ERANO TANTI IN QUELLA PALESTRA -

Pubblicato il da paetomm@gmail.com

Anche la tv araba Al Jazeera ha raggiunto Bulciago per seguire il funerale di Vittorio Arrigoni perchè: «pochi uomini avrebbero rinunciato agli agi e alle comodità di questo luogo per schierarsi dalla parte dei deboli e degli oppressi come ha fatto Vittorio»

La mamma Egidia si rivolge agli amici palestinesi del figlio:

"Continuate a lavorare per la vostra terra, restando uniti. Mio figlio è stato la voce dei senza voce; non un eroe ma solo un ragazzo che con una vita un po’ speciale ha voluto affermare che i diritti umani sono universali e vanno sempre difesi".


Per lei è stato il giorno più lungo, forse ancora più lungo di quelli che Vittorio le faceva trascorrere senza chiamare casa.

Raccolta in un abito nero lungo fino alla caviglia, al collo una leggera sciarpa scura con fili d'argento, nascosti due giri di perle e un lieve ombretto agli occhi, Egidia Beretta oggi incarnava in sé tutto il dolore della madre che ha di fronte il cadavere, martoriato, del figlio.

Diversamente dalle altre volte quando Vittorio era preso ostaggio o finiva in terre devastate dalla guerra, senza la possibilità di chiamare
casa per giorni interi, il terrore di una fine tragica oggi si è concretizzato per la famiglia in quella bara avvolta dalla bandiera palestinese sormontata dai colori della pace.

Da oggi non ci sarà più un telefono che dovrà squillare per annunciarne la liberazione o per far sentire la voce dalla "r" marcata di Vik, che tranquillizza mamma, papà e sorella.

Da oggi tutto è finito.
Seduta in prima fila, nella sedia più prossima alla bara, Egidia Beretta è apparsa ben diversa da quella donna che tutta Italia ha visto: forte, pronta a parlare con i giornalisti e a rilasciare interviste, mai provata.

Oggi il dolore si è pietrificato nel suo sguardo fermo, immobile, con poche e rapide occhiate lanciate verso la bara, quasi a voler scacciare quello che un tempo era un timore e che oggi purtroppo è realtà. La testa reclinata a fissare terra, spesso appoggiata alla mano destra, come dovesse sostenere il peso di un macigno.

Stretta nel suo dolore, composto e misurato, Egidia Beretta era come avesse intessuto un dialogo tutto personale con quel suo figlio, tanto diverso dai coetanei, estraniata dalle migliaia di persone che aveva
attorno, come se ci fossero solo lei e Vik, lì nella palestra di Bulciago. Con le mani spesso giunte a coprirsi il volto o adagiate sul ventre, quel grembo dove 36 anni fa hanno preso forma i primi caratteri del giovane
"ribelle" per la pace, la mamma sindaco ha mostrato, pur con grande compostezza, tutta la sofferenza che ha consumato lei e la sua famiglia in questi 9 giorni.


Su quelle ginocchia dove Egidia teneva Vittorio quando era bambino, oggi c'erano delle lettere che la comunità palestinese, il vescovo emerito di Gerusalemme, gli amici e i compagni di ideale hanno voluto lasciare a ricordo dell'affetto, a volte nascosto altre più manifesto, che Vik era riuscito in questi anni a conquistarsi.

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