GUIDO UCELLI E LE NAVI DI CALIGOLA

Pubblicato il da paetomm@gmail.com

Ucelli--140x180.JPGLa forza di Guido Ucelli è nel credere possibili le cose immaginate, realizzandole. Così nasce la storia di un uomo (raccontata in un libro Hoepli appena uscito), un grande milanese, la cui prima impresa sognata da molti e impossibile per secoli si incise persino nel nome diventando Guido Ucelli di Nemi.

Nemi è un minuscolo lago sui colli Albani, vicino a Roma. Immerso nel verde di un bosco fitto creava una visione seducente che attrasse Caligola, lo spietato e lussurioso imperatore romano. Su queste acque ormeggiava due navi che in realtà erano palazzi con terme, colonne, mosaici e ornati di statue: tutto per abbellire i suoi ozi fra musiche, feste e piaceri segnati dalla pazzia.

Perché finissero sul fondo del lago nessuno lo ha mai scoperto. Ma il mito sopravvisse e nei secoli si inseguì la prova dell'esistenza delle «navi del piacere». Se ne occupò persino il grande architetto Leon Battista Alberti ancora nel XV secolo e dopo di lui, fino all'Ottocento, vari furono gli incredibili tentativi inventati per recuperare ciò che le acque nascondevano.
                                                                                                     
Ma solo Guido Ucelli ci riuscirà coinvolgendo il governo, le istituzioni navi-di-nemi_9155.jpgpubbliche e la propria azienda, la Riva-Calzoni, di cui era direttore, riportando alla luce quello che era ormai diventato un sogno. Con un'incredibile operazione animata da imponenti idrovore svuotava il lago e le navi riconquistavano gli sguardi curiosi e gli interessi degli archeologi.

Ucelli amava l'archeologia e solo la sua appassionata determinazione gli consentiva di conquistare l'ambitissimo risultato. Veniva accusato di scatenare un terremoto togliendo l'acqua e sfortuna volle che poco prima di iniziare i lavori un piccolo sisma scuotesse la terra. Ma proseguì senza indugio e dopo quattro anni di lavori, alla fine del 1932, le due navi erano risorte dalla storia con parte della ricchezza originaria perché molto era stato trafugato, a cominciare dai pavimenti ricoperti di foglie d'oro.                                                                                                     scansione0031.jpgPer la scienza restava un preziosissimo reperto che documentava l'arte navale dei romani ritenuta insuperata fino al Settecento. Un museo le ospitò ma alla fine della guerra, mentre gli americani entravano a Roma, un incendio volutamente acceso le riduceva in cenere.

Intanto un altro sogno animava Ucelli, ancora più grande. Lo aveva coltivato da studente al Politecnico di Milano e mirava alla nascita di un museo nazionale della scienza e della tecnologia. I primi passi si compiono nel 1930 quando il Podestà crea una commissione con alla guida Ucelli per studiarne il progetto. Lo scontro tra Milano e Roma si accende subito, ma Guglielmo Marconi, presidente del Cnr, favorisce la scelta lombarda.

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La guerra complica tutto e la vita prende il sopravvento. Ucelli e la moglie Carla vengono anche imprigionati a San Vittore per aver aiutato una famiglia di amici ebrei a fuggire in Svizzera. Negli incontri serali del dopoguerra con i Bassetti, i Majno, i Borletti, l'idea del Museo dell'industria, come lo chiamava, tornava a vivere.

ancoranemi.jpgCompletata la ricostruzione del Convento degli Olivetani destinato ad ospitarlo, il 15 febbraio 1953 il presidente del Consiglio Alcide De Gasperi accompagnato dal sindaco Virgilio Ferrari inauguravano il «Museo Leonardo da Vinci».

L'impresa era compiuta e questa volta metteva solide radici come il suo fondatore voleva per aiutare a capire l'importanza della scienza e della tecnologia nella crescita del Paese e della sua economia. «Il museo è vivo e di tutti - scriveva con perenne attualità -. Oggi il mondo cammina a ritmoCaligola-150x150.jpg vertiginoso e tutti ne cerchiamo le ragioni e le possibilità. Il museo vive, è il Museo del divenire del mondo». «Per noi il suo pensiero - nota Fiorenzo Galli, direttore generale dell'istituzione unica in Italia - resta un punto di riferimento, un'ispirazione quotidiana per costruire il futuro».

 

fonte: http://goo.gl/CeVQd

di Giovanni Caprara

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olivia

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