BRASILE - LA DITTATURA E LA GIUSTIZIA NEGATA, di Alberto Ravizzoli
Brasile. La dittatura e la giustizia negata
Potrá sembrare strano, ma a distanza di 25 anni dalla fine della dittatura militare (1964-1985), ancora oggi le forze legate al regime militare continuano ad occupare posti importanti dell´apparato statale e ad influenzare la política.
Lo scorso 28 settembre, la Commissione Estero e Difesa della Camera (Commissão de Relações Exteriores e Defesa Nacional) ha respinto, a maggioranza un progetto di legge destinato a revisionare la “Lei da Anista” ( legge dell´amnistia) che nel 1979 ha garantito l´impunitá a tutti colori (mandanti ed esecutori) che negli anni del regime si sono macchiati di crimini contro i diritti umani, includendo, oltre ai casi di assassinio, quelli di tortura, stupro e sequestro.
Amnesty International, nel suo rapporto sul 2010, pubblicato nel maggio di quest´anno, ha ricordato come il Brasile é in colpevole ritardo nel far luce sui crimini commessi in quel período (specie negli anni 1968/1975, l´intervallo piú duro della repressione), soprattutto se comparato
all´attivismo degli altri paesi sud americani che hanno vissuto la stessa tragica esperienza.
Argentina (in assoluto la piú giustizialista, con 820 processi aperti e quasi 200 persone condannate nel solo 2010), Cile, Perú e Uruguai, hanno revocato e profondamente mutato leggi simili alla “Lei da Anistia” brasiliana.
Ció anche alla luce dei precisi impegni firmati con la Corte Inter-Americana dei Diritti Umani (che a luglio ha sentenziato che la legge del 1979
é contraria al diritto internazionale e che non puó essere usata per impedire l´apertura di processi per violazione dei diritti umani).
Il Brasile, vale la pena ricordarlo, non ha mai aderito e né ratificato la convenzione di New York del 1968 (meglio conosciuta come la Convenzione delle Nazioni Unite contro i Crimini di guerra e contro l´Umanitá) che quindi non trova applicazione.
I crimini contemplati nella convenzione dell´Onu sono trattati alla stregua dei crimini comuni e trovano quindi soluzione nel codice penale e nelle eventuali leggi speciali, anche per quanto riguarda i termini prescrittivi.
Nel caso del Brasile quindi il caso dei crimini della dittatura non sono perseguibili, perché ormai ampiamente prescritti!
É questa la posizione ufficiale del Supremo Tribunal Federal (equiparabile alla nostra Corte Costituzionale) il quale, per 7 voti a 2, ha confermato la validitá della legge del 1979 ed altresí stabilito che la sentenza di condanna della Corte Inter-Americana dei Diritti Umani non ha nessun valore giuridico, proprio perché in Brasile non trova applicazione la Convenzione Onu di New York.
Il commento del suo allora Presidente, Gilmar Mendes fu:” stiamo parlando di fatti accaduti piú di 30 anni fa.
É molto difficile fare una revisione unilaterale della legge
sull´amnistia”!
Un verdetto in parte anticipato dai lavori della Commissione di inchiesta sui crimini commessi durante la dittatura, istituita dalla Segreteria Speciale per i diritti Umani presso la Presidenza della Repubblica (Presidente Lula) che nel 2007 ha pubblicato il dossier “Diritto alla memoria e alla Veritá”.
Nel dossier si é riuscito a provare ufficialmente, per lo piú tramite testimonanze indirette, 475 casi di violazione, o meglio di “desaparecidos”.
Peccato che la commissione investigatrice, nata con precise limitazioni politiche e istituzionali, si é limitata ad individuare le vittime e non i responsabili e non ha avuto accesso agli archivi di Stato, ancora oggi coperti da segreto.
Il libro quindi, come ammissione dei suoi stessi estensori, voleva essere solo un segnale verso la concordia e il sentimento di riconciliazione. Concetto ben rimarcato da uno dei giudici del STF, Cezar Peluso, che ha affermato:”ogni popolo risolve i suoi problemi in accodo con la sua
cultura; il Brasile ha fatto una scelta per la concordia”.
Ovviamente il giudice votó contro la revisione della “Lei da Anistia”, che appare quindi un provvedimento piú a favore di chi ha vinto e non di chi ha perso.
Forse avrá pesato anche l´aspetto economico, come qualche maligno ha insinuato, perché inevitabilmente l´indicazione dei colpevoli avrebbe
aperto le porte per le azioni risarcitorie dei danni subiti dalle vittime della dittatura.
Molte le considerazioni che si potrebbero fare sul tema, ma ci limitiamo a due.
La prima é che anche il diritto Internazionale deve “passare” dalla dogana, prima di “entrare”in Brasile, perché potrebbe essere “contrario” alla cultura del paese.
La seconda é che risulta del tutto paradossale che il piú strenuo difensore del regime militare oggi sia la sinistra che governa il paese dal 2003.
Alberto Ravizzoli –dal Brasile
vedi anche
DILMA: PRESIDENTE O POLIZIOTTO? (dal Brasile : Alberto Ravizzoli)
IL BEL PAESE NEI GIORNALI BRASILIANI : BERLUSCONI 8, ITALIA3 (dal Brasile Alberto Ravizzoli)
IL BRASILE E LA QUESTIONE "ETNICA". UN PASSATO DA DIMENTICARE. - (dal Brasile : Alberto Ravizzoli)
NON SOLO E.T.A. di Alberto Ravizzoli.