MIO MARITO, TIZIANO TERZANI. -
Il lato segreto di Terzani
di Malcom Pagani
da l'Espresso

La moglie dello scrittore scomparso sette anni fa racconta "l'altro Tiziano": quello delle passioni forti, delle lettere d'amore, della rabbia contro Berlusconi, dell'amicizia e del litigio con Oriana Fallaci
Angela TerzaniOra, dice Angela Terzani, "è tempo di raccontare un altro Tiziano".
E si siede, tra volumi di Régis Debray, teli indiani e ragnatele, al centro di un ricordo.
Orsigna, tra Pistoia e il cielo, è un'astrazione appenninica.
Quattro case nel nulla del tutto, dove il figlio di un meccanico comunista e una ventenne tedesca di stirpe diplomatica, si issarono al principio degli anni Sessanta.
Erano due ragazzi. Le tasche vuote. I sogni incerti.
La montagna di fronte.
Le estati a incastrare le pietre di fiume, interrogare i castagni, pitturare le pareti, attenti
a richiudere, al tramonto: "Il nostro sipario tra noi e il mondo".
Angela è salita in macchina a Firenze e ha aperto un varco per "l'Espresso".
Con un mazzo di foto sulle ginocchia, i capelli biondi, l'emozione incerta di chi spalanca il sacrario di un'esistenza. Intorno, mentre il sole della mattina si trasforma in pioggia e le zanzare danzano, l'ultima stazione del giornalista che narrò il Vietnam si rivela per la giungla che è.
Tutto è scomodo, precario, essenziale.
Le gocce battono su una tettoia di plastica, i tuoni rincorrono il silenzio, la natura veste chiome selvagge, i chiodi arrugginiscono, anche a 800 metri d'altezza.
Angela ti offre un caffè, manca lo zucchero.
Niente serve davvero, in fondo.
I Terzani l'hanno capito. Tavole di legno, mura rosse, persiane grigie, salici piangenti e, intorno, la valle.
Dietro il velo, un'empatia profonda tra luoghi e persone.
Una semplicità da pionieri.
Dopo quasi mezzo secolo di pericoli e viaggi, nel luglio di sette anni fa, Tiziano Terzani venne a morire qui, nel posto "più esotico" della sua geografia sentimentale.
Dove le fiabe, le streghe e i contrabbandieri si smarriscono nella leggenda e i daini, di notte, si riappropriano del territorio.
Esplorano il giardino. Smuovono il terreno. Scavano buche. Bussano alle stanze. La sua è intatta. Sembra una cella. Travi di legno. Lo spazio per il letto. Due mensole, qualche libro, una finestra. Meno del lusso, più dello sfarzo inteso da Tiziano.
Asceta e gaudente. Indefinibile. La testimonianza dell'addio ("La fine è il mio inizio") l'ha accudita il figlio Folco, dopo tre mesi di conversazioni all'ombra di un albero e protocolli farmacologici rifiutati dal padre non sempre con garbo.
"Ascoltava i dottori e poi li congedava: 'Lei parla di cure, ma non mi conosce.
Crede di avermi capito. Non ha capito nulla' " sintetizza Angela. Era un inganno anche quello. La necessità di non dover sostenere, oltre al peso della malattia, anche quello della spiegazione inutile.
Terzani si ammalò nel '97.
Lottò. Perse.
Nell'ultimo tratto di strada, dopo aver cercato rimedi ovunque, si abbandonò al destino.
Lasciò le medicine nel cassetto.
Meditò. Immaginò di ricongiungersi alle vette himalayane e la consapevole accettazione della fine, sussurra Angela cercando un punto davanti a sé: "Lo aiutò a non soffrire fisicamente".
Nei molti abiti che l'ex impiegato dell'Olivetti indossò, sua moglie ha sempre scorto la stessa veste.
"Era duro e passionale. Contraddittorio".
Ha scritto di presidenti e operai, treni a vapore e torture, rivoluzioni e violenze.
Il sollievo dall'apocalisse quotidiana era picchiare la Lettera 22.
"Aveva un occhio curioso. Parlava con tutti e diffidava dei potenti. 'I governanti mentono per contratto Angela, sono pagati per non dire la verità' ". Dal 1988, in segreto, Tiziano Terzani teneva un diario intimo, segreto.
Epistolari, riflessioni politiche: "Come hanno fatto gli italiani a votare per Berlusconi? Siamo fregati per sempre", invettive, domande.
La signora Staude lo ha scoperto per caso, tentando di plasmare il ricordo tra fogli e memoria. "E' il suo autoritratto.
Dentro ballano stati d'animo, delusioni, disperazioni, alterchi, incontri, dubbi ed entusiasmi.
Ci sono quelle che lui chiamava 'Le code dei discorsi' e c'è il dolore di una persona
che cerca di trovare un centro di gravità tra emozioni e impressioni".
Lo pubblicheranno presto, dopo avergli aperto le porte del Meridiano Mondadori, perché non c'è latitudine di Terzani che lasci i lettori indifferenti.
"Tiziano si accorse del successo solo a sessant'anni. In treno. 'Mi riconoscono', disse. 'Mi imbarazza, non lo posso più prendere' ". Nel diario è sviluppata un'epopea transcontinentale: "Abbiamo viaggiato insieme perché Tiziano era apolide, ma non aveva l'indole zingara.
Metteva radici, in Mongolia come a Singapore. Io ero la sua àncora".
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/il-lato-segreto-di-terzani/2156180/9
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