AMERICA TRA CRISI ECONOMICA, SPESE MILITARI E DECLINO DEL DOLLARO. (tommaso)

Gli Stati Uniti devono riesaminare i propri impegni globali.
Il noto giornalista americano Arnaud Borchgrave scrive: "l'America è una superpotenza con infrastrutture che, in molti settori, stanno decadendo a livello di Terzo Mondo e che ha bisogno di restauri per mille miliardi di dollari".
In queste condizioni, può ancora permettersi di fare il gendarme del mondo e spendere più di tutti gli altri paesi messi assieme?
- IRAQ -
Sono state ritirate le unità da combattimento, ma sono rimasti acquartierati in numerose basi circa 50.000 militari con il ruolo di "consiglieri" e "istruttori" dell'esercito irakeno.
A Bagdad gli americani hanno costruito un'ambasciata enorme, costata circa 490 milioni di dollari nella quale lavoreranno un migliaio di diplomatici (la maggior parte dei
quali addetti alla sicurezza) ed un altro migliaio di militari.
Intendono riservarsi l'opzione di un ritorno in forze, nella prospettiva di un possibile, futuro conflitto su vasta scala nel Medio Oriente.
L'Iraq è un paese semidistrutto, dilaniato dalla violenza tra clan con gravi emergenze umanitarie e poche speranze di tornare alla normalità.
-Afganistan -
La guerra si trascina con violenza, senza apparenti possibilità di una conclusione vittoriosa da parte degli Stati uniti e delle forze alleate.
La strategia "anti-insurrezionale" ha fallito il suo scopo di "proteggere" la popolazione civile e ottenere il suo appoggio politico.
I bombardamenti aerei, sopratutto con i piccoli aerei teleguidati, hanno ucciso un gran numero di civili.
Per di più, il regime di Hamid Karzai, sostenuto dagli Alleati, è corrotto ed odiato dalla popolazione.
Recentemente si è parlato molto della necessità di affidare al governo afgano la gestione della sicurezza del paese, me sembra un contentino dato alle opinioni pubbliche occidentali, sempre più insofferenti alla guerra ed ai suoi costi, piuttosto che una reale possibilità.

Sui costi di queste "missioni" si scatena la guerra delle cifre.
Uno studio del servizio ricerche del Congresso, pubblicato nell'estate 2010 calcolava che la guerra in Iraq e in Afganistan era costata 1.000 miliardi di dollari, qualificandola come la guerra più costosa dopo l'ultimo conflitto mondiale.
Più pessimiste circa l'impatto economico complessivo della guerra le previsioni di E. Stiglitz, Nobel per l'economia nel 2001 e docente alla Columbia University e di Linda Bilmes di Harvard.
I due economisti, già nel 2008 dissero che il vero costo della guerra sarebbe stato di circa 3.000 miliardi di dollari.
Nel 2010 hanno rivisto al rialzo questa previsione.

Fino a che punto la classe media americana sarà in grado di sopportare il peso economico di queste guerre, in un contesto di tagli ai posti di lavoro
e di un più generale scadimento delle condizioni di vita?
Fino a quando un'economia, che va logorandosi, potrà permettersi di sostenere l'apparato bellico più costoso del mondo?
La crisi nel Nord Africa sarà in grado di ridisegnare l'assetto del Medio Oriente,
di alleggerire la pressione in Afghanistan, Iran e Pakistan?
Per quanto tempo ancora il "Dollaro" sarà in grado di mantere l'America al centro di un universo ormai multipolare?
Si odono i primi scricchiolii.
Per la prima volta, in concomitanza della crisi libica e del debito sovrano europeo, il Dollaro, anzichè rafforzarsi, si è indebolito.
I principali detentori scaricano dollari dalle loro riserve e comprano metalli fisici.
Solo a febbraio la Cina ha importato 245 tonnellate di argento, tramutando in metallo parte delle sue riserve in biglietti verdi, ma anche l’Iran sta riducendo la sua esposizione al dollaro attraverso massicci acquisti di oro: Teheran già detiene 300 tonnellate di oro, a fronte delle 168,4 del 1996 e continua a comprare.
La stessa Libia di Gheddafi, dal canto suo, può già contare su circa 143,8
tonnellate d’oro, ma si dice siano molte di più.
A che livelli arriverebbe l'inflazione negli Stati Uniti, se si scatenasse la fuga dal biglietto verde?
L'eventualità è remota, ma il declino iniziato.
I tempi saranno anche molto lunghi, ma:
"Sua Maestà il Dollaro" prima o poi dovrà abdicare in favore di un ipotetico paniere di monete.
Vedi:
AMERICA E CINA - I DUE IMPERI A CONFRONTO - (paola)
LA SPINA NEL FIANCO DELLA CINA (tommaso)
"CHE" ED "OBAMA", DUE RIVOLUZIONI DIVERSE. (tommaso - il controcanto -)
MICHAEL MOORE SOSTIENE IL WISCONSIN - (paola)
VENTI DI CRISI, VENTI DI GUERRA (tommaso)
