IN MAROCCO HA VINTO L'ASTENSIONISMO
Il partito islamico moderato Giustizia e Sviluppo (Pjd) del Marocco ha rivendicato nella notte un'ampia vittoria, oltre le previsioni, alle elezioni legislative di ieri, i cui risultati sono attesi oggi.
"Il nostro partito supera di gran lunga i suoi rivali nell'insieme del paese", ha detto Hassan Lamrani portavoce della campagna elettorale del Pjd mentre Lahcen Daodi, numero due del partito, alla Afp ha parlato di un "un maremoto in tutte le grandi città".
Il presidente del Pjd, Abdelilah Benkirane, citato dai media svizzeri si è spinto a ipotizzare "tra i 90 e i 100 seggi" sui 395 della Camera dei rappresentanti. Il Pjd è stato finora il primo partito all'opposizione con 48 seggi.
Non è passata la "rivoluzione attraverso le urne", quella che il re del Marocco Mohamed VI e la classe politica marocchina volevano opporre all'indifferenza della popolazione e agli esempi del resto del Nordafrica. Alle elezioni anticipate per il rinnovo della Camera dei rappresentanti ha votato il 45% dei 13,6 milioni di iscritti alle liste elettorali.
Un dato più alto - certo - del 37% del 2007, ma non abbastanza per dare al parlamento quell'ampio mandato che i partiti - e il re - cercavano per rendere operativa la nuova Costituzione voluta dal sovrano proprio per arginare il vento della primavera araba che soffiava da est. Al referendum di luglio sulla Carta fondamentale, la partecipazione al voto era arrivata al 72%.
"Tutto si è svolto nella calma e nella normalità, secondo le istruzioni del re", ha detto in una conferenza stampa in serata il ministro dell'Interno, Taib Charkaoui. Per le strade di Rabat oggi sembrava un venerdì qualunque, con poco traffico e i fedeli che a mezzogiorno si sono inginocchiati per la preghiera davanti alle moschee. Nessun manifesto elettorale, solo qualche generico volantino che invitava ad andare a votare.
E quando si chiedevano indicazioni per raggiungere un seggio, l'espressione di chi rispondeva era quasi smarrita: "Elezioni?", sì elezioni. I risultati saranno comunicati domani dal ministero dell'Interno. Su 33 formazioni in lizza, sono tre i principali partiti che si contendono la maggior parte dei 395 seggi in parlamento: il partito moderato islamico Giustizia e Sviluppo (Pjd) di Abdelilah Benkirane (fino a oggi all'opposizione e ispirato al tunisino Ennahda che ha vinto le elezioni del 23 ottobre), l'Istiqlal del premier Abbas al Fassi e l'Rni del ministro delle Finanze Salaheddine Mezouar, che fa parte del cosiddetto G8, la 'Coalizione per la democrazia'. Ma per governare sarà comunque necessario formare alleanze, che al momento appaiono tutt'altro che scontate. Tutti i partiti hanno basato una campagna elettorale sotto tono sull'economia e il lavoro.
"Faccio il sarto e guadagno 500 dirham (50 euro circa) a settimana, le pare abbastanza con tre figli?", ha spiegato Hilal Oidrhiri Mostafa, rappresentante di lista in un seggio della medina, ammettendo di essere lì oggi solo per la paga del giorno, tra i 15 e i 20 euro. Lui fa il tifo per il Pjd, ma "comunque 33 partiti sono troppi, si spendono troppi soldi".
Sul marciapiede davanti al parlamento, sotto un sole caldo, qualche telecamera per gli stand-up delle tv, ma nulla di più. Ieri sera la stessa avenue Mohamed V era stata bloccata dal 'Movimento 20 febbraio', nato sulla scia dei movimenti tunisini ed egiziani per chiedere riforme profonde, e che hanno invitato al boicottaggio delle elezioni. Ma nulla a Rabat che assomigliasse, neppure da lontano, a piazza Tahrir: in mattinata erano già spariti.
"Vogliamo evitare lo scontro frontale" con le autorità, ha spiegato Oman Radi, uno degli animatori del gruppo che ha indetto per il 4 dicembre una "giornata della collera". "Non ci importa chi vincerà, perché il potere resterà nelle stesse mani. Quelle dell'entourage del re" che, secondo il giovane militante, "ha una grande esperienza di brogli". Sul voto hanno vigilato 4000 osservatori marocchini e internazionali. Tra questi anche un deputato italiano, il radicale Matteo Mecacci, secondo il quale invece "dall'organizzazione delle elezioni appaiono elementi di trasparenza e pluralità "Non ho elementi - ha assicurato - per dire che ci siano state delle frodi".
ELEZIONI, GIUSTIZIA E SVILUPPO (PJD), ABBIAMO VINTO
Il partito moderato islamico Giustizia e Sviluppo (Pjd) ha detto di aver vinto nel maggior numero di seggi nelle elezioni parlamentari che si sono svolte ieri. 'In base ai rapporti dei nostri rappresentanti presso i seggi in tutto il paese, siamo i vincitori. Siamo primi a Rabat, Casablanca, Tangeri, Kenitra, Sale, Beni Mellal e Sidi Ifni, per citare solo alcune citta'' ha sottolineato Lahcen Daodi, numero due del partito islamico. Il governo non ha confermato il dato. I risultati ufficiali saranno comunicati oggi dal ministero dell'Interno.
fonte: http://goo.gl/BnTQw
di Laurence Figà-Talamanca