SPAGNA: Alle 18, a due ore dalla chiusura delle urne ha votato il 57,59 per cento degli aventi diritto
Sotto una pioggia battente che da due giorni cade abbondante in quasi tutta la Spagna oltre 34 milioni di elettori sono attesi il 20 novembre alle urne per eleggere il presidente del consiglio, 350 deputati e 208 senatori.
Si tratta della decima legislatura dall’approvazione della Costituzione democratica, nel 1978, e per la prima volta le elezioni non si celebrano sotto la minaccia dell’Eta, che di recente ha annunciato il 'Cessate il fuoco' permanente.
Curiosamente, il voto si svolge nel 36° anniversario della morte del dittatore Francisco Franco, e per evitare di turbare la giornata elettorale il ministero dell’Interno ha vietato la classica manifestazione dei nostalgici nel centro di Madrid.
Il candidato del Pp, il Partito popolare, Mariano Rajoy, si è detto «pronto ad assumere l’incarico», mentre il socialista Alfredo Pérez Rubalcaba ha chiesto un voto utile per evitare la dispersione di preferenze tra le varie anime della sinistra. È attesa anche un’alta percentuale di schede bianche, nulle, e di astenuti.
Intervista a Rafael Díaz Salazar, politologo e docente di sociologia politica all’università Complutense di Madrid, autore di un saggio sulla democrazia laica, di un altro sui rapporti tra la sinistra spagnola e la chiesa cattolica e di un recente studio sugli indignados.
«Non credo che Rajoy risolverà il problema della disoccupazione», sostiene Díaz Salazar, «e se non si interviene in fretta il rischio è quello di una rivolta sociale come fu in Argentina nel 2001».
«L'incognita è rappresentata dalla sinistra estrema»
DOMANDA: Si vota in un momento delicatissimo. In che modo le varie anime della società spagnola affronteranno queste elezioni?
RISPOSTA: Ci sono tre tendenze, la prima è quella espressa dal movimento 15-M (dalla data della prima manifestazione degli indignados, il 15 maggio), che è stata la maggiore innovazione politica dal ripristino della democrazia (1977).
D. Perché?
R. Perché ha innescato una nuova politicizzazione della cittadinanza, come non si vedeva dai primi anni della transizione. Da metà Anni 80 fino a pochi anni fa il voto era qualcosa di superficiale, si appoggiava questo o quel politico ma senza una vero coinvolgimento né senso civico. Il 15-M rappresenta un nuovo ciclo di mobilitazione politica dopo quello visto negli anni successivi alla fine della dittatura.
D. Però gli indignados rifiutano la rappresentanza politica, quindi probabilmente non voteranno.
R. La maggior parte si esprimerà con voto in bianco o nullo, e sarà importante vedere quanti saranno.Tuttavia una parte non trascurabile sceglierà i partiti della sinistra estrema, come Izquierda unida, Izquierda anticapitalista o Ecuo, i nuovi Verdi nati solo da un mese.
D. Chi sono invece gli spagnoli che sceglieranno il Psoe, e soprattutto il Pp, probabile vincitore?
R. I socialisti della prima ora continueranno e a votare per il Psoe, e anche qualcuno tra i non militanti che lo considerano un male minore davanti alla necessità di una forte opposizione al Congresso. Ma il vero exploit sarà quello del Pp, che punta alla maggioranza assoluta.
D. Quanti sono i socialisti delusi dal governo Zapatero che voteranno per il Pp?
R. Molti, forse moltissimi. Qui la crisi economica si è tradotta in disoccupazione, con il tasso più alto della nostra storia. E visto che il Psoe non è riuscito a frenarla, ma anzi è aumentata, si pensa che l’unica opzione sia appoggiare i popolari, che promettono di creare lavoro attraverso le imprese private (da sempre molto vicine ai vertici del Pp).
D. Chi è Mariano Rajoy?
R. È un uomo molto pragmatico, era lui a risolvere i contenziosi nei governi di Aznar. È un conservatore, ma al contempo attento alle priorità della cittadinanza, come la tutela dei servizi pubblici. È comunque un neoliberista, ma molto meno della durissima Esperanza Aguirre, rappresentante dell’anima radicale del partito e che ha osteggiato la sua candidatura. Rajoy è stato un importante deterrente all’espansione della destra estrema all’interno del partito.
D. C’è dunque nel Pp un’influenza degli ex franchisti e dei nostalgici del quarantennio?
R. Non c’è dubbio che una parte del Pp è erede del franchismo, «amnistiare» alcuni ex è stato il modo per riappacificare la politica evitando nuovi spargimenti di sangue. Va però detto che il partito è eterogeneo. C’è infatti un’altra parte consistente che viene dalla democrazia cristiana, e infine un’avanguardia neoliberale radicale. La cupola del partito è rappresentata da questa ultima.
D. Chi è Alfredo Peréz Rubalcaba?
R. È un politico di lunga esperienza, ha fatto parte di tutti i governi socialisti. Ha grandi capacità amministrative e di comunicazione, che ne hanno fatto il simbolo dell’ala centrista del partito. Ha presentato il programma più di sinistra della storia del Psoe, ma gli elettori radicali non gli perdoneranno le scelte neoliberiste a cui è stato costretto, insieme a Zapatero, per affrontare la crisi.
Il sociologo Rafael Diaz Salazar
D. Il cessate il fuoco annunciato dall’Eta ha fatto sparire il terrorismo dalla campagna elettorale. Rajoy sarà in grado di concludere la storica pace?
R. Sarà pragmatico anche questa volta. Giocherà d’astuzia, anche approfittando della disponibilità del nuovo leader del Pp nei Paesi Baschi, il giovane Antonio Basagoiti. Punterà a un accordo con i principali partiti.
Sarà un processo lento, ma alla fine si arriverà al reinserimento sociale dei detenuti dell’Eta e a una qualche forma di risarcimento per le vittime. Tuttavia la politica è quella che è e io credo che alla fine, più che le vittime, a vincere sarà l’Eta.
D. Qual è il rapporto tra i giovani spagnoli e la politica?
R. Negli anni del benessere, tra il 1992 e il 2002, è vissuta una generazione di giovani che stava molto bene e non aveva bisogno della politica, rispetto alla quale erano apatici e disinteressati. Oggi sono loro i primi a subire gli effetti della crisi che stiamo vivendo, sia per la difficoltà a procurarsi beni di consumo che per la mancanza di prospettive. E così hanno scelto la partecipazione e l’attivismo, intesi come strumenti imprescindibili per riprendersi il futuro.
fonte: http://goo.gl/FJQvE
di Marco Todarello
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