DONNE DI POTERE: ARIANNA HUFFINGTON - NON SOLO REGINA DEI NUOVI MEDIA.... - paola
Arianna Huffington, 60 anni, fondatrice e capo-redattore di uno dei blog
più influenti e letti d’America, l’Huffington Post, con oltre 24 milioni di visitatori unici al mese. Soprannome: “The queen of new media”, la regina dei nuovi media. Classifiche di prestigio: 28esima donna più potente del mondo per il 2010 secondo Forbes; 12esima persona più influente nei media secondo la classifica Forbes 2009; 47esima nella classifica Top 100 in Media List del Guardian nel 2008; nominata nel 2006 nella classifica Time 100 del Time Magazine tra le persone più influenti del mondo.
Basterebbero soltanto queste poche informazioni per capire il calibro del personaggio in questione: Arianna Stassinopoulos, nata il 15 luglio del 1950 ad Atene, di nazionalità greca naturalizzata statunitense, diventa Huffington quando sposa il repubblicano Michael Huffington nel 1986, dal quale divorzia 11 anni e due figlie dopo. Subito dopo la separazione, l’ex politico Michael rivela al mondo di essere bisessuale.
All’età di 16 anni si trasferisce in Gran Bretagna, lasciando definitivamente la Grecia, dalla quale però idealmente non si staccherà mai, e ne sono una prova la biografia da lei scritta su Maria Callas nel 1981 (”Maria Callas - The Woman Behind the Legend”) per cui fu anche accusata di plagio, così come altri suoi lavori editoriali (ad esempio “The Gods of Greece”, non esente anch’esso da accuse di plagio, poi cadute).
Nel 1972 Arianna si laurea in economia alla Cambridge University, dopo essere stata Presidente della Cambridge Union Society, la terza donna nella storia della prestigiosa istituzione inglese a ricoprire tale ruolo. Subito dopo la laurea si trasferisce a Londra, con il giornalista Bernard Levin; entrambi lavoravano allo show televisivo Face the Music. Quando però Levin si rifiuta di sposarla, Arianna se ne va in America e lo lascia. Nel 2004, dopo la morte del giornalista, Arianna affranta lo ricorda come il “grande amore della sua vita”, forse l’unico.
Una volta in America, Arianna si avvicina agli ambienti politici e conosce suo marito, amico di famiglia dei Bush, a un party organizzato a San Francisco da Anne Geddes. Durante la campagna elettorale californiana del marito, Arianna comincia a guadagnare fama e influenza negli Stati Uniti.
Oltre a scrivere numerosi libri, tra cui anche una biografia di Pablo Picasso (un’altra pubblicazione che le costa un’accusa di plagio), Arianna Huffington conduce programmi radio, partecipa a programmi tv e si cimenta anche come attrice in commedie e serie tv.
Nel 2005 la folgorazione: sull’onda di una crescente influenza di internet sull’opinione pubblica e sul volto dei media moderni, Arianna ha la sua grande intuizione e fonda l’Huffington Post. Insieme al compagno Kenneth Lerer investe 4 milioni di dollari nel progetto, riuscendo poi a ottenere finanziamenti per 33 milioni di dollari. Sono oltre 6.000 i blogger e i collaboratori, anche tra le celebrità, che contribuiscono all’influenza che esercita l’Huffington Post sull’opinione pubblica americana, anche se rimangono sfuggenti i ricavi.
Nelle interviste che Arianna affronta di solito, la domanda che le viene posta più spesso riguarda il motivo per cui si è avvicinata al blogging e alla Rete, dati i suoi trascorsi con la carta stampata, la radio e la televisione, tutte cose più reali e in qualche modo tangibili. Arianna spiega che la cosa che più l’ha affascinata del mondo internettiano è stato il movimento che sempre si crea nel web intorno alle idee, alle discussioni; parlare con così tanta gente contemporanemanete e confrontarsi senza barriere è ciò che ha trascinato Arianna nel fantastico mondo online.
(Kennet Lerer- cofondatore Huffington Post)
Oltre alla passione per il fermento di idee che si può sviluppare sul web, Arianna si convince a buttarsi seriamente nel blogging dopo la faccenda del 2002 riguardante Trent Lott, allora leader dei repubblicani al Senato: fu Josh Marshall, con il suo piccolo blog, a screditarlo a tal punto da costringerlo a dimettersi. Josh Marshall aveva scovato e pubblicato vecchie interviste che dimostravano un passato di Lott a sostegno dei politici segregazionisti. La forza del web e del blogging influenzò a tal punto la gente e l’opinione pubblica, che il politico non potè più continuare la sua carriera: il web era arrivato laddove il giornalismo investigativo tradizionale non sarebbe riuscito a colpire.
E’ in quel momento che Arianna capisce che il web sarà il futuro, il suo futuro in particolare: nessuna previsione poteva essere più azzeccata, data l’influenza che il suo Huffington Post esercita a tutt’oggi sull’opinione pubblica americana.
MA NON E' TUTTO ORO QUELLO CHE LUCCICA
L' Huffington Post, che dall’inizio si era proposto come un un “Internet Newspaper”, con pochi dipendenti ma moltissimi blogger collaboratori (nel 2009 erano 39 dipendenti contro 3000 blogger). Mrs. Huffington non retribuiva i blogger perché “veniva loro concesso uno spazio per essere
più visibili” e, in fondo, non si erano mai neanche lamentati.
Finché le cose sono ovviamente cambiate e il web-giornale ha cominciato a raccogliere introiti pubblicitari per milioni di dollari.
La sollevazione ufficiale dei blogger è iniziata quando l’Huffington è stato rilevato da AOL per 315 milioni di dollari. A quel punto i ricavi del sito erano enormi ma chi aveva contribuito ai contenuti non aveva ancora ricevuto niente.
Alla fine i blogger e i precari dell’Huffington si sono organizzati, schierando in prima linea Jonathan Tasini (uno dei blogger più seguiti che si occupa proprio di sindacato e lavoro e che aveva già seguito la vicenda dei precari del New York Times), avviando una class action.
Tasini ha dichiarato che la sua “ex datrice di lavoro gratis” è una “schiavista” e che “nel suo modello di business il margine economico è riservato solo a lei. Chiunque altro, all’apparenza, ci si attende lavori per lei gratuitamente, a prescindere dal valore prodotto. Egoismo e avidità sono all’ordine del giorno”. Da parte sua, Arianna Huffington ha continuato a sostenere che chi ha collaborato con il suo sito lo ha fatto di sua spontanea volontà ottenendo visibilità e per questo è sicura che la class action non avrà nessun seguito.
Quello che però viene contestato è la dinamica unidirezionale del movimento economico: da AOL sono arrivati per l’Huffington Post ben 315 milioni di dollari ma di questi nessuno è arrivato ai freelance che adesso chiedono un risarcimento pari a 150 milioni ossia la somma totale per tutti gli stipendi arretrati dovuti ai blogger.
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