IL CREMLINO CON IL FIATO SOSPESO

Pubblicato il da paetomm@gmail.com

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Выборы. Vybory. Elezioni, in russo. Quello del 4 dicembre, per la Duma, non è stato l’unico voto a destare più di qualche timore nei palazzi moscoviti. Gli esiti di altre due consultazioni elettorali tengono infatti il
Cremlino con il fiato sospeso, in altrettante regioni nel magma caucasico de facto indipendenti, ma legate a doppio filo in modo quasi parassitario al sostegno russo – sia a livello economico che politico. Si tratta della Transnistria e dell’Ossezia del Sud.

Le elezioni in Transnistria si sono svolte tre giorni fa, mentre il secondo turno delle presidenziali in Ossezia del Sud si è tenuto il 27 novembre, anche se le sue ripercussioni sono ancora tangibili per le strade di Tskhinvali. Queste tornata elettorale non è stata ritenuta valide dalla Georgia, così come è stata condannata dagli altri membri del gruppo GUAM (un meccanismo di cooperazione regionale che coinvolge Georgia, Ucraina, Azerbaigian e Moldavia).

Gli unici attori della comunità internazionale che hanno riconosciuto l’Ossezia del Sud sono stati, oltre alla Russia, il Nicaragua, il Venezuela, Nauru e Tuvalu.

L’Ossezia del Sud è uno delle tante piccole ma acutissime spine che puntellano la regione caucasica, ed è apparsa sulla stampa internazionale più che altro come terreno di contesa tra Russia e Georgia.

Tuttavia, anche nelle dinamiche di politica interna non sembra che gli osseti abbiano vita facile né che possano guidare in maniera autonoma i loro destini.

La popolazione osseta era stata chiamata alle urne per scegliere il successore di Eduard Kokoity. Il leader già da qualche tempo aveva suscitato a Mosca una certa perplessità, divenuta poi aperto malcontento per i modi “discutibili” con cui aveva gestito i sussidi russi diretti alla ricostruzione delle infrastrutture danneggiate dalla guerra dell’agosto 2008.
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Kokoity, al secondo mandato consecutivo, aveva da subito dichiarato di non essere intenzionato a ricandidarsi, lasciando però che i suoi sostenitori promuovessero con insistenza un emendamento costituzionale che lo mantenesse in carica per altri cinque anni.

La prima tornata elettorale ha mandato al ballottaggio Anatoly Bibilov, il candidato sponsorizzato dal Cremlino e, nelle vesti di sfidante eterodossa, l’ex ministro dell’istruzione Alla Dzhioyeva. Kokoity ha drammaticamente subito l’esclusione dei “suoi” candidati dal secondo turno di votazioni.
                                                                                            
L’ombra russa ha accompagnato e influenzato pesantemente l’avvicendamento di potere osseto, e non solo perché da Mosca si sono prodigati per favorire l’avanzata di Bibilov.

In realtà la Russia non avrebbe avuto bisogno di appoggiare l’uno o l’altro candidato, tanto più che la prosecuzione della politica di vicinato, così intrusiva da poterla ribattezzare “di patronato”, nei confronti del protettorato osseto era stata messa al sicuro.

Il 10 ottobre era stato infatti siglato un accordo per prolungare di 49 anni lo stazionamento della base militare russa in Ossezia del Sud, con un rinnovo automatico di altri 15 anni allo scadere del termine. Il 25 novembre era stato poi ratificato tra le parti un accordo di cooperazione e assistenza in materia doganale.

Mosca quindi non avrebbe dovuto temere elezioni democratiche né un test di sovranità interna autentica per l’Ossezia del Sud, dove l’attitudine filo-russa è largamente condivisa al livello delle classi dirigenti.

Forse la preoccupazione russa per l’eventualità di un “unwarrented change of government” a favore di quella che era stata soprannominata la Otunbayeva o la Tymoshenko osseta può essere interpretata come segnale di debolezza, o di ipocondria di Mosca.

L-Ossezia-del-Sud-al-voto largeL’esito del ballottaggio è stato del tutto imprevisto: la maggioranza alla candidata dell’opposizione. Molto meno inaspettata è stata la reazione di Kokoity, che ha impugnato il risultato presso la Corte Suprema osseta, al fine di annullarlo in quanto inquinato da un giro di tangenti e da azioni intimidatorie fuori dai seggi.

Così facendo il presidente uscente ha inizialmente ottenuto un prolungamento del proprio mandato, la delegittimazione politica di Alla Dzhioyeva e l’esclusione della stessa per via giudiziaria dalle elezioni riconvocate per il prossimo marzo. L’andamento del dopo-elezioni ha spinto i sostenitori della Dzhioyeva ad accalcarsi intorno alla sede del governo in segno di protesta, scatenando gli allarmi di una nuova, virulenta “rivoluzione colorata”.

Questi avvenimenti hanno confermato l’assoluta pigrizia dell’Unione Europea di fronte alle beghe caucasiche, o forse il disorientamento anche solo nel collocare geopoliticamente l’Ossezia del Sud.

Parte della popolazione osseta aveva infatti invocato un intervento anche solo declaratorio di Bruxelles, ovviamente invano. Le vicissitudini elettorali ossete hanno inoltre se non umiliato Mosca, almeno scalfito la capacità russa di interferire con disinvoltura nella politica interna di questi minuscoli satelliti sparsi nel mare magnum post-sovietico.

Eppure l’influenza del Cremlino sembra recepita dai leader osseti di qualsiasi parte come un dato naturale, endogeno rispetto alle dinamiche domestiche: viene vista insomma più come un abbraccio rassicurante che come una stretta soffocante.

Tanto che la stessa Dzhioyeva ha mostrato di preoccuparsi delle preferenze russe, chiedendo “Why don’t you love me, Russia?”. Nel frattempo, l’ex ministro dell’istruzione si è pubblicamente rivolta a Medvedev affinché corresse in suo soccorso e si facesse garante della stabilità e dello Stato di diritto in Ossezia del Sud.
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La Russia dal canto suo non si è lasciata sfuggire la possibilità di riagganciare la presa sul Paese, inviando un rappresentante russo, Sergei Vinokurov, al tavolo delle trattative tra Kokoity e la Dzhioyeva. Kokoity alla fine ha fatto marcia indietro, riconoscendo prima la fine del proprio mandato e poi annunciando le proprie dimissioni.

A condizione però che i protestanti fossero del tutto neutralizzati e la miccia della “rivoluzione colorata” disinnescata.
                                                                                          
Sarà il primo ministro Brovtsev a traghettare in qualità di presidente l’elettorato osseto verso nuove elezioni, a primavera. A ben poco sembra essere valsa la lealtà nei confronti di Mosca dimostrata dalla Dzhioyeva, che aveva invitato i propri sostenitori con cittadinanza russa di votare Russia Unita alle elezioni per la Duma russa del 4 dicembre e che ha annunciato pochi giorni fa la creazione di un Fronte Popolare a
sostegno della candidatura di Putin alle prossime presidenziali russe.

La serie di episodi legati alle elezioni in Ossezia del Sud dimostrano che nonostante tutto il problema della successione interna non sposta i termini della controversia sullo status del Paese: chiunque salirà al potere non potrà non fare i conti con i costi della fedeltà a Mosca, necessaria per stare al riparo dalle rivendicazioni della Georgia.

l popolo osseto potrebbe essere messo di fronte al dilemma di sapore shakespeariano: essere o sopravvivere?

fonte: http://goo.gl/nYZTx 

di Alessandra Russo

olivia

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