IL GOVERNO INGLESE, NEGLI ANNI 50, ORDINO' LA COSTRUZIONE DI UN BUNKER ANTIATOMICO

Pubblicato il da paetomm@gmail.com

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Durante le festività natalizie lo storico quotidiano inglese The Telegraph ha regalato ai sui lettori una serie di documenti inediti che l’MI6, su autorizzazione del governo di Sua Maestà, ha deciso di rendere pubblici.

Uno dei documenti declassificati, risalente al 1962, attesterebbe che il gabinetto di San Giacomo alla fine degli anni ‘50 ordinò la costruzione di un bunker antiatomico a Corsham, nel Wiltshire, ad alcune decine di chilometri ad ovest di Londra.

Sotto la minaccia di un Armageddon nucleare furono molti i governi a dotarsi di bunker anti-atomici. La dottrina della continuità governativa, elaborata dai britannici durante la seconda guerra mondiale, è la chiave da cui va interpretata l’iniziativa britannica. Non solo Londra, ma anche i governi delle principali potenze si dotarono di bunker adatti (o presunti tali) a resistere ad attacchi atomici dove alloggiare i propri leader per periodi più o meno lunghi.

Già durante il II conflitto mondiale – o per la massima parte del suo svolgimento –  sebbene gli ordigni atomici non fossero ancora disponibili, la distruttività delle incursioni aeree obbligò gli strateghi inglesi a garantire che, nel caso di un attacco devastante da parte della Luftwaffe su Whitehall, sarebbe sopravvissuta la parte del governo necessaria a garantire l’ordine costituito della Nazione.

Dopo la guerra, entrati nell’era nucleare, quei bunker divennero ancora più importanti.

Secondo i documenti declassificati, il bunker britannico e tutto l’immenso complesso non sarebbero comunque risultati efficaci contro un attacco condotto con missili ICBM, entrati in servizio poco dopo la realizzazione del sito. L’intero complesso operativo rimase in funzione sino al 2004, ben 13 anni dopo la fine della Guerra Fredda. Il bunker, ufficialmente Central Government War Headquarters, avrebbe potuto ospitare qualche migliaio di persone per circa tre mesi. Sin qui potremo dire “niente di nuovo sul fronte occidentale”.

Quello che è stato rivelato dai documenti del The Telegraph, relativamente all’organizzazione britannica in caso di un attacco nucleare sovietico, è il dettaglio del piano operativo predisposto dal governo di Harold MacMillan nel 1962 per garantire appunto la continuità governativa e l’ordine costituito.

Quello che risulta grottesco da un punto di vista comune è che, considerando le stime sui decessi nel Regno Unito – si parlava di circa 12 milione di vittime – vi fossero piani dettagliati per garantire la sopravvivenza dello Stato.

Il governo di Sua Maestà, dopo aver diramato la parola d’ordine “Aranciata”, sarebbe stato trasportato da Londra a Corsham in elicottero: MacMillan avrebbe inoltre dovuto nominare dei commissari straordinari con poteri eccezionali per il mantenimento dell’ordine e la riaffermazione della sovranità statale all’indomani dell’olocausto nucleare.

L’importanza rivestita da questi commissari straordinari è ancora maggiore se si considera che essi avrebbero potuto disporre di estesi poteri di vita o di morte sui sopravvissuti, probabilmente già destinati a
morte a causa delle radiazioni nocive.

Il punto centrale della questione, cioè l’organizzazione di sistemi così complessi per garantire continuità, è riconducibile al bisogno ancestrale ed incontrollabile della razionalità umana di programmare un futuro quale esso sia, coltivando la speranza che sia possibile vivere in un pianeta devastato dalla distruzione mutua assicurata.

Non da sottovalutare è anche la voglia istintiva di assicurare la vendetta – un sentimento così poco british – contro gli attaccanti.

Per quest’ultima ragione a MacMillan fu più volte consigliato di iniziare la consuetudine di nominare due o più vice primi ministri, che in caso di suo decesso avrebbero assicurato la possibilità di rivalsa.

Negli Stati Uniti difatti esiste la consuetudine di nominare, ogniqualvolta gran parte dell’establishment si trova riunito in un unico luogo, per esempio nel Campidoglio, un designated survivor, un membro del gabinetto destinato a ricevere il potere di decidere di “premere il bottone rosso” nel caso di una decapitazione improvvisa della sfera governativa.

Sebbene gran parte delle contingenze che portarono alla creazione dei costosi bunker antiatomici e alla creazione di complesse strategie post guerra nucleare sembrano al giorno d’oggi superate ed archiviabili,
non è da escludere che vi siano altri governi pronti a mettere in atto strategie simili in casi di conflitto nucleare che, a torto o ragione, vengono ritenuti probabili.

Non è da escludere che Israele o Teheran abbiano approntato, nel loro piccolo, alcune strategie da adottare nel caso di conflitto nucleare. Non stiamo parlando più di una distruzione assicurata di tutto il globo terrestre, non più di bunker segreti nella bigia campagna inglese, scavati nelle montagne della Pennsylvania o nelle steppe circostanti Mosca. Bensì  un gioco a ristretto tra le due potenze mediorientali, nel quale, sicuramente, chi ha di più da perdere è Israele, a causa delle limitate dimensioni territoriali.

Tuttavia il rischio di innescare così una nuova escalation nucleare, sebbene remoto, esiste.

Paradossalmente, considerando questo scenario, potrebbe essere vero che si vis pacem para bellum: potenzialmente una situazione in cui gli attori non sono a conoscenza della forza dei rivali (o del possesso degli armamenti nucleari per esempio) è più esplosiva di una situazione in cui si riesce bene o male a valutare la forza dell’avversario. L’incertezza rende difatti il confronto fosco ed incerti i limiti sino ai quali si può giungere.

Fortunatamente il mondo che circonda Israele e Iran appare ben più strutturato da questo punto di vista. Si può ben sperare che parole d’ordine come “Aranciata” non siano più necessarie.

fonte: http://www.meridianionline.org/2012/01/11/guerra-fredda-aranciata-londra-oliviacontinuita-governativa/

di Giovanni Cambi

Foto Credit: Bitpicture – Flickr/CC

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