LA MILANO BOCCONIANA
Niente laurea alla Bocconi? Sei uno sfigato
A leggere i giornali di questi giorni, compresi alcuni “progressisti”, sembra di essere tornati indietro di almeno un secolo. Paginate stracolme di Mario Monti, e questo è normale. Ma allo stesso tempo l’esaltazione quasi religiosa del brand ”buona borghesia meneghina”.
Per chi come me non ne fosse aduso, si traduce in: studi dai Salesiani, laurea alla Bocconi, ”appartamento elegante in zona Magenta” - ma allo stesso tempo ”abitudini sobrie” perché i ricchi di nascita non hanno bisogno di esibire - vacanze in Svizzera con passeggiate nei boschi, la domenica a messa, il marito che accompagna la moglie a farsi fare il vestito da Armani per la prima della Scala (ma sia ben chiaro che la signora fa molta beneficienza con la Croce Rossa) e così via. Come dire, ragazzi la classe non è acqua.
Nel frattempo si fanno i nomi dei vari eventuali ministri: e anche loro – pare di capire – avendo l’imprimatur Università Bocconi hanno una marcia in più. Sono una razza superiore, ammettiamolo: ben educati, sani principi, soggiorni a Londra e New York, camicia stirata dalla donna di servizio, niente orecchini figuriamoci una canna, ovviamente e soprattutto a loro agio con i marchingegni economico-finanziari che ci hanno ridotto nell’attuale situazione.
La nuova Italia liberata dalla cafonaggine del berlusconismo – da cui era stata sedotta - pare volersi ripulire la coscienza con un bel ritorno alle distinzioni di censo e pedigree. E magari sull’onda della nostalgia per i “vecchi valori” ritireremo fuori anche i titoli nobiliari: barone, visconte, conte, duca, principe.
Possibile che si debba per forza scegliere tra due sole opzioni: o il demagogo populista o il borghese liberista?
All’inizio degli anni ‘60 il Partito Socialista, vicino all’accordo con la Dc, stampò un ambizioso manifesto: “1892-1962, 70 anni di lotte per portare i lavoratori alla direzione dello Stato”. Altri tempi, siamo d’accordo. Ma anche altre ambizioni. Quelle che la sinistra ha perso da tempo.
fonte: http://goo.gl/zqNhd
di Matteo Pucciarelli
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