L'EUROPA E' NEL BEL MEZZO DI UNA COMMEDIA LEGGERA

Pubblicato il da paetomm@gmail.com

mongolfiera.jpgSi deve al romantico Victor Hugo l’invenzione del termine ‘Stati Uniti d’Europa’. Troppo ottimismo nella Ville lumière del 1849. Quando vide comparire la prima mongolfiera, Hugo immaginò la pace nel mondo grazie all’abbattimento delle frontiere attraverso l’aria.

La ‘tempesta d’acciaio’ piovuta dal cielo, durante le due guerre mondiali, ricordò all’autore del Notre-Dame de Paris che la libertà di movimento e l’eliminazione di ogni confine non sempre sono un avanzamento nel cammino della civiltà.

L’Europa è nel bel mezzo di una commedia leggera. L’eliminazione delle frontiere, la libera circolazione delle merci e delle persone è la foglia di fico con la quale si cerca di nascondere lo sciovinismo riaffiorante. Accordi a geometria variabile, prestiti a breve termine e alti tassi (Grecia): queste le soluzioni poco impegnative trovate finora per restare tutti a bordo. Di una nave che imbarca acqua.

E così, ancora una volta con l’acqua alla gola e lo sguardo rivolto verso le tristi scogliere della Normandia, aspettiamo che un Dwight Eisenhower venga a liberarci dalla trappola degli egoismi dell’asse renano.

Dalle umiliazioni a colpi di austerità che una Germania di nuovo padrona impone all’Europa intera, mentre Francia e Italia fanno da appeaser: nutrono il coccodrillo, sperando di essere gli ultimi ad essere divorati.

Un’Unione nata da una consapevolezza storica (l’orrore della guerra), sfruttando una necessità storica (far ripartire l’economia), non poteva che approdare ad un objet politique non-identifiè. Un’entità sovranazionale priva di identità e quindi di piena legittimità, lontana anni luce da quegli Stati Uniti forse immaginati da Hugo e descritti con ammirazione da un altro europeo: Alexis de Tocqueville.

Marte e Venere, così diverse. Una nata dalla spavalda ribellione alla Corona britannica – no taxation without representation –  l’altra dalla volontà di imbrigliare la Germania. Una gelosa e disposta a morire per difendere la propria libertà e i diritti che ne derivano, l’altra desiderosa solo di diritti concessi. Ma da chi? E in nome di quale principio? Edmund Burke – ricorda lo storico Newbury – mise in guardia tutti: un diritto senza contesto è un torto.

Così diverse eppure così vicine. Anche oggi, come nel secondo 07-dicembre-2011-0841.JPGdopoguerra, l’America ci guarda con preoccupazione. Il Generale Petraeus, ora a capo della Cia, ha un dossier che scotta: il fallimento dell’Europa. Gli uomini dei servizi hanno perso troppo tempo a decifrare i venti caldi provenienti dal Vicino Oriente, le velleità nucleari iraniane, i giri di valzer pachistani. Non c’è più tempo. Dalla salvezza del Vecchio continente dipende la salvezza dell’America.

Timothy Geithner, capo del Tesoro americano, negli ultimi tre mesi è stato cinque volte in Europa. Ad una cena del Grand Old Party, secondo il New York Times, David Smick – consulente finanziario dei repubblicani – avrebbe avvicinato Karl Rove: “Che ne pensi se ti dico che, visto quel che accade in Europa, chiunque sarà Presidente nel 2013 rischia di non vedere il proprio partito al potere per i prossimi trent’anni?” Un ghigno beffardo sarà apparso sul volto di Rove pensando al (quasi certo) secondo mandato di Mister Obama su cui aleggia lo spettro di un salvataggio dell’eurozona stile Lehman Brothers. Altro che Obamacare o China first.

A noi non resta che aspettare le mosse americane. Le speranze di riscatto se ne sono andate con la morte della cavalleria e – parafrasando Burke – nell’età di sofisti, economisti e tecnocrati la gloria dell’Europa giace estinta per sempre. Dio benedica l’America (e stramaledica l’Europa).

 fonte: http://goo.gl/j5Ift

di Niccolò de Scalzi

olivia


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