SI INSEGUE LA COMPETITIVITA' LUNGO LA STRADA DELLA SVALUTAZIONE DEL LAVORO

Pubblicato il da tommasoliguori50

Noi puntiamo alla flexicurity europea.Il governo no

    Emilio Gabaglio
    Stefano Fassina
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Si scrive “efficientamento” del mercato del lavoro nella missiva di Berlusconi all’Unione Europea, ma si legge attacco ai diritti dei lavoratori, l’ennesimo dopo quelli già prodotti dal governo di centro-destra dall’inizio della legislatura. Non si può, infatti, interpretare altrimenti il proposito di varare “una nuova regolazione dei licenziamenti per motivi economici nei contratti di lavoro a tempo indeterminato”, funzionale, secondo una vulgata ideologica fallita ed interessi materiali miopi, alla maggiore propensione ad assumere ed alle esigenze di efficienza delle imprese. Il testo è vago ma, se le parole hanno un senso, è indubbia la volontà di rimettere in discussione l’art 18 dello Statuto dei Lavoratori, già aggredito con l’art 8 del Decreto di Ferragosto, e la legge 223 del 1991, la cui applicazione per far fronte alle crisi aziendali non ha mai suscitato problemi o richieste di modifica.

Si tratta di un proposito sbagliato, come dimostra la forte ed univoca reazione delle confederazioni sindacali, tenute totalmente all’oscuro dell’iniziativa quasi che essa non fosse materia di loro diretto e primario interesse. Siamo alla solita ricetta delle destre: si insegue la competitività lungo la strada della svalutazione del lavoro. È una strada senza uscita. In un tornante storico segnato da una pesante caduta della domanda aggregata, da una capacità produttiva inutilizzata pari a circa il 50% e da una drammatica emorragia di lavoro, l'effetto dei licenziamenti facili sarebbe ulteriore precarizzazione del lavoro per padri e figli, ulteriore indebolimento delle organizzazioni sindacali e del potere negoziale dei lavoratori, ulteriore compressione delle retribuzioni, ulteriore aumento delle disuguaglianze di reddito, ricchezza ed opportunità e, quindi, ulteriore recessione ed aumento del debito pubblico. È inevitabile che, in tale scenario, il messaggio del governo accresca il clima di preoccupazione e di incertezza largamente diffuso nel mondo del lavoro, in tutte le sue articolazioni tanto da rendere sempre più labili i confini tra garantiti e non garantiti.
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La confusione regna sovrana anche su tempi e modi dell’intervento. Mentre il ministro Sacconi parla di “un tavolo con le parti sociali per esaminare la questione senza pregiudizi”(sic!) per una decisione da assumere secondo la lettera di Berlusconi entro il maggio del 2012, il comunicato conclusivo del Consiglio Europeo anticipa la scadenza alla fine del 2011. C’è quindi il rischio che, per onorare l’impegno così disinvoltamente preso, il governo sia indotto ad agire per decreto. Il che rappresenterebbe una provocazione intollerabile tale da giustificare la più ferma opposizione dei sindacati e di tutte le forze democratiche.

Contro la precarietà, il Pd nell'Assemblea Nazionale di Maggio 2010 e alla Conferenza per il lavoro del Giugno scorso a Genova ha approvato un impianto culturale e specifiche soluzioni alternative alle misure contenute nella lettera del Governo Berlusconi al Consiglio Europeo. Noi puntiamo su una rete di diritti e di tutele nella spirito di quella “flexsicurity”europea che in Italia finora si è applicata in modo strumentale per inseguire un’insostenibile competitività di costo. Noi proponiamo, innanzitutto in Europa, l’abbandono della via deflattiva al recupero di competitività, quindi politiche di sostegno alla domanda attraverso gli investimenti e la redistribuzione del reddito. In Italia, la riduzione del costo del lavoro stabile e l’aumento di quello flessibile; il finanziamento del contratto di apprendistato, il “contratto a garanzie crescenti” già disponibile; il disboscamento della giungla di contratti precari oggi possibili; la riforma in senso universalistico del welfare e, in particolare, degli ammortizzatori sociali; agevolazioni fiscali per le mamme che lavorano; lo sviluppo delle politiche attive così che il sostegno al reddito sia accompagnato da misure per il re-inserimento al lavoro; la riorganizzazione e la qualificazione  della formazione per agevolare  le transizioni professionali sul mercato del lavoro.

Chi ancora insiste sulla scorciatoia dei licenziamenti facili guardi agli Stati Uniti dove, in assenza dei contratti nazionali e di limiti minimi ai licenziamenti, la carenza di domanda provoca una disoccupazione più elevata che in Italia e una prospettiva di stagnazione. La modernità di Sacconi e dei conservatori europei è una modernità regressiva. Noi siamo impegnati, insieme ai partiti riformisti europei e alle forze sindacali, per una modernità progressiva. Soltanto così si possono dare speranze concrete alle generazioni più giovani.

(L'unità, 31 ottobre)

link di riferimento:
http://www.insightweb.it/web/content/noi-puntiamo-alla-flexicurity-europeail-governo-no

 

bracciodiferro2

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