LIBERIA: Il Premio Nobel Ellen Johnson Sirleaf promette di "cambiare volto all’Africa"
“Le donne cambieranno radicalmente il volto dell’Africa nel prossimo decennio”, ha dichiarato al ‘Corriere della Sera’, Ellen Johnson Sirleaf, neo Premio Nobel per la Pace, prima - e per ora unica - Presidente donna di un Paese africano, la Liberia, in attesa di vedersi confermato il secondo mandato nel ballottaggio del prossimo 8 novembre.
Al ballottaggio la Presidente arriverà forte di un 43,9% di consensi ottenuti nella prima tornata elettorale dello scorso 11 ottobre, chiusa non senza contestazioni, e senza aver disegnato, anzi, l’appoggio di Prince Yormie Johnson, ex ‘Signore della guerra’ che al voto di ottobre aveva ottenuto una terza posizione che ora andrà capitalizzare proprio con l’appoggio a Sirleaf.
Uno dei ‘volti’ della Liberia che Sirleaf ha promesso alla Comunità Internazionale di cambiare è quello del sistema giudiziario; durante il suo secondo mandato la Presidente si è impegnata a scrivere e attuare una riforma del sistema giudiziario che possa garantire al popolo liberiano un moderno, equo ed imparziale strumento di tutela dei diritti civili, previsti nella Costituzione.
Il sistema giudiziario in Liberia si basa su di una ‘triade’ - Polizia, che ha il compito di investigare il presunto crimine, Tribunale, che ha il compito di perseguire l’indiziato accertando la sua colpevolezza o la sua innocenza, e Sistema Penitenziario, che ha il compito di custodire il criminale condannato e provvedere alla sua riabilitazione e al suo reinserimento sociale-, che nel tempo è diventata perversa, ‘criminale’.
E’ stato ideato in questo modo per garantire i poteri forti e mettersi al servizio di chiunque abbia una qualche possibilità finanziaria, che è poi la variabile che sconvolge alla radice il concetto stesso di Giustizia. L’iter investigativo della Polizia, e il successivo ruolo del Tribunale, non sono rispettati. A vedere quanto accade quotidianamente si ha addirittura l’impressione che questi due importanti elementi del sistema giudiziario si facciano concorrenza tra di loro.
Ogni individuo può provocare l’arresto di un cittadino liberiano o straniero (esclusi i dipendenti delle Ambasciate e i funzionari e i militari dell’ONU che godono di immunità diplomatica) semplicemente presentando una denuncia, per un qualsivoglia reato, e tale denuncia non ha necessità di essere supportata dalla benché minima prova. Basta la dichiarazione del querelante.
Normalmente dovrebbe essere la Polizia che, dopo le opportune investigazioni, decide se archiviare il caso per inconsistenza o portarlo davanti al Tribunale, confermando l’arresto. Nel sistema liberiano, al contrario, il querelante, nonostante un parere a lui non favorevole delle indagini della Polizia, può portare la stessa denuncia in Tribunale che immediatamente spicca il mandato d’arresto, solo sulla base di semplici dichiarazioni del querelante.
Il sistema permette addirittura di saltare il passaggio iniziale della Polizia denunciando il fatto criminale direttamente al Tribunale competente. La competenza dei vari Tribunali (Corti) é fissato dal tetto massimo di valore finanziario collegato al crimine. Vi sono Corti che si occupano di crimini fino a 500 USD, altre fino a 2.000 USD e via dicendo.
Un trucchetto spesso usato é quello di denunciare un atto criminale ad una Corte che ha competenze inferiori a quelle del reato. Per esempio, denunciare un reato che comporta un danno economico di 6.000 USD ad una Corte competente solo per danni economici fino a 2.000 USD. La Corte interpellata accetta d’ufficio il caso arrivando perfino ad emettere sentenza.
