IL SUDAN TRA PROTESTE E VIOLENTE REPRESSIONI SPERA NELL'IRAN
La situazione a Khartoum, dopo la secessione del Sud Sudan, è peggiorata drasticamente anche a causa della perdita degli introiti petroliferi. Si aggravano le tensioni sociali. Ahmadinejad propone al presidente Bashir affari e l'introduzione del nucleare.
Una nuova ondata di proteste contro il rincaro dei prezzi e la disoccupazione in Sudan è stata repressa brutalmente a Khartoum.
Il paese, in bilico tra crisi economica e violenti conflitti in Sud Kordofan e Nilo Azzurro, sta attraversando una profonda fase di recessione.
Il costo dei generi alimentari nel 2011 è aumentato del 25%, e secondo i rappresentanti dei più importanti mercati della capitale, il prezzo delle carni bovine da inizio anno ad oggi è raddoppiato, con conseguente calo della domanda.
Nelle ultime settimane si sono susseguite diverse dimostrazioni e centinaia di persone, tra cui alcuni minori, sono rimaste ferite negli scontri con le forze dell'ordine.
La contestazione popolare ha visto il suo apice nel quartiere di el Burri, ad est di Khartoum, dove i contestatori hanno bloccato il traffico, dato alle fiamme pneumatici e lanciato sassi contro i poliziotti, i quali hanno disperso la folla con gas lacrimogeni e arrestato la maggior parte dei manifestanti.
Agenti dell'intelligence nazionale e dei servizi di sicurezza hanno inoltre fatto irruzione nella redazione del quotidiano indipendente Al-Jaridah, sospendendone la pubblicazione e confiscando il patrimonio della testata senza fornire alcuna motivazione.
La 'colpa' del giornale è quella di aver scritto delle proteste, contravvenendo all'ordine del Niss rivolto ai media sudanesi, secondo cui vietava di pubblicare notizie sulle manifestazioni anti-governative. Contemporaneamente, un portavoce del Partito del congresso nazionale, che ha come leader il presidente Omar Hassan Al Bashir, ha accusato i partiti di opposizione di aver fomentato la mobilitazione.

Il governo di Bashir aveva soffocato sul nascere le contestazioni scaturite dalle rivolte che avevano colpito il Medio Oriente e rovesciato i regimi autoritari di Tunisia, Egitto e Libia.
La situazione economica del Sudan si è deteriorata a causa della perdita, dopo la secessione del Sud Sudan, degli introiti petroliferi, cui è seguito l'aumento dell'inflazione e l'indebolimento della valuta.
Per porre un freno alla crisi, Bashir ha intensificato i rapporti con i partner commerciali più importanti, gli stessi che lo hanno sempre spalleggiato anche a fronte delle accuse della Corte penale internazionale che nel 2009 ha spiccato nei suoi confronti un mandato di arresto per crimini di guerra e contro l'umanità.
Nel corso del 2011 si sono succedute visite di Stato in Cina e in molti paesi africani e mediorientali. Ultimo in ordine temporale ma non di importanza, è stato il viaggio ufficiale del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, accolto trionfalmente in Sudan nelle ore in cui erano in atto le dimostrazioni per il caro vita.
Ahmadinejad, parlando a una folla di studenti a Khartoum, ha accusato gli Stati occidentali di fare “pressioni” sul Sudan e sull’Iran perché "contrapposti ai poteri dell’arroganza”, e ha criticato Europa e Usa perché rei del “furto” delle “ricchezze dell’Africa”. Secondo il presidente dell'Iran, l'Occidente continua a perpetrare il 'sacco' delle risorse naturali dei paesi africani senza aiutarli concretamente, impedendone di fatto il progresso e costringendoli a vivere un'esistenza di povertà e degrado.
Il leader islamico ha puntato poi l'attenzione sull'indipendenza del Sud Sudan, proclamata il 9 luglio sull'onda del risultato plebiscitario del referendum dello scorso gennaio, affermando che è stata voluta da coloro che puntavano a indebolire il Sudan.
Il paese africano e la Repubblica iraniana da anni sono soggetti a sanzioni internazionali e considerati 'Stati canaglia', soprattutto dagli Usa che li tengono costantemente sotto osservazione.

Fulcro centrale della visita sono stati gli incontri con il presidente sudanese e una significativa rappresentanza di ministri. Argomenti principali: gli affari e il nucleare. A tal proposito, Teheran ha ribadito di essere pronta a trasferire la sua esperienza nel settore, garantendo supporto tecnico e ingegneristico. Agli osservatori più attenti non è sfuggita la velata minaccia di un Sudan con armi nucleari. Pericoloso quanto, e più, dell'Iran.
Fonte: http://goo.gl/Zu0vV
di Antonella Napoli
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