USA: Repubblicani e Democratici uniti per superare la crisi

Repubblicani e democratici studiano accordi per allontanare la crisi economica. E si prepara la campagna elettorale per il 2012
Negli Stati Uniti hanno seguito con viva attenzione la situazione politica italiana, forse perchè anche l’economia americana non sta attraversando un periodo di floridezza, e anzi sta andando a grandi passi verso un possibile tracollo. Il rischio per gli Stati Uniti, stando a quanto scritto da Steven Pearlstein sul Washington Post, sarebbe proprio quello di una “catastrofe finanziaria”. In modo analogo alla Grecia e all’Italia, secondo l’analista del Washington Post, sarebbe per gli Stati Uniti arrivato il momento in cui i leader dovrebbero rischiare il posto per prevenire il disastro.
Il presidente Barack Obama e lo Speaker repubblicano della Camera, John Boehner, avrebbero già dimostrato in tempi recenti di essere pronti al compromesso. La speranza infatti è che si possa arrivare a un accordo siglato da tre democratici e quattro repubblicani per 650-750 miliardi di dollari di entrate supplementari nei prossimi 10 anni come parte di una riforma radicale del fisco. L’obiettivo dovrebbe essere quello di tagliare la spesa di 1,5 miliardi di dollari, e soprattutto quello di trovare altre misure di stimolo immediato all’economia per arrivare a una riduzione del debito in totale di 2.500 miliardi. Un gruppo bipartisan di 45 senatori avrebbe già deciso di votare il pacchetto in Senato, e alla Camera Boehner dovrebbe rompere con i repubblicani e votare a favore del piano insieme a più di un centinaio di democratici. Una sorta di “governo di unità”, la versione in salsa americana di quello che è accaduto negli ultimi giorni in Grecia e in Italia, ma secondo molti non sarà sufficiente, e ci vorranno le elezioni del 2012 per rompere lo stallo politico e rilanciare adeguatamente l’economia americana.
E le schermaglie in vista del 2012 sono già ufficialmente cominciate, con i repubblicani scatenati nel cercare di mettere in difficoltà Barack Obama. Ogni occasione è buona per cercare di guadagnare consensi, per questo Mitt Romney, uno dei favoriti fra i candidati repubblicani a sfidare il presidente Barack Obama nella corsa alla Casa Bianca, ha recentemente dichiarato, parlando della crisi dell’Iran, che: ”L’Iran non avrà la bomba atomica se diventerò presidente”, poi ha ulteriormente chiarito: “Una cosa
è certa: l’Iran avrà l’atomica se rieleggeremo Barack Obama. Se eleggerete Mitt Romeny come presidente non l’avrà”. Un altro dei candidati alle primarie repubblicane è Herman Cain, accusato di molestie sessuali e che ora sta cercando in tutti i modi di guadagnarsi spazio e notorietà. Cain per provare a rilanciarsi ha tirato fuori nientedimeno che la spiritualità: “È stato Dio che mi ha persuaso a correre per la presidenza”. Cain ha poi ammesso di aver pregato più di quanto non avesse mai fatto per capire se stava percorrendo la strada giusta. “Poi finalmente ho capito che era Dio che mi diceva ciò che dovevo fare . E a quel punto ho pensato: hai scelto l’uomo sbagliato Signore. Sei sicuro? Una volta che ho preso la decisione di correre per la presidenza però non ho più guardato indietro”.
I candidati repubblicani alla casa Bianca si sono anche confrontati sulla politica estera durante il decimo dibattito per le primarie. E si sono mostrati spaccati: Herman Cain si è detto a favore del waterboarding, che definisce una tecnica di interrogatorio potente. Favorevole alla sua applicazione anche Michelle Bachmann: “Con il presidente Obama è come
se avessimo deciso di perdere la lotta contro il terrorismo. Non è la mia strategia” ha affermato Bachmann, sottolineando che il waterboarding ha consentito di ottenere informazioni importanti per il paese e quindi andrebbe ripreso. Il governatore del Texas, Rick Perry, si è dichiarato contrario alle torture ma favorevole alle tecniche di interrogatorio forti soprattutto se consentono di ottenere informazioni in grado di salvare la vita dei soldati americani. Contrari alla torture Ron Paul e l’ex ambasciatore in Cina, Jon Huntsman.
fonte: http://goo.gl/T8nXm
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