RIVOLTE IN NORD AFRICA E MEDIO ORIENTE (paola)

Pubblicato il da paetomm@gmail.com

                                                                                          HILLARY

LE DICHIARAZIONI DI HILLARY CLINTON

 "Come avremo una maggiore comprensione di quello che sta veramente accadendo, perché sapete perfettamente che le comunicazioni sono state interrotte in maniera molto efficace e che stiamo cercando di raccogliere più informazioni possibili, faremo i passi appropriati in linea con le nostre politiche, i nostri valori e le nostre leggi"    ...
"Ma dovremo lavorare di concerto con la comunità internazionale", ha detto ieri Clinton ai giornalisti .                                                                                 
Il presidente della Siria, Bashar al-Assad, ha dichiarato che le proteste delle ultime settimane in Egitto, Tunisia e Yemen stanno accompagnando il Medio Oriente in una «nuova epoca» e che i leader dei paesi arabi devono prepararsi a essere più accomodanti rispetto alle esigenze politiche ed economiche dei propri cittadini.

                                                                                         Bashar Al-Assad                                              


Le rivolte sono cominciate alla fine del 2010, in Tunisia, quando alcune persone esasperate dalla povertà e dalle ingiustizie si sono date fuoco in piazza. In un mese e mezzo abbiamo assistito al crollo di due regimi trentennali – quello di Ben Ali in Tunisia e quello di Mubarak in Egitto – e alla diffusione di moti di protesta in altri tredici nazioni. Ecco, quindi, paese per paese, cosa sta succedendo in Medio Oriente e in Nordafrica.
                                                                                 gheddafi alj
Libia
Tutto è iniziato mercoledì scorso quando una grossa protesta si è svolta contro il regime di Mu’ammar Gheddafi, al potere da 41 anni. La repressione da parte delle forze dell’ordine è violentissima (almeno 1.000 morti) ed i manifestanti minacciano di chiudere i gasdotti….e non è finita qui…!

Bahrein
Proteste e sanguinose repressioni. I manifestanti chiedono anche che venga fatta chiarezza sulla scomparsa di centinaia di persone in seguito all’irruzione della polizia.  Da qualche giorno l’atteggiamento del governo sembra più tranquillo e collaborativo.
                                           
Iran
In molte città del paese sono riprese le proteste antigovernative e gli scontri tra manifestanti e forze di polizia. Sembra che domenica la polizia abbia sparato nuovamente sulla folla, uccidendo una persona a Teheran e ferendone molte altre. Nella città di Isfahan i manifestanti sono stati picchiati con bastoni, mentre in una piazza vicina si svolgeva una manifestazione pacifica sorvegliata dalle forze dell’ordine. Gli scontri sono iniziati lo scorso lunedì, quando migliaia di manifestanti sono scesi nelle strade di Teheran ispirandosi esplicitamente a quanto accaduto in Tunisia e in Egitto.

Iraq
Tre giorni fa alcuni uomini a volto coperto hanno dato fuoco alla sede di una televisione indipendente in Kurdistan. L’attacco è avvenuto mentre centinaia di persone manifestavano nella città di Sulaimaniya, nella regione curda dell’Iraq, in seguito agli scontri tra i manifestanti e le forze dell’ordine, che hanno causato un morto e 70 feriti. I manifestanti chiedono la fine della corruzione, il miglioramento della qualità dei servizi di base, la costruzione di nuove infrastrutture, e la creazione di nuovi posti di lavoro.

Yemen
Le proteste sono iniziate il 27 gennaio ispirandosi esplicitamente a quanto accaduto in Tunisia. Migliaia di manifestanti hanno protestato nelle strade della capitale Sana’a contro il governo di Ali Abdullah Saleh, presidente del paese da oltre trent’anni. Dopo giorni di contestazioni, il presidente Saleh ha promesso ai manifestanti che non si ricandiderà nelle elezioni del 2013. Gli oppositori del governo hanno continuato a protestare per chiedere le immediate dimissioni di Saleh. Da dieci giorni i manifestanti protestano senza sosta e spesso si sono verificati scontri piuttosto violenti tra sostenitori e oppositori del governo.
                                                          
Algeria
A gennaio diverse centinaia di persone erano scese in piazza ad Algeri, protestando contro la repressione del governo, l’aumento dei prezzi e la disoccupazione. Nel tentativo di evitare un’ondata di protesta simile a quelle avvenute in Tunisia e in Egitto. Il giorno dopo le dimissioni del presidente egiziano Mubarak sono scese in piazza per chiedendo le dimissioni del presidente algerino. I manifestanti erano qualche migliaio, le forze dell’ordine trentamila; sono state arrestate circa 400 persone.

