LA CASSAZIONE DICE NO AGLI ACCANIMENTI TERAPEUTICI - (paola)

Pubblicato il da paetomm@gmail.com

No alle operazioni su pazienti considerati inoperabili o sui malati terminali.
Lo ha deciso la Cassazione, sottolineando che il medico che interviene su questa tipologia di soggetti, viola il codice deontologico, anche quando il paziente ha acconsentito a dare il suo consenso informato all'operazione.
La decisione riguarda la condanna per il reato di omicidio colposo per il quale erano imputati tre medici dell'ospedale San Giovanni di Roma, per i quali è stata confermata e accertata la responsabilita'.
Giudici di Cassazione
I medici avevano operato una donna alla quale rimanevano solo 6 mesi di vita!

I giudici hanno condiviso "il prioritario profilo di colpa" individuato a carico dei sanitari dalla Corte d'Appello di Roma, con sentenza del 28 maggio 2009, per aver violato oltre alle regole di prudenza, anche le
disposizioni "dettate dalla scienza e dalla coscienza" di chi abbraccia la professione medica.

La Cassazione ha spiegato che nel caso concreto "date le condizioni indiscusse e indiscutibili della paziente , alla quale restavano pochi mesi di vita, non era possibile fondatamente attendersi dall'intervento un beneficio per la salute e/o un miglioramento della qualità della vita".

Sebbene l'operazione fosse stata eseguita solo dopo l'ottenimento del consenso informato della donna 44enne, madre di due bambine e dunque disposta a tutto pur di ottenere un sia pur breve

prolungamento della vita", per la Cassazione, i medici  hanno agito "nel dispregio del codice deontologico che fa divieto di trattamenti informati a forme di inutile accanimento diagnostico-terapeutico".

I fatti si sono svolti nel 2001 ed il reato ormai è caduto in prescrizione ma, la Suprema Corte ha confermato la colpevolezza dei tre dottori che dovranno provvedere al risarcimento civile dei danni morali inflitti ai familiari della paziente privata anzitempo della pur breve vita che le rimaneva.

 - Di fronte a questa sentenza ben ponderata, e, soprattutto, equa, non resta che augurarci altrettanta saggezza ed equità da parte dei nostri legislatori, nel dirimere questioni che riguardano sì, l'etica, ma, oltre ogni cosa: la nostra coscienza, le loro capacità decisionali e la nostra Costituzione.                                                      norme-giuridiche.jpg

Nessuno ha paura di vivere, ma tutti abbiamo paura della morte.
Non quella fine a se stessa, ma tutto quello che comporta.. sofferenza, distruzione fisica, perdita della dignità, della cognizione, mancanza di autosufficenza, ergo, sottomissione alle decisioni altrui...

Perchè non accanirsi, se "lo desideriamo"?

Ma, altrettanto, perchè accanirsi se queste non sono le nostre volontà???

Perchè non fare in modo che il processo avvenga nella maniera più naturale possibile, nel rispetto dei tempi che ci sono dati di vivere?

Il morire non è una decisione da legiferare, bensì da rispettare. -

 

 


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