- FENOMENOLOGIA DI BERLUSCONI -

Fenomenologia di Berlusconi
Berlusconi, con il suo antidiscorso, sorretto da una infinita energia simbolica, rifiuta di tramutare le parole quotidiane in lessico politico organico, adeguato ad esprimere significati.
Si compiace di infrangere il codice retorico, sospende lo specifico statuto del politico, nega autorevolezza alle istituzioni e annulla il legame con l'esperienza.
Il mondo viene interamente ridotto a rappresentazione giocosa priva di connotati informativi, ed il discorso, monco di qualsiasi intelaiatura tecnica, rimanda a effetti speciali affidati al magismo creativo del capo, che allontana da ogni razionalità pratica e, protetto dal suo smisurato potere, quale fonte di senso, si ritrae dalle regole della corretta persuasione.
In ogni luogo l'antipolitico Berlusconi scorge uno spazio di comunicazione politica, orientata all'immagine e ostile alla tecnica specifica del discorso politico.
Ogni sua frase è rivolta all'attenzione mediatica che sollecita con vaghe e indefinite
espressioni.
Le smorfie scherzose coprono frasi aggressive e si presentano al pubblico con una gestualità suggestiva.
Cadono le distinzioni di luoghi, e la deliberazione, che la retorica classica confinava in un ambito definito, si scongela come pratica quotidiana di una politica in campagna elettorale prolungata.
Il discorso indulge alla deformazione semantica e all'ambiguità di senso perseguite secondo i collaudati strumenti del marketing.
Il consenso, che è l'obiettivo della retorica politica, non si esaurisce in un atto isolato e ponderato, in cui le parole veicolano il pensiero, ma intraprende un percorso tortuoso, che si dipana tra taccuini flash e telecamere.
Berlusconi ama i colpi teatrali e le simbologie, solletica gli stati d'animo rifugge da strutture propriamente logiche, per approdare ad un sistema di significazione politica in cui l'immagine è fabbricata ad arte, rifuta più tradizionale forma linguistica ancorata su basi analitiche.
L'effetto della provocazione contano più del ragionamento efficace.
La narrazione berlusconiana è debole e surreale, priva di una esposizione obiettiva e di nessi conseguenziali.
E' tutta incentrata sulle magie dei suoni, sull'espressività suggestiva del comico.
Anche il rapporto con gli altri capi di Stato e di governo perde ogni formalità, ogni
rispetto del rito, ogni vincolo di cerimoniale.
Le relazioni internazionali si trasformano in irriverenti siparietti degni di uno show televisivo.
Nelle sedi internazionali i capi di stato diventano amici personali, con cui esibirsi in giochi goliardici.
Con la diplomazia della pacca sulla spalla e delle corna immortalate in foto ufficiali, Berlusconi esalta l'informalità, rompe ogni protocollo, spezza qualsiasi tradizione.
Questa rottura berlusconiana delle forme stabilite per gli incontri internazionali è frutto di freddezza e premeditazione.
Questo suo infrangere regole e protocollo è ovviamente deliberato e serve a comunicare che non condivide lo spirito di potenza dei grandi della terra, che si rappresentano attraverso rituali incomprensibili tanto a lui, che li irride, quanto al popolo del quale intende incarnare gli umori.
Tratto da un saggio di Michele Prospero "Il comico della politica" edito da ediesse.
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