LIBIA: UCCISO YOUNIS, L'EX MINISTRO DI GHEDDAFI *** (paola)

Pubblicato il da paetomm@gmail.com

Fonte: http://goo.gl/fOTw3

di Barbara Ciolli
Abdul Fatah Younis, il capo di Stato maggiore dei ribelli ucciso in un agguato.

abdel-fattah_younis.jpgPrima di tradire, per 40 anni era stato l'alleato più fedele di Muammar Gheddafi, tanto da essere spesso etichettato come il numero due della Jamahiriya libica. Tanto bastava ad Abdel Fattah Younis, saltato repentinamente sul carro dei rivoltosi, per essere considerato anche il personaggio più inaffidabile della già inaffidabile brigata degli insorti.

RISCHIO DI GUERRA TRIBALE.

Ora che il 67enne ex ministro dell'Interno, promosso dal Consiglio nazionale di transizione (Cnt) a capo delle milizie di Bengasi, è la vittima più eccellente della guerra libica, il conflitto tra i lealisti e i ribelli della Cirenaica rischia di degenerare in una brutale guerra da bande tribali.
Un assaggio della violenza settaria che potrebbe dilagare nel Paese si è avuto subito dopo l'uccisione di Younis, quando un drappello di supporter del clan degli obeid, la tribù di Younis, ha dato il via a una sparatoria in strada a Bengasi.

LA TRAPPOLA DEL CNT.

Nella capitale della Cirenaica, il clima era già incandescente da ore a causa della convocazione d'urgenza del capo di Stato maggiore di fronte ai rappresentanti del Cnt, per discutere di non meglio precisate «questioni belliche».
Uno strano richiamo che a, detta dei sostenitori di Younis, in realtà, sarebbe stato un vero e proprio interrogatorio, sfociato in un regolamento di conti. Una versione diversa, dalla «barbara uccisione di un eroe della Rivoluzione», annunciata il 28 luglio dal presidente del Consiglio di Bengasi Mustafa Abdul Jalil.


Le spaccature interne nel consiglio di transizione

 D'altra parte, è stato lo stesso Jalil, ex ministro della Giustizia del regime eletto poi a massimo rappresentante politico degli insorti, a rivelarsi finCNR troppo ambiguo nel divulgare i dettagli sui misteriosi killer di Younis.
In primo luogo il capo del Ctn non ha mai citato esplicitamente i lealisti come i diretti responsabili dell'agguato, ma ha accennato a «un gruppo di uomini armati» che avrebbe colpito «anche due colonnelli». Delle tre vittime carbonizzate dell'assalto, ha poi riferito un agente della sicurezza, solo Younis è stato identificato, mentre gli altri due sono rimasti irriconoscibili.

I DUBBI DEGLI OBEIDI.

Jalil è inoltre rimasto vago anche sul nome di «uno degli assalitori catturati», instillando il dubbio che l'attentatore non appartenesse agli uomini del raìs ma, piuttosto, a una fronda di ribelli. Versione, questa, sostenuta dagli obeidi, tribù dell'est del Paese della quale Younis era tra gli esponenti di maggior rango.
I nemici, al comandante in capo degli insorti sul quale Gheddafi aveva fatto mettere una taglia di 4 milioni di dollari, non mancavano neppure tra i suoi fedelissimi: l'ingegnere Fawzi Bu Katef, alla guida della Brigata 17 febbraio, per esempio, aveva rivaleggiato con Younis per l'incarico alla guida della resistenza libica.

LE TRAME DI HIFTER.

Khalifa-Hifter.jpgTra i sottoposti che lo odiavano di più c'era anche il colonnello Khalifa Hifter, un altro sanguinario ex fedelissimo di Gheddafi fin dai tempi della guerra in Ciad negli Anni '80 che, come Younis, aveva cambiato casacca quando il vento della rivolta aveva iniziato a soffiare.

Proprio Hifter avrebbe continuato ad avere molta voce in capitolo durante le riunioni del Cnt, e le divergenze con il capo su come gestire la guerra avrebbero portato a spaccature interne, tanto che i due, lo scorso marzo, erano venuti addirittura alle mani.


Il doppiogioco con Gheddafi e le perdite sul fronte

Younis è stato ministro dell'Interno e della Pubblica di sicurezza del regime.
Di ragioni per interrogare Younis, i leader degli insorti ne avevano svariate: dalle voci di un suo presunto doppio gioco del comandante, alimentate, oltre che da malelingue degli ambienti militari e politici, anche da Aisha Gheddafi.
Lo scorso aprile, in una delle numerose dichiarazioni rilasciate ai media, la figlia del raìs si era infatti rifiutata di rispondere alla domanda se un «ex ministro degli Interni fosse ancora in contatto» con la sua famiglia.
Immediatamente, il pensiero era corso al capo militare dei ribelli. Younis era stato uno storico capo della sicurezza, prima di accettare l'ultimo incarico politico del regime, e aveva gestito tutti i maggiori contenziosi internazionali della Libia, venendo a conoscenza di molti segreti del Colonnello.

TRAFFICO DI ARMI.

Anche per questo motivo, alcune frange di insorti non si è erano mai completamente fidate della sua conversione. Dai servizi segretilibia-traffico-di-armi.jpg occidentali, i ribelli avevano anche ricevuto la soffiata di traffici di armi illeciti tra i militari degli insorti, i lealisti di Gheddafi e, secondo il mossad, anche con gli estremisti islamici del Maghreb gravitanti nell'orbita di al Qaeda.

Sulla testa di Younis, inoltre, pesava anche la forte ipoteca delle scarse vittorie riportate in battaglia, ulteriore motivo per il quale i suoi stessi compagni avrebbero desiderato farlo fuori. A Brega, gli scontri sul terreno si erano arenati, nonostante i bombardamenti della Nato avessero rilanciato l'offensiva dei ribelli.

INSUCCESSI MILITARI.

Mentre a Misurata, alcune sue truppe si erano persino rifiutate di prendere ordini da lui, minacciando la defezione. Alla notizia della sua morte, le decine di supporter armati già accalcati di fronte alla sede provvisoria del Cnt, in un hotel di Bengasi, per chiedere la liberazione di Younis, hanno sfoderato i mitra, sparando contro gli agenti e rompendo i vetri del palazzo.

Un clima di aperto scontro, che ha fatto temere il precipitare della guerra civile in una guerra tra clan rivali nella stessa Cirenaica. A maggior ragione, se la tesi del trappola interna si dovesse rivelare veritiera.

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olivia

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