LA SAGA DEI BOSSI E COME PAPA' SISTEMA I SUOI "PARGOLI" - paola

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di Alessandra Jaromi 

umberto-magnoTutti a tenere d’occhio Renzo, e invece.

«E invece è all’ultimo che dovete guardare» consigliava già un annetto fa un dirigente della Lega Nord.

Il Delfino non è Renzo, del resto il soprannome di «Trota» glielo ha dato proprio papà Umberto Bossi. No. Il Delfino è l’ultimo figlio nato dal matrimonio con Manuela Marrone, seconda sposa del Senatùr: Sirio Eridano. Come l'antico nome del Po (Eridano) e come la stella più luminosa (Sirio). Classe 1995, il quarto figlio di Bossi non ha ancora 18 anni, ma dicono che da almeno un paio stia studiando da capo.

ROBERTO LIBERTÀ NELLO STAFF DEL SENATÙR. Renzo è in Consiglio regionale, Roberto Libertà lo davano in Consiglio comunale a Milano già alle scorse elezioni ed è certo che prima o poi un cadreghino lo otterrà. Per il momento, però ha debuttato nello staff del padre un annetto fa, tanto che quando Luca Zaia era stato appena eletto governatore del Veneto, spuntò nel codazzo di Bossi a palazzo Balbi.
Di lui, Roberto Libertà, 21 anni, si sa che ha una passione per l’agricoltura e ovviamente la «testa calda» di famiglia. Memorabile la denuncia che rimediò per lesioni e ingiurie l’anno scorso per aver fatto un gavettone di acqua e candeggina a un militante di Rifondazione comunista in una notte di attacchinaggio di manifesti elettorali nel varesotto.

La solitudine del primogenito Riccardo
Del resto il Dna non mente, a guardare anche il primogenito Riccardo, pilota di rally, nato dalle prime nozze con Gigliola Guidali. Bossi in veritàRiccardo_bossi.jpg non lo ha mai considerato granché. Oddio, qualche posticino glielo ha pure trovato, dalla consulenza per 3 milioni di vecchie lire con le Cooperative padane alla ben più importante esperienza come assistente dell’europarlamentare Francesco Speroni.

Correva l’anno 2004 e scoppiò il putiferio. Sei anni più tardi Riccardo ricordò così, in un’intervista al settimanale A, quella vicenda: «Io sono iscritto a Economia. Mi manca qualche esame. A dire la verità me ne mancano più di 10». E le accuse di nepotismo? «Hanno voluto attaccare la Lega. È assurdo che mi venga vietata ogni esperienza solo perché ho un cognome importante. E poi quando è scoppiato il caso sono tornato a casa».

Già, la Lega. Però nel partito il Senatùr non lo ha fatto entrare mai, Riccardo. La Padania dedicò invece una paginata ai 12 anni di Roberto Libertà. Era il 7 agosto 2002 e il titolone di prima era: «Roberto Libertà, auguri».

IL DURO DEI BOSSI CON LA PASSIONE PER IL PADRE.
Su Riccardo, niente. Seguiva mamma Gigliola per l’Italia: lei gestiva discoteche, lui conosceva le ragazze, «preferivo quelle più grandi, le navi scuola» racconterà poi con eleganza padana. La stessa che, per dire della «testa calda», lo portò a svelare con orgoglio dell'episodio in cui difese l’allora moglie Maruska Abbate, sposata a 26 anni e madre di sua figlia Lavinia: «Una sera, a un semaforo, ci affiancano tre sbarbati su una Mini. Uno di loro, guardando mia moglie, dice: 'Guarda che bella faccia da zoccola'. Il semaforo dopo l’ho tirato giù dalla macchina facendolo passare dal finestrino: gli ho dato una compilation di schiaffoni. L’ho picchiato come un tamburo (…) È stata l’ultima volta che le ho date a qualcuno, però io sono uno che non le manda a dire. Se ho voglia di mollare un ceffone, lo mollo».

Tranne che a papà, certo, per il quale ha un’ammirazione che sfiora Copia-di-renzo-bossi1.jpgl’idolatria, «per me è un supereroe, un immortale», e col quale smise immediatamente di protestare quando, appreso del suo progetto di andare sull’isola dei famosi, Bossi reagì ruvido: «Ce lo mando a calci».
«Scherzava» dirà Riccardo più tardi, negando di aver mai tenuto a quell’esperienza, «era più un’idea di mia moglie». Ma non era vero.    

Le confessioni televisive a Barbara D'Urso 

Comunque Riccardo è il solo a parlar di sé, e non solo a far parlare di sé, in pubblico. L’ultima confessione l’ha fatta pochi giorni fa a Cuore a cuore di Barbara D’Urso durante Pomeriggio cinque: dalla prima fidanzatina, Moira, «io avevo 13 anni, lei 18», all’ultima storia d’amore con Rosy Dilettuso de La pupa e il secchione, dal divorzio fra «la Gigliola e l’Umberto» quando lui aveva solo 3 anni, fino alle tragiche ore della malattia di papà, «quanto male parlarne». Roba che gli altri Bossi devono aver cambiato canale per non indignarsi.


ERIDANO SIRIO, IL PROTETTO DALLA MAMMA. Di Roberto Libertà valla a scovare un’intervista. Renzo s’è rassegnato a non cambiare un telefono al mese per seminare i giornalisti solo da quando è stato eletto in ConsiglioUmberto Bossi e il figlio Renzo con la coppa(1) regionale. Sirio Eridano è invece protetto da mamma Manuela: se vuoi notizie su di lui devi passare da lei e non c’è Umberto che tenga.
Quando scelse il suo nome, Bossi raccontò la leggenda di Fetonte, il figlio del Sole che un bel giorno condusse il carro fiammeggiante del padre troppo vicino alla Terra, rischiando di bruciarla. Allora Zeus gli sparò un missile, facendolo precipitare nel fiume Eridano. Ecco. Per Bossi Eridano «è il dio che ha dormito per secoli sul fondo del fiume, la metafora dei popoli del Nord pronti alla battaglia». In nomen omen. Fra poco sarà maggiorenne. Per l’esattezza nel 2013, l’anno delle elezioni politiche…

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