"IL POTERE NON SI PRENDE. SI RACCATTA"
"Il potere non si prende, si raccatta". Charles De Gaulle
Norma Rangeri - Il Manifesto -
La mummia televisiva
Non più la libreria del leader giovane che seduce gli italiani con il sogno ceronato.
Al suo posto un politico lento nel parlare, lo sguardo fisso, i capelli dipinti e il volto colorato come una mummia della nomenklatura sovietica.
Dopo una settimana di silenzio, colpito dal flop delle preferenze nel forziere del suo elettorato, il premier si è presentato sulle reti televisive e radiofoniche (controllate o di proprietà) per un appello al voto di quattro minuti.
Il conflitto di interessi entra nelle case degli italiani seguendo gli orari delle edizioni di sei telegiornali.
Pesante e asfissiante nella normalità dei palinsesti, si ripresenta con Berlusconi che parla come capo del governo e come candidato al comune di Milano, con il simbolo del Pdl formato gigante dietro le spalle e la didascalia che lo indica come presidente del
consiglio.
Una manifestazione di arroganza nel mezzo di una corsa elettorale che sta perdendo, una prova di forza di un leader dimezzato nel consenso e nella presa sulla maggioranza di governo.
Il presidente-candidato si appella ai moderati con l'estremismo del linguaggio leghista, visibile ostaggio degli umori dell'alleato, appeso agli interessi delle camicie verdi che hanno impostato la musica del secondo tempo della campagna elettorale coprendo i muri di Milano con lo slogan «la zingaropoli di Pisapia».
Al quale lo spot di Berlusconi aggiunge una nota sul tema («Pisapia vuole baracca libera») nella finta intervista che inonda il piccolo schermo, accompagnata dalle faccette patetiche dei caporali dei telegiornali travestiti da giornalisti.
E' un Berlusconi imbalsamato nella parodia del berlusconismo
(«con noi meno tasse per tutti, toglieremo anche l'ecopass a Milano») quello che chiama i milanesi e i napoletani al voto contro la sinistra.
Tenta la rincorsa del centrodestra verso i ballottaggi evocando i fantasmi della sua realtà parallela, sventolando l'immagine di Milano trasformata nella «Stalingrado d'Italia», prigioniero di un mondo che non c'è più, impantanato in un'ideologia sempre meno capace di egemonia. Conosce la manipolazione demagogica e la proclamazione dell'emergenza, il vecchio armamentario che ricicla per rivolgersi a un elettorato che sarà moderato ma ha dimostrato di non essere così sprovveduto.
Berlusconi non ha scelto il comizio di piazza o la platea di qualche palazzetto, troppo pericoloso affrontare lo scontento delle città che gli hanno voltato le spalle.
Meglio mettere la faccia nel territorio protetto del feudo mediatico, dove le telecamere si muovono sotto il suo controllo, e i telespettatori non hanno diritto di replica.
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