LE COMUNITA' CINESI IN ITALIA E LA LORO ECONOMIA SOLIDALE
Diceva Confucio che l’attenzione per gli altri è la base per una buona vita e una buona società. E più che un semplice aforisma: questo detto sembra rivelare il segreto del successo economico della comunità cinese in Italia.
Con più di 35.000 imprese - di cui poco meno della metà (15.000 circa) sono gestite da donne- gli immigrati cinesi fanno della riuscita economica imprenditoriale il fondamento stesso del loro essere qui: diventare laoban - imprenditore/imprenditrice, più che un’ambizione economica rappresenta il potenziamento dello status sociale davanti agli occhi della comunità, sia in patria che fuori.
Così, proprio mentre l’ indebitata Italia propone alla Cina di acquistare i titoli di stato - alimentando la moderna paura che prima o poi ’i musi gialli’ acquisteranno ogni singolo angolo del pianeta alla faccia delle nazioni - e proprio mentre le imprese italiane faticano a sopravvivere, chiudono o se ne vanno all’estero, quelle cinesi resistono. Ma come?
Parallelamente alla paura che prima o poi il famigerato dragone si mangerà tutti, corre voce che l’imprenditoria cinese in Italia sia in realtà sostenuta da oscure e potentissime forze, quali la crudele mafia cinese, la Repubblica popolare stessa (attraverso un subdolo sistema statale di colonizzazione economica), o addirittura peculiari caratteristiche biologiche intrinseche alla ’razza’: per esempio che possono lavorare interrottamente per 18-20 ore al giorno senza stancarsi.
Ma la realtà è molto più semplice, e potrebbe persino insegnare qualcosa anche a noi. L’economia gira laddove c’è solidarietà, e cioè la confuciana “attenzione per gli altri”. Così gli immigrati cinesi, arrivati verso la metà degli anni Ottanta hanno aperto negozi e iniziato piccole imprese costruendo soprattutto una fitta rete di rapporti di mutuo soccorso e aiuto all’interno della comunità.
“Senza aiuto non vai da nessuna parte. Quando sono arrivata qui ho lavorato nel ristorante di mio zio. Per me non era importante avere vacanze o i riposi. Io e i cugini sapevamo che stavamo aiutando lo zio a farcela, e quindi abbiamo lavorato per quello, sapendo che poi gli altri avrebbero aiutato noi quando iniziava la nostra attività”
E così è stato per Axia, che ha aperto un beauty-salon vicino all’università di Torino una decina di anni fa. Quando ha avuto i bambini è arrivata la nonna dalla Cina a guardarli, quando ha avuto bisogno di un prestito ci ha pensato lo zio, per qualsiasi altra cosa, dalla gestione della casa alle ripetizioni di italiano, dai documenti alle traduzioni, c’è sempre un connazionale che si presta per dare una mano. “Ma è così anche per i matrimoni: tanti uomini che hanno aperto un’attività in Italia poi cercano una sposa cinese, e allora ci pensano gli altri a trovargli una moglie”
Il sistema ricorda un po’ le società di mutuo soccorso, che ammortizzavano le difficoltà quotidiane delle vite degli operai, specie quelli venuti dal meridione, negli anni della Torino industriale.
Ma più che essere vestigia del passato, l’intreccio tra economia e solidarietà di gruppo, etnica, e persino religiosa è più che mai una delle prospettive future delle società umane: nel 2009 il premio Nobel per l’economia è stato vinto da Elinor Ostrom che ampliando il concetto di commons - i beni comuni condivisi, anche alla sfera culturale, tecnologica e imprenditoriale ha mostrato come il collasso ecologico ed economico possa essere evitato proprio attraverso solidarietà e condivisione.
E in un certo senso, l’attività economica cinese- che sia un ristorante, un centro massaggi, un negozio all’ingrosso di alimentari o vestiti- è proprio percepito da chi ci lavora come un ’common’, un bene comune in cui l’individuo si sacrifica per il bene collettivo, la sopravvivenza dell’impresa.
Si tratta di attività economiche o di tante microeconomie che sfuggono alle logiche della macroeconomia istituzionale: solidarietà, microcrediti, mutuo soccorso e aiuto nell’iniziare piccole imprese sono azioni tipiche delle comunità immigrate in Italia. Attorno alla moschea, alle chiese pentecostali, così come ai quartieri ad alta presenza straniera, queste attività ri-definiscono l’andamento economico delle grandi città italiane.
C’è poco da stupirsi, quindi, che l’economia vada un po’ meglio laddove la comunità ti sostiene e non ti lascia da solo ad affrontare la complessità ed i capricci del mercato globale.
fonte: http://goo.gl/pPaEv
di Sara Hejiazi
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