SIRIA - Bashar Al-Assad e la sua Consigliera - (paola)

Pubblicato il da paetomm@gmail.com

                                                                                         Bothaina-Shaaban.jpg Bouthaina Shaaban, 57 anni, sposata, tre figli, rappresenta il volto occidentale della Siria.

Indipendente, colta, coriacea, ambiziosa, ha scalato tutti i gradini del potere, fino a diventare la persona più influente nell' entourage del giovane presidente, di cui è consigliera politica e consigliera per la stampa. Il potere le è stato dato per gli indubbi meriti professionali, ma in gran parte se lo è conquistato da sola.

Come fidata interprete, non soltanto ha conosciuto le asprezze e le titubanze dei due presidenti, ma pregi e difetti di molti potenti della Terra che andavano in missione in Siria. La dottoressa Shaaban conosce più cose e retroscena internazionali di gran parte della nomenklatura del regime.

Morto Assad, è passata da subito alle dipendenze del figlio.

È in questa fase che la Shaaban ha consolidato il suo ruolo politico, per volere di Bashar, che l'aveva scelta con un doppio obiettivo: continuare ad avvalersi dei consigli a tutto campo della preziosa collaboratrice, e avere un affidabile e fedelissimo punto di riferimento all' interno del governo.

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La padronanza della lingua inglese e la certezza di saper interpretare perfettamente il pensiero del presidente le hanno ovviamente creato problemi, invidie e gelosie. Alimentate dal ruolo di consigliera a tutto campo, che di fatto la pone al di sopra di quasi tutte le istituzioni politiche. A parte, ovviamente, quegli apparati di sicurezza che secondo alcuni analisti contano persino più dello stesso Presidente. In questi giorni Bouthaina Shaaban, per amor di tesi e per la volontà di servire al meglio il suo superiore, probabilmente ha ecceduto.

Come quando ha detto di non seguire altre televisioni per sapere la
verità: «Visto che queste cose succedono in Siria, l' unica tv che dice la verità è quella statale!». Polemica evidente nei confronti di Al Jazeera, il canale arabo del Qatar più seguito dalla gente e più odiato dai regimi.

E, non a caso, è giunta la notizia del licenziamento della direttrice di uno dei tre quotidiani di regime, Samira Musalima, portavoce non ufficiale del potere siriano per il canale satellitario al Jazeera.

La Siria sta rapidamente raggiungendo un punto di non ritorno.

Di fronte al presidente Assad si apre un bivio molto semplice: di qua le riforme, di là la repressione.

Ma alla fin fine, come ci hanno insegnato le altre rivolte arabe, il livello di riforme necessarie a calmare le acque o è molto alto o è inesistente. E la leadership dell’erede Bashar, non ha mai dato fin qui particolari segni di forti capacità né strategiche né politiche - nemmeno nel senso di forza repressiva che il padre era capace di scatenare.Hafez-al--Assad.jpg

Per cui, se tanto dà tanto, al di là anche delle intenzioni della presidenza, molto presto la Siria potrebbe diventare terreno di intervento di altre potenze regionali. Non intendiamo qui né un’occupazione militare né tanto meno un intervento diretto degli occidentali.

I giochi dentro questa nazione sono però troppi e troppo aperti perché la rivolta contro gli Assad proceda troppo a lungo e vada fuori controllo.

La ribellione siriana sarà pure, infatti, parte dell’onda delle rivoluzioni popolari del Nord Africa, ma sposta l’asse della storia dal Mediterraneo alla regione a più alta tensione del mondo - il triangolo petrolifero tra Iran, Iraq e Arabia Saudita.

Il paradosso è dunque che proprio un Paese senza petrolio, qual è la Siria, rischia di aprire una falla nel faticoso equilibrio che negli ultimi dieci anni si è costruito intorno alla cassaforte energetica mondiale.

Va notato che la Siria è governata dagli Assad che sono una minoranza sciita alawita in un Paese a maggioranza sunnita.L’esatto contrario di quel che è stato l’Iraq di Saddam Hussein, per intenderci. Il che la dice lunga nel rapporto con l’Iraq attuale.

La tensione inter-islamica è all’origine di uno degli episodi della formazione della Siria moderna la cui memoria oggi rischia di avere molto peso negli eventi di questi giorni: nel 1982, nella città di Hama, Assad padre sterminò ventimila persone per dare una lezione ai Fratelli Musulmani. Oggi però l’esercito popolare è a maggioranza sunnita, e questo mette a rischio la coesione dell’intervento del governo centrale.

Per Washington infatti la Siria pone un serio dilemma. L’indebolimento degli Assad sarebbe positivo per gli Usa perché indebolirebbe l’influenza regionale iraniana. Ma una crisi non risolta bene e presto rischierebbe di scalfire il precario equilibrio iracheno. Per ora si sa che a Damasco il nuovo ambasciatore Usa, Robert Ford, sta fortemente consigliando al Presidente la via delle riforme.

Mahmoud Ahmadinejad

Ma lo scenario è pronto, come si diceva, per una sorta di apertura a un intervento di potenze esterne. È possibile che più o meno apertamente si muova l’Iran: un po’ di settimane fa, come si ricorderà, subito dopo la caduta di Mubarak, il Canale di Suez fu attraversato da due navi da guerra iraniane. La loro apparizione nel Mediterraneo suscitò allarme. Quelle navi erano dirette in Siria, e ancora lì stanno.

Si muove tuttavia anche la Turchia, altra potenza che in questa crisi libica ha assunto peraltro un maggior ruolo nei confronti degli Stati Uniti. Fra Istanbul e Damasco corrono relazioni, anche recenti, «fraterne», con una vigile presenza dell’abile Erdogan sul fragile giovane Assad.

Un altro dilemma dunque si è aperto, un altro gioco nel Grande Gioco. Un altro possibile deragliamento del mondo arabo, in una maniera o nell’altra, è dietro l’angolo.

Fonti: - http://milleeunadonna.blogspot.com/-  e - Lucia Annunziata-   

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  olivia

 

 

 


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