LETTERA DI CHAVEZ A BAN KI MOON.

Pubblicato il da paetomm@gmail.com

                                                                                               chavez-cult-775164.jpg Intellettuali e politologi si confrontano sulla questione del riconoscimento ONU e sulle ultime esternazioni del Presidente Venezuelano.

Lo spinoso tema sul riconoscimento della Palestina far parlare anche in Sudamerica. In settimana il Presidente del Venezuela Hugo Chávez aveva infatti inviato una lettera al Segretario Generale dell’ONU Ban Ki Moon, in cui lo esortava a riconoscere lo stato.

Qui di seguito le parti salienti del messaggio di Chávez:
"Si cerca di agire come se il popolo palestinese non solo non debba esistere, ma come se non fosse mai esistito. Ed è il massimo grado del genocidio negare ad un popolo il diritto all’esistenza. (…) Fa male ed indigna che siano proprio coloro che hanno patito uno dei più gravi genocidi della Storia ad essersi trasformati nei boia del popolo palestinese”. Fino all’ultima sferzata: “Occore dirlo chiaramente: il sionismo è una visione del mondo assolutamente razzista.”

Ma alle accuse di Chavez non sfugge nemmeno la stesso ONU, che viene definita “un ente da riformare perché ormai in crisi”.

Seppure riflettano il sentimento del popolo Latinoamericano rispetto alla causa palestinese, le parole del Presidente non bastano a fare di lui il andres_gonzalez.jpgportavoce del Sud America. Secondo Andrés Gonzalez (Professore Universitario in Ecuador, specializzato in Relazioni Internazionali e scienze politiche, nonchè profondo conoscitore del Consiglio delle Nazioni Unite) l’obiettivo di Chávez sarebbe quello di attirare l’attenzione internazionale per provocare, ancora una volta, gli Stati Uniti. E ricorda che da tempo in seno al Consiglio la posizione di Israele è stata isolata, senza dover aspettare gli interventi di Chavez.

Secondo il professore, il problema israeliano-palestinese potrá avviarsi a una soluzione solo quando il governo palestinese riuscirá a consolidarsi  isolando quelle frange piú estremiste che sono l’unico vero ostacolo alla pace. Questo in considerazione dell’abitudine degli Israeliani, prima di sedersi a trattare, di assicurarsi che cessi ogni ostilitá nei confronti del proprio popolo. “Ma è uno sviluppo almeno per il momento, poco probabile tenendo conto che l’attuale Presidente palestinese non possiede il carisma necessario per poter conferire unità al suo popolo“.
 
Molto piú critico il filosofo cileno, Jorge Luis Gomez. “Il popolo palestinese ha bisogno di scuole, Universitá e lavoro” ma sarebbe rappresentato da un governo che sta “alienando” la propria gente. Per questo,aggiunge: ”Urge una Primavera araba anche in Palestina”. E riguardo Chávez e la sua esternazione sul Sionismo Gomez è scettico: “Non é possibile risolverejorge luis i problemi di oggi usando le terminologie di quarant’anni fa. É arrivato il momento di andare oltre l’ideologia per trovare finalmente, una soluzione politica”

Infine aggiunge una considerazione sul suo Cile, dove la comunitá Ebraica é molto numerosa e influente, e forse per questo la posizione palestinese non ha trovato molto spazio nel dibattito pubblico fin’ora.

Dalla Colombia lo scrittore Iván Ulchur si dice sorpreso e rammaricato dalla (più che probabile) scelta del proprio paese di non voler supportare la domanda palestinese: una decisione che - se confermata - farebbe della Colombia l’ unico stato della regione a favorire la posizione filo israeliana. “Da parte mia, sono sicuro che i palestinesi abbiano il sacrosanto diritto ad avere un proprio stato.” Di sicuro nella posizione colombiana pesa il trattato di libero commercio (TLC) con gli Stati Uniti (ancora da firmare) e l’aiuto economico che questi ultimi investono nella lotta al terrorismo.

“Ciononostante – continua lo scrittore - è doveroso ricordare che in Colombia la comunitá palestinese é molto attiva e capita spesso che coinvolga opinione pubblica e i media sulla propria causa. Una possibile via d’uscita per la Palestina, comunque vada al Consiglio delle Nazioni Unite, potrebbe essere l’eventuale riconoscimento da parte dell’OEA ivan_ulchur.png(Organizzazione Stati Americani). Riconoscimento al quale anche la Colombia difficilmente potrebbe sottrarsi.”

Pur condividendone le idee sul tema, Ulchur non vede in Hugo Chavez un leader latinoamericano: lo trova più simile a una specie di “condottiero tropicale” capace solo di parlare molto ma di azzeccarci poco. A maggior ragione quando arrischia concetti così pesanti. “Vorrebbe essere leader del Sudamerica. Ma il ruolo di portavoce regionale lo ha ricoperto gente della statura di Lula e molto presto, probabilmente lo diverrá la nuova Presidente brasiliana, Dilma”.

Tutti per la Palestina, insomma, e nessuno con Chavéz.

fonte:  http://goo.gl/ZXT35

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