LIBRI: QUASI PER CASO. LA MIA VITA IN POLIZIA E GLI ANNI DI PIOMBO
Silvestro Picchi racconta quarant’anni di carriera contro il terrorismo toscano.
Il terrorismo degli anni Settanta in Italia raccontati da uno dei tanti eroi che lo hanno combattuto. È questo “Quasi per caso. La mia vita in polizia e gli anni di piombo”, il diario edito da Sarnus attraverso il quale l’ex ispettore Silvestro Picchi racconta gli anni di piombo della Toscana.
In quarant’anni si servizio presso la Digos di Firenze, l’autore ha vissuto le vicende più tragiche della sua terra, frutto di attentati di gruppi legati a movimenti di destra e di sinistra.
In 80 pagine sfoglia la storia del terrorismo toscano descrivendo quello che ha visto dal 1974 quando è entrato a far parte del Nucleo antiterrorismo della questura di Firenze dopo tre anni dall’ingresso in polizia che era stato favorito dalla sua passione e dall’abilità nella boxe. Tra gli episodi narrati si leggono la vicenda dell’arresto del terrorista nero Mario Tuti che culminò in una strage, la sparatoria della Querceta e l’assalto di Prima Linea al carcere delle Murate che portò alla morte dell’agente di polizia Fausto Dionisi.
Ma è proprio l’episodio legato a Tuti ad aver spinto Picchi a scrivere il libro. Quel giorno, il 24 gennaio 1975, doveva essere lui con la sua squadra ad eseguire l’arresto del fondatore del Fronte nazionale rivoluzionario, conosciuto come una delle più spietate organizzazioni eversive neofasciste. Ma un contrordine dell’ultima ora aveva assegnato l’operazione agli agenti di Empoli. Al loro arrivo si consumò la tragedia con Tuti che fece fuoco il brigadiere Leonardo Falco e l’appuntato Giovanni Ceravolo e ferì gravemente l’altro appuntato Arturo Rocca. Una scelta inspiegabile che ha fatto in modo che ad affrontare il terrorista nero collezionista di armi di fuoco ci fossero degli agenti che non avevano seguito il caso e non sapevano chi avrebbero dovuto affrontare.
«Dentro di me iniziai a portare un peso tremendo dal quale nemmeno oggi, a tanti anni di distanza, riesco a liberarmi – scrive Picchi – So che non ho nessuna colpa, eppure sono più che convinto che se fossimo stati mandati noi ad arrestare Tuti, gli agenti empolesi sarebbero ancora vivi. Sono sicuro che non gli avremmo dato la possibilità di impugnare nessun fucile. Saremmo stati senz’altro più prevenuti nei suoi confronti».
Il dolore per quell’episodio continua a tormentare nel cuore dell’ex ispettore che porta al centro del racconto le vittime del terrorismo degli anni di piombo e pubblica per la rima volta la testimonianza di Anna Falco, la figlia di una delle vittime che si chiede il perché di quella tragica decisione e del comportamento della autorità che in seguito hanno dissuaso la famiglia dal costituirsi parte civile.
«In queste pagine non vi è spazio per la fantasia – scrive nella prefazione l’ex procuratore nazionale antimafia Piero Luigi Vigna – Ciò che si narra è una realtà vissuta. Nei cosiddetti “anni di piombo” il nostro Paese fu attraversato dai fili rossi e neri del terrorismo che, intrecciandosi tra loro, lo strinsero nei nodi di una rete che per poco non arrivò a soffocare la democrazia». È uno spaccato della storia d’Italia dove gli eroi sono le vittime, quelle vere, morte per contrastare il terrorismo, uccise dai personaggi che paradossalmente oggi appaiono in televisione e sulle copertine di riviste e giornali.
fonte: http://goo.gl/0c57T
di Luigi Nervo
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