LA DUE GIORNI DI PUTIN A PECHINO

Pubblicato il da paetomm@gmail.com

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Con parecchi mesi di anticipo sulle elezioni che dovranno consacrarlo, Vladimir Putin ha inaugurato oggi il suo ritorno alla presidenza della Russia: sbarcando in Cina, accolto dal premier Wen Jiabao, il leader russo ha ripreso di fatto nelle sue mani la politica estera nazionale, che in quanto appannaggio del presidente era stata lasciata a Dmitrij Medvedev dopo l’insediamento di quest’ultimo al Cremlino nel 2008.

Questa visita a Pechino, in effetti, è tutto fuorché una normale routine intergovernativa: a parte l’imponenza della delegazione che Putin si è portato appresso, con uno stuolo di ministri e di presidenti delle maggiori corporations statali e semi-statali, a parte la dimensione degli accordi di cui si discuterà (solo per le forniture energetiche sono in ballo mille miliardi di dollari, e poi ci sono le armi, e gli investimenti cinesi in Siberia…), a parte tutto questo c’è l’aspetto simbolico del viaggio, il primo all’estero dopo che è stata chiarito quale sarà l’assetto della Russia per i prossimi sei e (probabilmente dodici) anni.

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Scegliere Pechino significa senza dubbio indicare, al Paese e al mondo, la priorità principale di Mosca: se negli anni di Medvedev questa priorità era stata l’Occidente (il famoso “reset” nei rapporti con gli Usa, una rete di relazioni continue con i governanti europei), adesso ci sarà uno spostamento netto verso oriente, indotto sia dalla crisi finanziaria euro-americana sia dalla frustrazione che sicuramente Mosca prova – insieme a Pechino – per le vicende della Libia e della Siria, che hanno visto una nuova riproposizione da parte occidentale della logica aggressiva e armata di controllo su altri paesi come durante gli anni di Bush jr.

Del resto appare sempre più chiaro che negli anni a venire il partner economico principale della Russia sarà per l’appunto la Cina, e anche che sarà un partner difficile, assai poco disposto a cedere qualcosa in nome del comune essere “altra sponda” rispetto all’Occidente.

Da qui, in estrema sintesi, la definizione di una nuova priorità di politica estera, che al suo avvio non poteva essere lasciata gestire dal presidente Medvedev, ormai identificato come “l’amico degli occidentali”.

 

fonte: http://goo.gl/vjoZ  

di Astrit Dakli

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