PUTIN VUOLE AUMENTARE LE PENSIONI! SIGLERA' L'ACCORDO DA VESPA?

Pubblicato il da paetomm@gmail.com


im_RussiaSeniorsDay_216343_1-300x225.jpgPare destino che in questo XXI secolo le pensioni siano il punto cruciale di ogni programma di governo, in ogni posto.

Se in Occidente la vulgata comune tra governanti, economisti e media vuole il continuo ridimensionamento delle pensioni, in Russia, dove esse sono indecorosamente misere nonostante una riforma che l’anno scorso le ha migliorate molto, Vladimir Putin dice di volerle aumentare considerevolmente.

Forse non a caso, le date previste per gli aumenti sono in perfetta sintonia con le scadenze elettorali: nel febbraio 2012, alla vigilia delle presidenziali del mese successivo, le pensioni saranno aumentate del 7 per cento; in aprile, di un altro 2,5 per cento.

Suona un po’ come le promesse elettorali di Lauro nella Napoli anni ’50, la scarpa destra prima del voto e la sinistra dopo, ma non importa.

Quel che conta è che il governo sembra avere sul serio l’intenzione di migliorare la condizione drammatica di povertà in cui vivono milioni di anziani in Russia: in un recente discorso Putin ha detto con orgoglio che “molti Paesi europei vorrebbero fare la stessa cosa ma non sono in grado di farlo: è un serio problema. Ma noi non abbiamo questo problema”.

In effetti però un bel po’ di problemi ci sono anche in Russia, visto che nonostante il livello ancora misero delle pensioni (quelle di anzianità, le più comuni visto che interessano 36 dei 40 milioni di pensionati russi, sono mediamente poco superiori ai 200 euro mensili, mentre le pensioni sociali raggiungono poco più della metà di questa cifra) il deficit del fondo pensioni raggiungerà quest’anno il 3 per cento del Pil.

E si tratta di problemi strutturali non aggirabili: l’aspettativa media di vita dei cittadini sta per fortuna aumentando (anche se per i maschi è ancora bassissima, solo 63 anni, meno che in India) mentre il trend demografico resta molto negativo, cioè sta diminuendo considerevolmente il numero delle persone in età lavorativa che pagano i contributi. Per giunta il presidente uscente Medvedev ha voluto quest’anno una forte diminuzione delle tasse “sociali” a carico delle aziende medio-piccole, per stimolare la crescita economica.

Si era parlato molto, negli ultimi anni, di aumentare l’età di andata in pensione, oggi tra le più basse del mondo (60 anni per gli uomini e 55 per le donne): ma Putin ha esplicitamente detto che questo non verrà fatto. E dunque diventerà sempre più difficile reperire le risorse per finanziare un sistema che ha già un forte deficit e minaccia di aumentarlo gravemente nel prossimo futuro.

I ministri del governo attuale non hanno nascosto un certo allarme dopo le parole del premier e prossimo presidente: loro con tutta evidenza pensavano proprio di affrontare il problema pensioni con un progressivo aumento dell’età pensionabile.

Il principale avversario di un miglioramento delle pensioni, il liberista (ex) ministro dell’economia Aleksej Kudrin, è stato licenziato poche settimane fa da Medvedev per contrasti personali; gli altri ministri, imbarazzati e timorosi di mettersi di traverso, ora parlano di reperire fondi attraverso la leva fiscale, in particolare con una tassa sui consumi (una sorta di Iva) e una tassa speciale sulle grandi compagnie energetiche, che ancora realizzano fortissimi utili grazie ai prezzi alti del petrolio sui mercati internazionali. Ma se, come in tanti ormai prevedono, questi prezzi dovessero calare nel prossimo futuro per via della crisi globale?

fonte: http://goo.gl/dzDxz

di Astrit Dakli

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