LO SPETTRO DELL'EURO SI AGGIRA PER L'EUROPA...!!
Uno spettro si aggira per l’Europa: lo spettro dell’euro.
Martin Feldstein, consigliere economico di Ronald Reagan in un articolo su Foreign Affairs scritto nel 1997, l’aveva previsto.
Agli americani il sogno di Jean Monnet, una moneta senza sovrano, sembrò una follia. Puntualmente realizzatasi.
Una moneta senza la spada perché senza Re. Ma come difendersi poi dai capricci di madame Spread?
L’assenza di un lender of last resort in grado di acquistare titoli di Stato, questo è il vero spettro che si aggira in Europa.
Senza sovrano (meglio, ognuno col proprio sovrano), perché condividere il rischio di combattere per una stessa moneta? Perché difendere con la spada un Regno che non esiste? Where have all the soldier gone?
Adam Posen, membro del Monetary Policy Committee della Bank of England, ricorda che il ruolo delle banche centrali è quello di “creare la musica di sottofondo”. I banchieri sono così, un po’ swing, un po’ old
school come il jazz di Miles Davis. Posen si dice offeso. Come può una Banca Centrale Europea arrogante e non democratica decidere le politiche fiscali e le strategie di crescita di altri Paesi?
Questo lo spettro che si aggirava nella nacht der langen messer, l’euro-notte dei lunghi coltelli di giovedì scorso. Esito del vertice?
La creazione di una Schengen dell’euro, regole fisse per ridurre il disavanzo strutturale dei Paesi dell’eurozona e poteri di vigilanza affidati alla Commissione. Niente eurobond, niente ruolo della Bce, vince la Germania. L’Inghilterra si chiama fuori.
Ma non è stata una Dunkerque quella di Cameron. Mon cher David ha difeso quello che (a torto o a ragione) riteneva l’interesse britannico. Nessun sogno di un nuovo Commonwealth. Solo la difesa degli interessi finanziari della City.
Quel dommage monsier Sarkozy! Accodatosi al ritrovato asse renano, il Presidente bling-bling spera che il suo iperattivismo confonda madame Spread e le agenzie di rating. Dopo il Gran Rifiuto, toglie il saluto a
Cameron come una ragazzina isterica. E così Cameron, l’eroe inatteso, diventa il parafulmine di tutti i mali d’Europa: l’euro-capro espiatorio. Renè Girard troverebbe materiale di riflessione.

Romano Prodi (o era Guzzanti?) è contento dell’esito del vertice: “fa sì che pensino che l’euro è lì, è fermo, e nessun Paese ci rinuncia”. Come un semaforo. Fermo. E allora non muovetevi e godetevi lo spettacolo.
Sarkozy ricorda uno di quegli ospiti che alle feste esagera col gin tonic per ricordare a tutti, con uno strepitio inopportuno, di essere stato invitato. Il premier Monti si dichiara soddisfatto perché “Mi è sembrato un ambiente di persone molto per bene” (aveva paura le rubassero il portafogli mister Monti?). A notte fonda, Boiko Borisov, uno cui il ruolo di tappezzeria deve andare stretto, chiede di poter andare a dormire. (Chi l’ha invitato questo? Si saranno chiesti gli euro-valletti). Intanto Angela Merkel, col suo volto enigmatico (Poker Face), se ne andava via, forte di una facile vittoria.
Lo spirito del bulldog lascia Bruxelles senza rimpianti, pronto a difendere lo splendido isolamento a cannonate come Churchill o a ‘borsettate’ (handbagging) come la Thatcher.
L’isola è alla deriva nell’Atlantico
– come sostiene il Financial Times? O si è finalmente vendicata degli European Bureaucrats – come sostiene il Daily Mail?
Alla Merkel, delle cui terga si è parlato fin troppo e con poca eleganza, andrebbe ricordato il detto di de Montaigne: “per quanto sia alto il trono, rimani pur sempre seduto sul tuo culo”. L’euro è sul baratro ma più che il jazz di Davis sembra di sentire l’O Fortuna di Carl Orff.
fonte: http://goo.gl/Vv0vJ
di Niccolò de Scalzi