Gibuti
Migliaia di persone hanno protestato contro il governo venerdì scorso. Le forze dell’ordine hanno caricato la folla dopo il richiamo alla preghiera, sparando gas lacrimogeni contro i dimostranti. I movimenti di opposizione chiedono al presidente Ismail Omar Guelleh – la cui famiglia è al potere dal 1977 – di dimettersi prima delle elezioni che si terranno in aprile.
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Egitto
A una settimana dalle dimissioni di Mubarak, gli oppositori del regime hanno festeggiato con una grande manifestazione in piazza Tahrir, epicentro delle rivolte. Mubarak si è dimesso l’11 febbraio dopo 18 giorno di proteste ininterrotte. L’esercito è al potere da quel momento. Sabato i leader del G20 si sono incontrati a Parigi e si sono impegnati a sostenere i nuovi governi dell’Egitto e della Tunisia.

Giordania
Le contestazioni, sono iniziate a gennaio, quando diverse migliaia di persone hanno protestato contro la povertà, la disoccupazione e l’ascesa dei prezzi dei beni di prima necessità chiedondo le dimissioni del governo e l’annullamento del trattato di pace con Israele. A febbraio il re di Giordania, in seguito alle proteste, ha dato mandato a un ex generale dell’esercito di formare un nuovo governo.

Kuwait
I manifestanti chiedono maggiori diritti per le persone che risiedono da lungo tempo in Kuwait e che non hanno la cittadinanza. Si stima che nel paese circa 100mila persone si trovino in questa condizione. Nei giorni scorsi centinaia di persone sono scese in piazza per protestare; il corteo di manifestanti ha attaccato le forze dell’ordine, che hanno poi cercato di disperdere la folla con gas lacrimogeno.

Sudan
Le ragioni della protesta sono l’operato del partito del Congresso e l’aumento dei prezzi imposto dal governo. Il 30 e 31 gennaio si sono svolte delle manifestazioni a Khartum che sono state represse piuttosto duramente: diverse persone sono state arrestate e venti sono attualmente disperse. Il presidente del Sudan, Omar al-Bashir, accusato di crimini contro l’umanità dalla Corte Penale Internazionale, ha detto oggi che alle prossime elezioni non si ricandiderà. Il paese sta affrontando il delicato percorso di secessione dal sud del paese, sancito da un referendum poche settimane fa.

Siria
In Siria le manifestazioni antigovernative sono state disinnescate dal regime. I gruppi di opposizione avevano indetto per sabato 4 febbraio e domenica 5 una grande manifestazione di protesta, facendo un largo uso dei social network per mobilitare persone e risorse. L’avevano chiamato “il giorno della rabbia”. Le strade di Damasco erano piene di polizia e forze di sicurezza, specie nelle vicinanze del Parlamento, dove i manifestanti avrebbero dovuto riunirsi. Ma non è arrivato quasi nessuno.
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Tunisia
Dopo settimane di proteste, il 14 gennaio il presidente Zine El Abidine Ben Ali ha sciolto il governo e lasciato il paese. Il premier Mohamed Ghannouchi ha preso temporaneamente il suo posto, assicurando che governerà nel rispetto della costituzione e in collaborazione con tutti i partiti. Ghannouchi ha formato ungoverno di unità nazionale ed ha annunciato che le elezioni si terranno tra sei mesi. Le proteste sono inziate il 17 dicembre dopo che un giovane venditore ambulante si era dato fuoco per contestare il sequestro della sua merce: dopo di lui almeno altre cinque persone si sono date fuoco.

Palestina
Giovedì centinaia di palestinesi hanno protestato nella capitale Ramallah chiedendo ai leader di Fatah, Hamas, e delle altre fazioni politiche palestinesi di sanare i loro contrasti in vista delle elezioni municipali di settembre. In segno di solidarietà con le proteste in Egitto, a febbraio era stata organizzata una manifestazione a Gaza, repressa da Hamas.

Marocco
Migliaia di persone sono scese nelle strade a Rabat chiedendo una nuova costituzione e nuovi posti di lavoro, una riforma scolastica, migliori servizi sanitari e lotta all’aumento del costo della vita. Molti indossavano bandiere tunisine o egiziane, e marciavano al grido di slogan come “la gente riufiuta una costituzione fatta per gli schiavi”, “abbasso il regime. Le proteste non erano rivolte contro il re ma contro il primo ministro Abbas El Fassi.

                                olivia

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