LA RUSSIA USA LA "DIPLOMAZIA DELLE CANNONIERE", MA NON INTERVERRA' IN SIRIA

Pubblicato il da paetomm@gmail.com

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In Siria la situazione si fa sempre più tesa. Mri ha intervistato Luciano Bozzo – professore associato di Relazioni Internazionali e Studi Strategici alla Facoltà “Cesare Alfieri” di Firenze – per capire i possibili prossimi scenari nel Paese di Bashar al-Assad. Russia, Turchia, Lega Araba o Israele? Chi sta dentro e chi sta fuori.

La situazione in Siria sta diventando sempre più critica. Si stanno creando due fronti: da una parte Lega Araba e Turchia a sostegno dei ribelli, dall’altra Iran e Russia. Esiste un pericolo di escalation militare e di internazionalizzazione del conflitto?

Credo che il pericolo principale sia rappresentato dal coinvolgimento dei Paesi vicini. Difficile dire ad esempio quali sarebbero le conseguenze di un intervento della Turchia, che provocherebbe la reazione di Hezbollah da un lato e della Russia dall’altro. Senza contare l’incognita Iran, che – oltre ad essere sponsor diretto di Hezbollah – può anche vantare una presenza in Siria. Se la crisi dovesse assumere una dimensione militare più forte di quella che già possiede, provocherebbe enorme preoccupazione per molti attori.

La Russia sta facendo arrivare due navi da guerra nelle acque siriane. Quali sono le reali possibilità che Mosca intervenga attivamente in un conflitto in Siria e quali sarebbero i rischi politici legati a questa scelta?

Non credo che la Russia pensi davvero ad un intervento militare in Siria. Credo piuttosto che stia esercitando una sorta di “diplomazia delle cannoniere”, una pressione politico-militare con finalità dissuasive per cercare di frenare gli attivismi altrui. Certo è che la presenza di quelle due navi russe crea una situazione potenzialmente pericolosa e instabile, perché il rischio di essere, avvertitamente o meno, coinvolti in azioni militari esiste. Dopo la fine della guerra fredda sembrava che le relazioni russo-turche si potessero giocare sul piano della bassa conflittualità se non della cooperazione. Quello che sta succedendo oggi sta rimettendo in gioco proprio questo.

Un discorso simile si può fare per il triangolo Iran-Turchia-Siria. Fino a solo un anno fa sembrava infatti che questi tre Paesi potessero stabilire una sorta di asse comune. Venuto improvvisamente meno l’asse, si è scatenato il conflitto turco-siriano e turco-iraniano, con la Russia pronta a schierarsi a favore di Damasco e la Lega Araba che ha assunto una posizione anti-siriana in difesa degli interessi sunniti contro l’attivismo sciita. Perché questa poi è la chiave di lettura.

La Turchia ha affermato che intercetterà qualsiasi armamento militare diretto in Siria a sostegno di Assad che passi per il suolo, le acque e lo spazio turco. In caso di guerra, Ankara potrebbe chiudere gli stretti e bloccare cosi possibili interventi – anche solo d’appoggio – di Mosca?

Non credo, anche perché sugli stretti c’è un regime internazionale. La vedo come un’ipotesi di fantastrategia. Sulla base di quali motivazioni la Turchia potrebbe chiudere gli stretti impedendo ai cargo della Federazione Russa di transitare? Informazioni turche su cosa quei cargo trasportano? La questione scalerebbe subito a crisi internazionale e a confronto diretto.

Non crede che l’asse Mosca-Teheran rischi un pericoloso isolamento nella regione mediorientale?

Mosca-Teheran non è un asse solido come potrebbe sembrare. Gli iraniani non sono soddisfatti della relazione con la Russia e c’è qualche questione in sospeso tra i due Paesi. Una è la fornitura degli S300 – fornitura missilistica che Mosca ha assicurato a Teheran e che, nonostante il pagamento iraniano di almeno una parte dell’importo, non è ancora giunta a destinazione. A quanto pare il trasferimento è congelato e sembra che i russi abbiano fornito all’Iran minore assistenza tecnica e scientifica di quanto l’Iran non si attendesse sul versante “programma nucleare”.

Credo che la Russia si stia muovendo con somma cautela sullo scenario critico iraniano. I rapporti di forza all’interno del Paese islamico sono tutti da definire e il futuro della leadership iraniana è un punto interrogativo. Neppure questo mi pare, in sintesi, un asse solido.

Israele finora è rimasto in disparte. In caso di intervento in Siria con il coinvolgimento di Turchia o Iran, crede che Israele potrebbe approfittarne e colpire le postazioni di Hezbollah in Libano, provocando un ulteriore allargamento della crisi?

E’ evidente che Israele ha tutto l’interesse ad eliminare il regime di Assad e, a certe condizioni, far sì che in Siria si determini una nuova “primavera araba”. A condizione però che ciò non porti ad una radicalizzazione del panorama politico e alla vittoria di partiti fondamentalisti. Insomma, uno scenario che non mi pare probabile, almeno nel breve periodo.

Una Siria debole non potrebbe più sostenere direttamente o indirettamente Hezbollah, quindi esercitare una forte influenza sul Libano. Da un punto di vista militare, Israele ha mantenuto e mantiene tuttora una collaborazione interessante con la Turchia. Questo potrebbe essere il canale per un ristabilimento di relazioni più positive con Ankara, che fino ad un anno fa sembravano definitivamente interrotte. Senza contare che il collasso del regime di Assad provocherebbe un significativo indebolimento dell’Iran, sul piano diplomatico e militare.

Se in Siria si verificasse un’escalation della violenza è chiaro che vi sarebbero conseguenze negative per Israele: Hezbollah potrebbe colpire il territorio israeliano a seguito dell’aumento della conflittualità, la Siria e l’Iran stesso potrebbero minacciare rappresaglie. Un intervento israeliano avrebbe peraltro effetti straordinariamente negativi sui Paesi arabi. Per questo non credo che gli israeliani vogliano fare niente di tutto ciò: possono limitarsi a stare sotto l’albero e ad aspettare che la mela cada.

 

fonte: http://goo.gl/nb8eS

di Francesco Ventura e Alfonso Fasano

olivia

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