GLI SHABAAB HANNO LASCIATO MOGADISCIO; ASPETTANO NUOVI FINANZIAMENTI O NUOVE STRATEGIE?
fonte: http://goo.gl/POuX4
di Giampaolo Musumeci
Somalia: Mogadiscio libera da Al Shabaab
Uno degli ingressi dello stadio Banadir di Mogadiscio (John Moore/Getty Images)
Somalia, anno zero? Si riparte da una capitale libera dagli insorti e senza più battaglie quotidiane?
Mogadiscio è stata “completamente liberata” e gli Shabaab hanno “abbandonato le proprie posizioni. Il resto del Paese verrà egualmente liberato presto”, lo ha annunciato sabato pomeriggio il presidente somalo Sharif Sheikh Ahmed. L’entourage di Sheik Sharif ha definito la ritirata “un giorno d’oro” per il Paese.
E così la tanto attesa battaglia campale non vi è stata (almeno finora). Gli insorti hanno preferito cedere le posizioni a nord della capitale. E così i governativi festeggiano. Ma il controcanto degli insorti è diverso: è stata una ritirata strategica. Lo ha annunciato il portavoce, sheikh Ali Mohamud Rage. “Abbiamo abbandonato Mogadiscio ma rimaniamo in altre città”, ha detto Rage a una radio controllata dai suoi uomini.
Così la nuova aggressiva strategia delle milizie del Tfg (Governo Transitorio) e delle truppe Amisom (Unione Africana) avrebbe dato i suoi frutti. La presa del Bakara Market e successivamente della zona dello Stadio di calcio ha fiaccato le ultime posizioni Shabaab che all’alba di sabato hanno deciso di ritirarsi.
Il ritiro, se confermato nelle prossime ore, potrebbe essere la prova di sempre più acute spaccature all’interno degli insorti Al Shabaab, in cui convergono diversi clan somali.
Un portavoce dell’Amisom, il maggiore Ankunda, ha comunque messo in guardia dal cantare vittoria troppo presto. “Ci stanno arrivando informazioni sull’abbandono di tutte le loro postazioni da parte degli Shabaab”, ha confermato, “ma lo stiamo ancora verificando. Siamo molto, molto prudenti in quanto potrebbe anche trattarsi di una trappola”.
Per questo, mentre le milizie governative si stanno cautamente dispiegando nella zona nord est della capitale i caschi verdi dell’Unione Africana valutano la situazione per capire come muoversi sul territorio.
Testimonianze riportate da Al Jazeera raccontano di colonne di veicoli di insorti che si sono diretti a Baidoa, 250 chilometri a sud ovest di Mogadiscio, dove gli Shabaab potrebbero riorganizzare una nuova offensiva.
Intanto però gli aiuti internazionali potrebbero giungere più facilmente alla popolazione. Sempre tenendo presente che qualsiasi merce, carico di medicinali, acqua o cibo, che arriva a Mogadiscio scatena gli appetiti
di tutti e non solo di Al Shabaab.
Non sarà facile che gli insorti lascino il Bakara Market: secondo un rapporto Onu, quel mercato (insieme con Suuq Baad, sempre nel nord della città) rende tra i 30 e i 60 milioni di euro l’anno, tra commercio, tasse ed estorsioni.
Un soldato dell’AMISOM guarda fuori dal finestrino di un mezzo blindato a Mogadiscio. L’AMISOM nominalmente ora controlla la capitale, a una settimana circa dal ritiro da Mogadiscio della milizia islamista di al Shabaab (John Moore/Getty Images)
Detto ciò, si apre ora una fase assai delicata della crisi somala. Un conto è controllare (ammesso che sia tutto verificato) Mogadiscio, un conto è gestire il resto dello Stato, i piccoli villaggi, le strade. E garantirne la sicurezza. A partire dall’importante porto di Kismayo, dove arrivano merci e armi. E il Governo Transitorio è molto fragile, retto oggi come oggi dalla forte presenza militare straniera.
Riuscirà il governo di Sheik Sharif a far rinascere Mogadiscio e poi allargare la bolla (presunta per ora) di sicurezza al Paese? Staremo a
vedere.
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