GUERNICA, LA CITTA' DISTRUTTA, RESA IMMORTALE DA PICASSO
Guernica di Picasso: l’enigma di un capolavoro svelato in un film del ‘32
E’ un’ icona del ventesimo secolo. Il ritratto agghiacciante dei volti disperati di una guerra. Un simbolo pittorico che ne racchiude mille e prova a raccontare la morte inflitta da uomini ad altri uomini, animali, paesaggi, in un crescendo di devastazione senza vie di fuga.
Dopo che Pablo Picasso ebbe dipinto Guernica nel 1937, nulla nel mondo della pittura sarebbe stato lo stesso. La strada del simbolismo era stata tracciata, ma mai nessuno, eccezion fatta che per Leonardo, era riuscito a depistare il pubblico con una carica enigmatica di così vasta portata.
Guernica è un olio su tela dalle dimensioni di 349X776 cm: un pannello enorme di soggetti spigolosi che urlano terrore, figure estranianti che vanno da una madre atterrita con il figlioletto in braccio, a un Minotauro dagli occhi asimmetrici, fino a un inquietante cavallo che sembra urlare, più che nitrire, la sua indomita paura.
Un’opera controversa
Oltre ad evocare con il titolo “Guernica” il nome di una delle città più ferocemente distrutte durante la Guerra Civile Spagnola, Pablo Picasso non volle mai pronunciarsi più di tanto sul suo capolavoro. Lasciò ai posteri l’ardua sentenza di arrovellarsi il cervello in cerca di spiegazioni, e da antifranchista convinto, pretese che la sua opera venisse portata via dalla Spagna fino a quando non fosse stata deposta la dittatura.
Fu accontentato, ma non riuscì mai ad assistere al rientro trionfale del Guernica in Patria, nel 1981, quando era già morto da otto anni.
A 30 anni esatti dal ritorno del quadro in Spagna critici e semplici appassionati si chiedono ancora da dove abbia realmente tratto ispirazione il genio Picasso per dipingere la sua opera.
Ed ora spunta sul País una nuova ipotesi ad opera di José Luis Alcaine, volto noto in Spagna per essere direttore della fotografia di numerose pellicole di successo, tra cui quelle di Almodóvar.
Ebbene, secondo Alcaine, non fu come molti sostengono un articolo giornalistico che narrava della devastazione, né la suggestione di padri della pittura iberica come il Goya ad ispirare Picasso, bensì un film intitolato “Addio alle armi” del regista italo americano Frank Borzage (datato 1932), e a sua volta rifacimento dell’omonimo romanzo di Ernest Hemingway. Di fatto è noto che quest’ultimo sia stato molto amico del pittore spagnolo, con il quale condivideva lo spirito ribelle nei confronti dei totalitarismi devastatori del XX secolo.
Oltre questo fragile indizio, Alcaine porta alla luce delle prove più consistenti per avvalorare la sua ipotesi. Nel film in bianco e nero ci sarebbe un’intera sequenza, che per convenzione definisce “la strada”, in cui appaiono in ordine, una mano bianca mozzata dalle dita gonfie, una madre con il figlio in grembo come in una moderna citazione della Pietà, una donna con le braccia spiegate al cielo con il volto pallido di terrore: tutte scene che rivediamo in Guernica. Altro dato sorprendente è che nella strada compaiono all’improvviso oche e cavalli: i due animali presenti nel quadro.
L'orrore della guerra
La pellicola ha comunque un’impostazione spiccatamente romantica, poiché narra di un amore travagliato sullo sfondo della Prima Guerra Mondiale.
Per la verità, pare che Hemingway non gradì molto quella trasposizione cinematografica del suo libro, considerandola un’opera strana, con influssi propri del cinema sovietico, fatta di spezzoni frammentari e misteriosi, proprio come quello della strada analizzato prima: insomma, una sorta di “collage paradossale”, che secondo Alcaine somiglia troppo all’occhio imperscrutabile di Guernica. Nel 1937, quando Picasso dipinse il quadro, “Addio alle armi” era in programmazione in molti cinema d’Europa; tuttavia subì un forte boicottaggio soprattutto nei paesi fascisti, per via della sua ottica anti-bellicista, contraria alla morale guerrafondaia dell’epoca.
Alcaine è convinto che, da cinefilo appassionato qual era, Picasso non perse l’occasione di vedere quel film.
Elucubrazioni a parte, il mistero del Guernica appare dissolversi in un’unica lapidaria battuta. Quella che pronunciò lo stesso autore Pablo Picasso dinnanzi all’ufficiale tedesco che, in visita al suo atelier, gli chiese con disappunto “Ha fatto lei questo orrore?” la risposta del genio fu “No, è opera vostra”.
fonte: http://goo.gl/19ewY
di Maria Del Vecchio
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