CISGIORDANIA: ABBAS CANCELLA IL DELITTO D'ONORE - paola

Pubblicato il da paetomm@gmail.com

fonte: Nena News

abbas2.jpgIl ritrovamento del corpo di una giovane donna palestinese, uccisa dallo zio per motivi d’onore, ha provocato l’indignazione di migliaia di palestinesi e ha spinto l’Autorità Nazionale Palestinese (Anp) a modificare l’articolo del codice penale giordano relativo ai cosiddetti “delitti d’onore”, in vigore in Cisgiordania dal 1960.

Il 30 aprile 2010 Ayah Baradiya, una ragazza palestinese di 20 anni è scomparsa dopo essere uscita di casa, a Sourif, un piccolo villaggio della Cisgiordania, per dirigersi all’università di Hebron. Tredici mesi dopo, il 6 maggio 2011, il suo corpo è stato ritrovato in fondo ad un pozzo e lo zio di Ayah, Iqab Baradyia, ha confessato di averla uccisa perché non approvava il progetto di matrimonio della nipote.

In un intervista alla Palestine TV, lo zio ha ammesso di aver caricato Ayah in un automobile con l’aiuto di altri due uomini e di averla gettata in un pozzo a pochi chilometri dal villaggio di Sourif. “L’ho uccisa per conservare l’onore della famiglia” ha dichiarato Iqab alla polizia. La giovane è morta poco dopo per annegamento.

Questa brutale uccisione ha scioccato il villaggio di Sourif e tutta la Cisgiordania: ad Hebron e Ramallah sono state organizzate marce e manifestazioni in ricordo della giovane. Grande è stata anche la mobilitazione su internet. Su Facebook si sono formati movimenti in onore di Ayah .

Associazioni di donne ed attivisti palestinesi hanno percio’ chiesto con forza all’Anp di inasprire le pene per gli uomini che hanno ucciso Ayah e di modificare l’articolo 340 del codice penale giordano che accorda addirittura l’impunità agli assassini responsabili dei delitti d’onore

Sotto questo sistema, chi uccide per motivi di onore viene punito con un massimo di sei mesi di carcere.

E’ ancora poco ma la decisione rappresenta un primo passo verso l’equiparazione di queste brutali uccisi agli altri assassinii.

La madre di Ayah, Fatima Baradiya mostra una foto della figliacampagna-contro-i-delitti-donore.jpg
Il 13 maggio durante uno programma speciale di Palestine TV dedicata alla tragica storia della giovane, Tayyeb Abd Al-Rahim, il consigliere del presidente dall’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas, ha chiamato in
diretta il presentatore per annunciare che il presidente si sarebbe impegnato nel modificare il codice penale e nell’inasprire le pene per questi crimini.

Il 15 maggio 2011 il presidente Mahmoud Abbas ha emendato l’articolo 340 del codice civile giordano n.16 aggiungendo che “non include l’uccisione di donne per questioni di onore familiare”. Anche all’articolo 18 del codice penale egiziano n.74, in vigore a Gaza, è stato modificato.

Secondo la stima del Fondo della Nazioni Unite per la Popolazione, circa 5000 persone vengono uccise annualmente in tutto il mondo per “motivi d’onore”.
                                                                                                  
In Palestina non ci sono dati reali su tali crimini poiché non esiste un agenzia governativa che raccoglie queste informazioni. Tuttavia secondo quanto riportato dalle associazioni per la difesa dei diritti umani, ogni anno molte donne vengono minacciate dai membri delle famiglia, e alcune di queste vengono uccise per motivi legati all’onore.

Secondo i dati di al-Haq, una ONG palestinese per i diritti umani, si stima che in Cisgiordania almeno 18 donne siano state vittima di delitti d’onore dal 2005 al 2010.

Questi crimini vengono facilitati da alcune leggi in vigore in Palestina. Non esistono normative specifiche che riconoscono come reato la violenza domestica o sessuale contro le donne.

UnicefIn particolare la legge penale giordana n.16, in vigore in Cisgiordania dal 1960, classifica la violenza sessuale (sia lo stupro che l’incesto) come crimine “contro l’etica e la morale pubblica”, piuttosto che come crimine contro l’integrità fisica dell’individuo.

Le leggi sugli stupri in vigore nei Territori Palestinesi Occupati distinguono tra le vittime vergini e quelle non vergini, e le pene sono più severe se le vittime sono vergini. Queste leggi riconoscono come reato anche l’aborto in caso di stupro o incesto, e di fatto obbligano le vittime a portare a termine la gravidanza.

Il codice penale giordano e quello egiziano non riconoscono come reato la violenza sessuale all’interno del matrimonio. L’articolo 40 del codice penale giordano n.16, in vigore in Cisgiordania, prima dell’ultimo
emendamento del 15 maggio scorso, dava pene ridotte per i crimini d’onore.

La legge penale egiziana, in vigore a Gaza, impone pene più severe per le donne che commettono adulterio (due anni per le donne e sei mesi per gli uomini). L’uccisione della moglie (ma non del marito) nell’atto
dell’adulterio è considerato una circostanza attenuante.

In un intervista al The Media Line, Mouna al-Khalili, segretario generale dell’Unione Generale delle Donne Palestinesi ha dichiarato che Abbas sta implementando un grande numero di misure per garantire una maggior eguaglianza tra uomini e donne.

Al-Khalili si è detta soddisfatta dell’emendamento che è stato implementato nel codice penale poichè “l’articolo 340 forniva agli uomini una scusa per uccidere, con impunità legale, le donne all’interno della famiglia per motivi futili, come ad esempio litigi legati all’eredità”.

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Questo ci fa ricordare le nostre battaglie referendarie degli anni ’70 per il divorzio e l’aborto, e non dimentichiamo che, "il delitto d’onore", in Italia, è stato abolito soltanto nel 1981, con la Legge n° 442 con la quale si abrogava la rilevanza penale della causa d'onore, abolendo sia il "matrimonio riparatore" sia il "delitto d'onore".

E che, ancora oggi, le donne che subiscono violenze, vengono colpevolizzate ed  annientate dall'ignoranza di certuni.

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