VIETARE LE VENDITE ALLO SCOPERTO DEI Cds.-
Quei decisori occulti che deviano i mercati e le istituzioni
di Claudio Mezzamanica
da Il Manifesto

Lunedi 5 luglio, il Parlamento europeo ha votato un indirizzo in materia finanziaria per vietare le vendite allo scoperto dei Cds - le assicurazioni sui bond - e limitare le loro transazioni alle sole società che li possiedono.
Ma l'indirizzo è stato subito sospeso e questa decisone è stata immediatamente applaudita dalla Isda (International Swaps and Derivates Association), la più grande lobby finanziaria mondiale.
L'Isda raccoglie oltre 800 società, finanziarie e non, che operano con i derivati.
Tra i suoi membri ci sono tutte le banche principali e tutte le grandi compagnie petrolifere.
È una delle lobby ufficialmente accredidate presso il parlamento europeo e lo scorso hanno ha ufficializzato 700.000 euro di spese per il suo lavoro.
Nulla, se si tiene presente che ciascuno degli 800 soci può poi intervenire direttamente.
Prendiamo il caso della Bank of Scotland.
Per assicurarsi buone entrature a Bruxelles ha ingaggiato come senior advisor l'ex
commissario Guenter Verheugen.
Tedesco, ex vicepresidente della commissione Ue, allontanato per aver assunto una presunta amante, è passato tranquillamente dal ruolo politico a quello di consigliere di una delle principali banche europee.
Applausi anche dalla Afme (Association of Financial Market in Europe) che ha nel suo cda le principali banche americane (da Goldman&Sachs a Morgan Stanley). Anche questa è una lobby ufficiale, con rappresentanti a Bruxelles.
Ma c'è di più.
La presenza di queste due lobby direttamente nelle commissioni è massiccia.
La Commissione per riformulare le regole del mercato dei derivati (Derivates Expert Group) è composta da 44 membri: 10 sono autorità pubbliche e ben 34 i membri delle maggiori società finanziarie mondiali, di cui 24 direttamente legati all'Isda.
Perfino il Commissario europeo ha dovuto sottolineare che queste commissioni vanno «riequilibrate» con rappresentanti della società civile!
Ma l'Isda è una vera macchina da guerra.
Secondo i suoi dati, il mercato dei soli derivati ha superato i 450 triliardi di dollari, circa 10 volte il Pil mondiale.
I suoi associati lo controllano interamente, ma i due terzi - circa 360 triliardi - sono nelle mani di sole 14 società.
L'Isda è dunque lo strumento «politico» della più grande massa di ricchezza teorica sulla faccia della terra.
Dall'alto dei suoi numeri può tranquillamente sfidare i governi.
In particolare, in questo momento sta sfidando il duo Merkel-Sarkozy proprio sui Cds.
I due capi di stato, da marzo, stanno premendo sul Parlamento europeo per un intervento radicale in questo campo.
Per frenare la speculazione, il mese scorso hanno firmato congiuntamente una lettera per invitare il Parlamento a vietare sia le vendite allo scoperto dei bond sovrani sia l'emissione di Cds sullo stesso debito.
Una posizione radicale che rischia di compromettere il piu redditizio dei prodotti derivati, il Cds, e in un certo senso il piu «sicuro»
. Pur essendo un'assicurazione che copre i rischi del debito sovrano, infatti, chi la emette è sicuro che non dovrà pagare mai.
Il default di uno stato è l'ultima cosa che tutti auspicano; da qui i cordoni sanitari della finanza internazionale e i sacrifici imposti alla gente dei paesi minacciati dal default.
Si tratta del tipico prodotto che rende senza grandi rischi.
Ma quanto rende?
Prendiamo il caso del Portogallo. Fino ad un anno fa il Cds sul debito sovrano costava 3,66 %; oggi costa il 10.15%.
Chi ha emesso Cds lo scorso anno ha guadagnato il 300%; e non su piccole cifre.
Ma lo ha fatto scommettendo contro il Portogallo, sull'ipotesi che l'economia andasse male e che quindi le agenzie di rating sanzionassero l'andamento del paese.
In parole povere, questi prodotti giocano contro l'economia reale. Perchè, se l'economia va male, i conti pubblici peggiorano, i bond pubblici vengono giudicati rischiosi e si deve spendere di piu per assicurarli.
Dove finisca la realtà e cominci la manipolazione dei dati è tutto da accertare.
Traducendo in numeri: oggi l'Italia paga 220.000 euro un Cds a 5 anni per coprire
l'emissione di bond per 10 dieci milioni.
Una tassa incredibile a cui bisogna aggiungere l'interesse del bond medesimo.
Una tassa di cui forse varrebbe la pena di cominciare a discutere, come dice il commissario della commissiione europea, anche nella società civile.
Perchè pagare chi ci gioca contro non è esattamente la cosa piu intelligente da fare.
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