IL DISSESTO DEL SAN RAFFAELE E' UN GRAVE DANNO PER TUTTI - (paola)

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di Antonietta Demurtas 

Marco-Vitale.jpgUna storia dolorosa. Così l'economista Marco Vitale ha definito la vicenda che ha colpito l'ospedale San Raffaele, polo di eccellenza di Milano e dell'Italia. «Il fatto che sia stato travolto da una crisi così grande è un danno per tutti», ha osservato l'economista, ma a pagare prima di tutto dovrà essere chi quel dissesto l'ha causato.

GESTIONE DISSENNATA.

Per Vitale infatti, prima di andare a cercare le responsabilità degli altri «è meglio individuare quelle dell'imprenditore che guidava l'impresa, ovvero don Verzé», perché del miliardo di debiti del San Raffaele «la maggior parte non sono legati alla gestione sanitaria ma alle dissennate avventure di un prete dissennato». È questo, secondo Vitale, il punto centrale sul quale «bisogna concentrare l'attenzione», ha sottolineato.

Eppure, se le casse del San Raffaele sono quasi vuote e la mala gestione del polo sanitario milanese sembrava il segreto di Pulcinella, che solo la morte di Mario Cal, ex vice presidente della fondazione e braccio destro di don Verzé, ha tinto di oscuro, in realtà sono tanti quelli che hanno fatto finta di non vedere.

Così, in molti si sono chiesti dov'erano le banche, i consulenti, i revisori di conti e i manager appena un anno fa, quando il 14 marzo 2010 si è festeggiato con tutti gli onori il 90esimo compleanno del fondatore dell'ospedale alla presenza del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e dei ministri Roberto Maroni, Mariastella Gelmini e Ferruccio Fazio. Allora nessuno parlava di un'esposizione dell'ospedale talmente grave da far ipotizzare appena un anno dopo un fallimento.

DOMANDA. Per lei, quindi, il primo colpevole è don Verzé?
RISPOSTA. Sì, è lui il responsabile del collasso e ha suggerito il suicidio del suo collaboratore Cal. In questo modo, pensava di chiamarsi fuori.
D. Invece?
R. Non ci riuscirà. Il fatto che abbia avuto i meriti di creare questa impresadon_verze_334.png non lo assolve dalla responsabilità di averla portata, con una gestione dissennata, al fallimento. Nel 1946 anche Henry Ford, il più grande imprenditore moderno, fu defenestrato dal nipote perché stava distruggendo la sua stessa creatura.

D. Qualcuno ha continuato a dargli i soldi però.
R. Sì, nel mondo economico milanese da tempo si sapeva che lì stava maturando un crollo gigantesco, che si andava preparando da anni. Eppure negli ambienti professionali si guardava, si sapeva e si temeva, in silenzio.

D. Il leader di Alleanza per l'Italia (Api), Francesco Rutelli, ha accusato la Regione presieduta da Roberto Formigoni di non aver controllato i bilanci del San Raffaele.
R. La responsabilità del governatore è minore perché la supervisione del settore non prevede il controllo gestionale delle aziende con cui collabora. La Regione vigila infatti solo sulle operazioni sanitarie e rimborsa i servizi resi.
D. Sì ma ha anche un margine di arbitrarietà.
R. Le funzioni non quantificabili sono lasciate alla discrezione della regione che dà il rimborso e sicuramente si sono fatti dei favori ma non può essere accusata di aver causato il crollo dell'ospedale.

 D. Chi ha contribuito maggiormente, allora?
R. La responsabilità è innanzitutto del sistema bancario che ha elargito al San Raffaele mezzi senza limiti, senza condizionarli a una governance seria, a una amministrazione adeguata.
D. Colpa dello strapotere delle banche quindi?
R. Sì, e anche del sindacato, che non riesce a proteggere chi lavora in queste imprese da operazioni così dissennate.


D. Gli istituti di credito avrebbero dovuto elargire meno prestiti?
R. In questi anni, la ex Cariplo ha sostenuto la Fondazione del San Raffaele in modo forsennato.
D. Tra quelli coinvolti, Intesa San Paolo è ancora oggi la più esposta...
R. Resta la prima sostenitrice. Credo che abbia sempre patito una sorta di sudditanza di fronte a un grande nome come il San Raffaele, che è una realtà importante della città. Ma la banca ha sbagliato a credere che alla fine Pantalone, ovvero la Regione, avrebbe pagato e sanato tutto. È stato questo l'equivoco.

