LIBRI: L'ARTE DELLA GIOIA di GOLIARDA SAPIENZA Edito da Einaudi
L'arte della gioia é qualcosa di più e di meno che un libro bello, è un libro memorabile, e i libri memorabili sono pochissimi, molti meno rispetto ai libri belli ed anche riusciti. Un libro memorabile è semplicemente un libro che "lascia il segno" con l'articolo determinativo.
Quel segno che lascia è proverbiale e mitologico insieme: ha il ruvido della saggezza quotidiana e l'alone del racconto sottratto al tempo non esiste processo chimico che possa separare i due elementi.
Se tanti lettori di questo romanzo hanno sentito il bisogno di evocare Il Gattopardo è perchè l'istinto gli suggeriva di affiancare ad un altro libro memorabile, siciliano anche quello, il libro memorabile che stavano leggendo. Questione di pulsazione affettiva, non di rassomiglianze o d'influssi estetici.
Esistono romanzi a trazione posteriore, che sono la maggior parte,, romanzi che procedono a tratti, a salti, a scossoni. E poi esistono pochi romanzi a trazione anteriore: romanzi che sanno guardare la strada davanti a sé, e che l'autore trascina dove vuole, trascinando con sé anche chi li sta leggendo.
Pare che, quando Goliarda Sapienza negli ultimi anni della sua vita teneva lezioni di recitazione, facesse proprio così: che buttasse via i copioni , i saggi di bravura degli allievi, e li trascinasse a due mani al centro del palco, in mezzo ad un cerchio di persone sedute, provocandoli con tutta la sua gioia e rabbia a tirare fuori la vera voce che tenevano nascosta.
Gridava e faceva in modo che quegli attori giovani le facessero eco - ma scoprissero la propria voce.
Il lettore dell'Arte della gioia frequenta quella stessa scuola, e se ne esce scombussolato e felice con la testa che gli gira.
"L'arte della gioia" è un libro postumo: giaceva da vent'anni abbandonato
in una cassapanca e, dopo essere stato rifiutato da molti editori, venne stampato in pochi esemplari da Stampa Alternativa nel 1998. Ma soltanto quando uscì in Francia ricevette il giusto riconoscimento. Nel romanzo tutto ruota intorno alla figura di Modesta: una donna vitale e scomoda, potentemente immorale secondo la morale comune. Una donna siciliana in cui si fondono carnalità e intelletto.
Incipit: “Ed eccovi me a quattro, cinque anni in uno spazio fangoso che trascino un pezzo di legno immenso. Non ci sono né alberi né case intorno, solo il sudore per lo sforzo di trascinare quel corpo duro e il bruciore acuto delle palme ferite dal legno. Affondo nel fango sino alle caviglie ma devo tirare, non so perché ma lo devo fare. Lasciamo questo mio primo ricordo così com’è: non mi va di fare supposizioni o d’inventare. Voglio dirvi quello che è stato senza alterare niente.”
Goliarda Sapienza (1924-1996), nacque a Catania da famiglia socialista rivoluzionaria.
Visse a Roma dall'età di 16 anni e studiò all'Accademia di Arte Drammatica. Fu attrice di teatro e di cinema, lavorando con Luchino Visconti, Alessandro Blasetti e Citto Maselli.
I suoi romanzi: Lettera aperta (1967) - Il filo di mezzogiorno (1969) - L'Università di Rebibbia (1983) - Le certezze del dubbio (1987) - e, postumi, L'arte della gioia (1998) - ed i racconti di Destino coatto (2002).
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