KAZAKHSTAN BOMBE NEL DISTRETTO PETROLIFERO DI ATYRAU
Le autorità del Kazakhstan, il paese più grande e ricco dell’Asia centrale, hanno ammesso che formazioni terroriste islamiche sono presenti sul suo territorio e sono responsabili dei recenti attentati nella città di Atyrau.
Il responsabile della Procura generale, Nurdaulet Suindikov, ha affermato oggi che le due bombe esplose il 31 ottobre scorso ad Atyrau (l’unica vittima pare sia stato uno degli attentatori) sono da attribuirsi a un gruppo chiamato Djund Al-Khalifat (“Soldati del califfato”), che in effetti ha rivendicato l’attacco con un video ma di cui finora il governo aveva smentito l’esistenza.
Il gruppo, a quanto pare, sarebbe ispirato da una delle figure più note del radicalismo islamico nel Caucaso, il “martire” Sayeed Buryatskij (un russo convertito), ucciso nel marzo scorso in Inguscezia da agenti del Fsb e ritenuto organizzatore dell’attentato al treno Mosca-San Pietroburgo del 2009 (26 vittime).
Tutti e tre i membri della cellula terrorista responsabile delle bombe di Atyrau (a parte il giovane rimasto ucciso) sarebbero stati arrestati e avrebbero confessato; erano reduci da un periodo di combattimenti in Afghanistan a fianco dei talebani.

Interessanti, oltre al fatto che per la prima volta il governo di Astana ha ammesso l’esistenza di attività armate islamiste sul proprio territorio, sono due elementi. Il primo è che la motivazione addetta dagli attentatori per giustificare la loro azione sono le misure antireligiose recentemente adottate dal governo kazako, in primis la proibizione di ogni pratica di culto all’interno degli edifici statali (scuole comprese); il secondo è il luogo scelto per l’attacco, la città di Atyrau (già Guriyev in epoca sovietica): posta all’estremo ovest del Paese, sulle sponde del Mar Caspio e non lontana dall’esplosiva area del Caucaso settentrionale (Dagestan e Cecenia), Atyrau è la “capitale” del ricchissimo distretto petrolifero che comprende i campi di Tengiz e di Kashagan. Nel centro di Atyrau, dove sono esplose le bombe, hanno la propria sede l’italiana Eni e le altre compagnie straniere (Chevron, Exxon) coinvolte nello sfruttamento energetico.
fonte: http://goo.gl/Zv1EM
di Astrit Dakli
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