D. Un qui pro quo per molte banche...
R. Si sentivano protette, ma ci sono state delle operazioni spericolate che non avrebbero dovuto finanziare.
D. Pensavano forse che alla fine sarebbe arrivato il Cavaliere a coprire i buchi?
R. In questa vicenda non vedo una particolare responsabilità di Silvio Berlusconi. Credo che le banche abbiano pensato più all'aiuto della Regione, che infatti non lascia cadere il San Raffaele. Una soluzione si
deve trovare, ma deve essere seria, non truffaldina e veloce.

D. Si riferisce all'ipotesi di fallimento che per molti sembra già inevitabile?
R. Certamente in queste situazioni tutto si mette in movimento, in primis gli appetiti. Per questo, la soluzione vera è quella di commissariare. Stabilire un concordato con un commissario valido come può essere Enrico Bondi che mette a posto il San Raffale come Dio comanda.
D. Concordato, quindi, non fallimento: una soluzione condivisa anche dal Vaticano appena entrato nella nuova gestione?
VIGNETTA-FALLIMENTO.jpgR. I preti sono sempre pronti a fare interventi purché non ci mettano i fondi, sono un po' come gli Agnelli che entravano, mettevano il loro nome ma non il denaro. Lo Ior deve investire soldi veri.

D. Il San Raffaele ha un buco di quasi 1 miliardo di euro.
R. Non bisogna farsi spaventare dalle cifre, questo è un concordato professionale: è veloce e semplice.
D. È possibile?
R.Certo, perché ci sono degli asset che vanno venduti, le tenute in Brasile, gli aeroplani o gli hotel vanno ceduti di corsa prima si operano queste cessioni e prima si potrà risanare l'ospedale, il vero cuore dell'impresa. Ma tutti devono dare il loro contributo, anche certi creditori che per anni ci hanno guadagnato.

D. Anche loro rivendicano: i loro decreti ingiuntivi sfiorano già 20 milioni di euro, forse anche 50.
R. Molti fornitori davanti a un grande nome come il San Raffaele hanno avuto l'ansia di vendere e non sono stati prudenti. Hanno continuato a fare il loro lavoro nella convinzione che la Regione avrebbe risanato
questi deficit.

D. Ma nessuno verificava i bilanci?
R. Chissà se questi deficit erano davvero palesi, forse i documenti sono stati manipolati.
D. E magari Cal ha compiuto quel gesto per paura che questo venisse scoperto?
R. Questo suicidio, con cui Cal ha dato prova di dignità e coraggio, ora è la via attraverso cui la magistratura entrerà nell'operazione San Raffaele.
D. E che cosa troverà?
R. Se ci sono state manipolazioni sui bilanci, verranno fuori i conti occulti come tutti dicono. La magistratura farà un intervento lungo e necessariamente distruttivo.

D. Qualcuno ha paragonato la vicenda a quella del Pio Albergo Trivulzio che aprì l'era di Tangentopoli. È così?
R. Credo che siano due cose molto diverse, quelli erano dei 'bustarellari' di basso livello qui ci sono truffatori veri, soprattutto uno che con la veste talare ha camuffato la sua dissennata amministrazione.

D. Chi pagherà?
R. Il deficit sarà pagato dai risparmiatori perché la parte che verrà assorbita dalle banche sarà trasferita indirettamente, attraverso il gioco degli interessi e degli accantonamenti, su di loro. Poi pagheranno alcuni fornitori che, se si arriva al concordato, dovranno necessariamente rinunciare a una parte dei loro crediti. La mia speranza è che paghi anche don Verzé, visto che Cal ha già espiato duramente.

D. A meno che l'intervento del Vaticano non gli dia un salvacondotto...
R. Sì, può essere: dipende se sarà operato con velocità tale da bloccare l'intervento della magistratura. Ma il suicidio di Cal potrebbe impedirlo.

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