LIBIA: ABDEL RAHIM al-KIB E' IL NUOVO PRIMO MINISTRO AD INTERIM

Contrordine. Gheddafi non aveva l’atomica. Solo armi chimiche, di «distruzione di massa», certo, ma non nucleari. Di radioattivo in Libia ci sarebbero solo alcune componenti e probabilmente quel che resta del
combustibile del mini-reattore costruito dai sovietici a Tajura, sobborgo di Tripoli, all’inizio degli Anni Ottanta.
Dopo l’annuncio choc della tarda sera di domenica, ieri il Consiglio nazionale di transizione (Cnt) ha preferito glissare dopo la secca smentita della Nato e dell’Aiea sulla scoperta di «ordigni nucleari», bomba mediatica buttata lì dalll’ormai ex premier, Mahmoud Jibril, durante un colloquio con la tv Al Arabiya.
Per Jibril erano le ultime ore in carica. Ieri sera i 52 membri del Cnt hanno eletto un nuovo primo ministro, Abdelrahim al Kib, già vice presidente della commissione suprema per la sicurezza a Tripoli. Ingegnere, docente universitario. Un tecnico ferrato in economia. Moderato. In mattinata Jibril si era implicitamente corretto, parlando in conferenza stampa soltanto di armi chimiche, presenza già ampiamente documentata.
L’Organizzazione per il divieto delle armi chimiche, Opcw, dall’Aja ha fatto saper di esser stata informata dalla nuova Libia del ritrovamento, ma ha precisato che si trattava delle stesse scorte già dichiarate in passato da Gheddafi.
Mentre da Vienna la portavoce dell’Agenzia atomica internazionale, Gill Tudor, ha dichiarato che «l’Aiea non è stata informata di nessuna possibile scoperta di nuove armi nucleari». L’ipotesi degli analisti è che si tratti in realtà di materiale radioattivo relativo al reattore di Tajura. Materiale che non era stato portato via dagli americani all’inizio del 2004, quando il raiss rinunciò ufficialmente all’atomica e permise le ispezioni nei suoi siti.
Gli americani però smantellarono 4 mila centrifughe per l’arricchimento dell’uranio, dando un colpo mortale a un programma in realtà «molto avanzato». Relitti radioattivi quindi e non ordigni.
Questione liquidata dal segretario generale della Nato Anders Fogh Rasmussen, ieri a Tripoli per festeggiare «la libertà della Libia» assieme al presidente del Cnt, Mustafa Abdel Jalil: «Non abbia alcuna informazione esatta di stoccaggio di armi in Libia».
La missione dell’Alleanza è terminata a mezzanotte. Ma per il professor Idris Al Sharif, uno dei consiglieri economici del Cnt «la vera sfida comincia ora». Che non è solo la ricostruzione economica ma soprattutto la «riconciliazione tribale e il disarmo delle milizie». Con trenta o quarantamila uomini in armi, e non inquadrati ancora in una forza regolare, il rischio di «incidenti» è altissimo.
Ieri si sono scontrati uomini della brigata Zintan, probabilmente con quelli di Misurata, nel quartiere periferico di Tripoli Al Mansoura. Due civili sono rimasti feriti. Mentre l’ong americana Human Rights Watch ha denunciato la pulizia etnica nel villaggio di Tawargha, dove «l’intera popolazione», 30 mila persone, è stata fatta sloggiare dagli insorti, con l’accusa di aver appoggiato il rais durante l’assedio di Misurata.
fonte: http://goo.gl/K2RdI
di Giordano Stabile
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