LA STAMPA..SI'...LA STAMPA..NO.......(paola)

Pubblicato il da paetomm@gmail.com

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Per dirla come "Elio e le Storie tese"...La stampa sì, la stampa no...la guerra dei media...

Fino a cinque anni fa la Libia era considerata dagli americani "uno stato canaglia" e, "magicamente", Gheddafi è stato riabilitato.
vedi LIBIA - MILITARI VERSO COLPO DI STATO?   

L'Italia della prima e seconda Repubblica ha sempre apprezzato il petrolio e gli investimenti in Italia del Rais.

Così si viene a sapere che Gheddafi nel '76 è in FIAT, poi nella  Juventus e che, nel 2008, ha investito nella Fondazione CRT di Torino, terzo azionista di Unicredit. Senza dimenticare che ha, o aveva, messo gli occhi anche sulle Terme di Fiuggi.   

Per la prima volta, nel 2008, viene detto modo chiaro che nell'aprile del 1986, un messaggio di Craxi salvò la vita a Gheddafi dai bombardamenti aerei americani.

Con la guerra in Libia tutto è cambiato, la stampa si è "accesa" contro il Gheddafi mostro sanguinario che ha scatenato la guerra civile.

Ora sì che i giornali occidentali riescono a sfornare articoli a trenta colonne...Ora sì che i giornalisti possono urlare la loro indignazione contro tutte le barbarie  perpetrate dal Rais ed inneggiare ad una nuova democrazia.

"Come possiamo, scrive la Pravda, chiamare dittatore un leader che ha spodestato un monarca corrotto, che ha modernizzato il paese, che lo ha portato ad uno dei più alti indici di sviluppo umano, applicando un sistema di governo basato sulla democrazia diretta?"
                                                                                                      PRAVDA
Parole che sarebbero potute essere e forse sono state sulle labbra di qualche governo occidentale, fino a solo un mese fa.
Ma non è tutto: "Gheddafi ha sempre supportato i movimenti rivoluzionari nel mondo." continua la Pravda "Mentre i media asserviti agli USA elogiavano il regime di apartheid nel Sud Africa, il giovane Gheddafi addestrava in Libia i dissidenti e li rimandava indietro con le migliori armi per guadagnare la libertà in Sud Africa."   

Le fosse comuni? I bombardamenti di Tripoli? Manipolazioni.

Ma allora perché la stampa avrebbe cominciato a demolire Gheddafi? Secondo la Pravda, perché gli Stati Uniti vorrebbero riguadagnare influenza nel mondo arabo, dopo aver perso un leader servizievole come Mubarak.
Naturalmente, la verità sta, se non nel mezzo, perlomeno non da una parte o dall’altra. 

Quel che è certo è che la guerra si sta combattendo in primo luogo nelle teste delle persone. Si sa, una delle caratteristiche umane è la capacità di adattarsi e di abituarsi a tutto.
 

Così, come ci si è abituati all’incubo nucleare durante la guerra fredda e alla minaccia islamica dopo l’11 settembre 2001, ci abitueremo anche all’idea di tiranni mostruosi da combattere nel Nord Africa.
Un modo come un altro per prepararci a sacrificare un altro pezzetto della nostra libertà. E magari, ad abituarci a sentire i fischi delle esplosioni sempre più da vicino.

In tutto ciò, il fronte libico è e sarà un’altro teatro immaginario di un conflitto che per noi rimarrà altrettanto sconosciuto quanto quello iracheno o afgano. Possiamo veramente mettere la mano sulle foto di massacri, oggi che la manipolabilità delle immagini e delle informazioni è pressoché infinita? E il precedente delle “armi di distruzione di massa” che costò l’impiccagione a Saddam Hussein non gioca a favore delle certezze.
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"Siamo in una guerra di informazione e stiamo perdendo questa guerra." ha dichiarato Hilary Clinton in un intervento che non è passato inosservato a Russia Today. Al Jazeera è vincente, i cinesi hanno aperto una rete globale televisiva multi-lingua, i russi hanno aperto una rete in lingua inglese.

Ecco il vero fronte, ed ecco perché la Clinton difende con le unghie e i denti gli investimenti americani nell’informazione.

È guerra ed il campo di battaglia siamo noi.

 

vedi anche:

BIOTESTAMENTO: UNA LEGGE? O NESSUNA LEGGE? - (paola)

VERSO IL TERZO MILLENNIO - Irina Lebedeva

BIOETICA CONTRO LE DONNE - paola

FRONTEX CONTRO I MIGRANTI paola

olivia

 

 

 

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