrescere la collera deL popolo siriano.
Sino a poco tempo fa in Medio Oriente i mass-media ufficiali controllavano la diffusione delle informazioni .
Oggi, You Tube, Facebook e Twitter permettono ai cittadini dei paesi arabi di aggirare i canali d’informazione ufficiali, svelando le vere politiche di questi regimi.
I governanti mediorientali si possono dividere in due categorie coloro che cedono a quella che si presenta come la volontà della loro popolazione e cvloro che scelgono di massacrare la loro popolazione.
I presidenti di Tunisia ed Egitto appartengono al primo gruppo: gli è bastato meno di un mese per capire che era ora di andarsene. Muammar Gheddafi appartiene senza dubbio al secondo gruppo.
Se non fosse stato per l’intervento aereo occidentale, a quest’ora Gheddafi avrebbe già schiacciato i ribelli e la strada da Bengasi a Tripoli sarebbe disseminata di cadaveri di civili.
Anche il presidente siriano Bashar Assad appartiene al secondo gruppo, per almeno cinque ragioni. 1) Il suo Dna familiare.
Anche se il numero delle vittime è (per ora) molto più limitato, vi è un collegamento fra la carneficina di islamici fatta da Hafez Assad nel 1982 a Hama e i morti della settimana scorsa a Daraa.
2) Affiliazione etnica.
Bashar Assad non è solo, egli rappresenta la setta minoritaria degli alawiti che controlla tutte le leve del potere.
Se lui se ne va senza dare battaglia, tutta la sua setta perderà i propri privilegi e ne subirà le conseguenze.
3) Intima convinzione.
Assad, che vede se stesso come un paladino della lotta contro Israele, semplicemente non pensa che sia arrivato anche per lui il momento di andarsene.
4) Sostegno regionale. Assad ritiene che la sua situazione sia molto migliore di quella di Gheddafi.
Sa che Obama, Sarkozy e Cameron ci penseranno mille volte prima di azzardarsi a lanciare dei missili sul suo palazzo presidenziale a Damasco solo per difendere i ribelli siriani.
Assad al momento non ha un buon motivo per andarsene, a meno che, improvvisamente il suo esercito e delle sue forze speciali non decidano di tradirlo, rifiutando di sparare sui dimostranti, o peggio, di passare dalla loro parte.
Se questo non accadrà, Assad continuerà a sparare e uccidere, e a promettere riforme forte dell'indifferenza di un Occidente, di fatto connivente.
Il regime siriano è simile a quello che era il regime ora defunto di Saddam Hussein in Iraq.
Sia il partito Ba’ath che governava in Iraq sia quello che ancora governa in Siria agitavano le bandiere dell’ideologia nazionalistica pan-araba.

Ma gli slogan sono una cosa e la realtà un’altra.
Tutte le belle parole ideologiche sono solo chiacchiere giacché il partito Ba’ath, sia in Iraq che in Siria, costituisce una piattaforma politica che serve a perpetuare la sopraffazione etnica e tribale.
La situazione in Egitto è completamente diversa.
A parte da minoranza dei cristiani copti, la società egiziana è religiosamente omogenea e per nulla tribale.
L’estromesso presidente Mubarak non ha mai avuto una stampella etnico-tribale a cui appoggiarsi.
Anche l’esercito egiziano, costituendo un'élite, è del tutto diverso rispetto quelli siriano e iracheno.
Quando gli Stati Uniti invasero l’Iraq, l’esercito iracheno di frantumò secondo le linee etniche e tribali.
I soldati si tolsero la divisa e andarono ad unirsi alle tribù e comunità etniche d’origine.
Anche Saddam si comportò secondo il codice tribale: non fuggì dal paese e andò piuttosto a nascondersi nelle ben protette aree della sua tribù.
Così funzionano queste società.
Nel paese dei cedri, non appena scoppiò la guerra civile l’esercito libanese si dissolse disintegrò nelle varie componenti etniche e di dissolse.
È dunque vero che la Siria non è l’Egitto.
La Siria è diversa anche per il prezzo di sangue inflitto dal tirannico regime siriano.
Il governo tribale siriano è fondato sulla forza esercitata dai reparti della sicurezza comandanti da uomini della tribù e dai loro alleati. Per sua natura un regime tribale di questo tipo sarà sempre percepito come una sorta di dominio straniero, un genere di dominio che si può a buon diritto definire imperialismo tribale, e che governa utilizzando le forme più brutali di prevaricazione e terrorismo.
Cosa che appare ancora più evidente quando domina una tribù di minoranza, come in Siria, per cui qualunque cosa metta a rischio il governo viene vista come una sfida all’egemonia e alla sopravvivenza stessa della tribù dominante.
Israele.net
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