Quest’ultima può essere impugnata dal sospetto criminale tramite avvocato, facendo notare che tale Corte non era competente per il caso. Se il sospetto criminale non ha i soldi per l’avvocato o non diventa beneficiario di qualche Associazione dei diritti umani, la sentenza emessa dalla Corte viene applicata e scatta l’incarcerazione. Per i cittadini più poveri (la maggioranza della popolazione) raramente é garantito un avvocato d’ufficio. Trattandosi, in gran maggioranza, di analfabeti, non riescono nemmeno a comprendere l’atto d’accusa a loro consegnato e si affidano alla clemenza del Giudice.
Il querelante ha perfino il diritto di tenere il processo ‘in sospeso’, non chiedendo altre udienze dopo quella preliminare. A quel punto il sospetto criminale può chiedere la seconda udienza tramite avvocato perchè inizino le indagini. Ovviamente se ha i soldi per pagare l’avvocato, altrimenti potrà languire nelle prigioni anche per vari anni visto che il processo e’ stato ‘temporaneamente congelato’.
La Missione di Pace ONU in Liberia a più riprese ha fatto osservare il grave problema dei lunghi termini di detenzione che questa prassi comporta.
É facile comprendere che tale sistema incoraggia gli abusi dei diritti umani e le vendette personali o la difesa di interessi forti. Inoltre, é a esclusivo appannaggio di chi ha disponibilità finanziarie, lasciando la maggioranza della popolazione alla mercé di eventuali abusi.
Anche gli stranieri ricorrono a tale sistema, magari per eliminare un concorrente, un socio, o più semplicemente, una persona della sua stessa nazionalità che potrebbe rappresentare un pericolo per i propri interessi.
Tale sistema favorisce anche la corruzione. Cento Dollari Americani sotto banco accelerano la pratica. Nei casi minori anche dieci dollari.
Per espatriati privi di scrupoli il sistema giudiziario liberiano é una manna discesa dal cielo. Un’arma potente per regolare dispute personali.
Le carceri liberiane -che sono l’ultima catena di questo meccanismo- versano in condizioni talmente deplorevoli che sono state oggetto di una denuncia, il 21 settembre scorso, da parte di Amnesty International.
In questo rapporto Amnesty denuncia le prigioni liberiane per violazione dei diritti umani di base. Le dimensioni delle celle (4x2 metri), il loro sovrappopolamento (anche fino a 10 detenuti nella stessa cella), la mancanza di igiene, toilet, assistenza medica, cibo avariato, creano normalmente dei danni fisici e mentali permanenti ai prigionieri, anche se la loro detenzione dura solo qualche settimana.
Un tentativo di riforma del sistema giudiziario liberiano fu tentato nel 1980 dal Presidente William Richard Tolbert ed interrotto dal colpo di stato del 12 Aprile 1980 attuato da Samuel Kenyan Doe. Il Presidente Tolbert, lontano dall’essere un difensore dei diritti umani, aveva introdotto la pena di morte e la flagellazione per i crimini minori precedentemente al tentativo di riforma.
Il sistema giudiziario è poi progressivamente regredito durante il regime di Samuel Doe e quello di Charles Ghankay Taylor dove la gestione del potere era affidata a gangster che trasformarono il Paese in un far west Africano.
Un‘attivista per la riforma del sistema giudiziario é James Thomas-Queh. Con doppia cittadinanza - liberiana e americana- Thomas- Queh ha ricoperto la carica del Direttore della Divisione di Riabilitazione Carceraria presso il Ministero della Giustizia e nel Febbraio 2006 ha sottoposto all’esame del Governo un progetto di riforma il cui titolo già esprime chiaramente la portata della riforma che si renderebbe necessaria, ‘Il Sistema Giudiziario Criminale Liberiano: Retrospettive e Riforme’.
Anche la Missione di Pace ONU in Liberia (UNMIL) si é impegnata nella riforma del sistema giudiziario attraverso il Dipartimento Legal and Judicial System Support Division (LJSSD), il quale, per altro, è già operativo all’interno del sistema, assiste, infatti, il personale Giudiziario e la Polizia, garantendo consulenza logistica e supporto finanziario.
fonte: http://goo.gl/KOS1i
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