IL GIOVANE STATO DI MACEDONIA HA COMPIUTO VENT'ANNI.
Erano in migliaia a celebrare i primi vent’anni della giovane Macedonia. L’otto settembre 1991 la piccola regione balcanica è diventata una nazione a tutti gli effetti.
Come tutti i ventenni è in bilico tra maturità e ribellioni adolescenziali. Scissa tra problemi con la Grecia, un’economia ancora non particolarmente competitiva, leader “chiacchierati” e una candidatura all’entrata nell’Ue che dura ormai da sei anni.
Le celebrazioni sono iniziate alle 18 davanti al Parlamento, dove il Primo Ministro Nikola Gruevski ha esortato tutti ad “abbracciare l'unità nazionale e la difesa della società civile”, come ha riportato l’agenzia di stampa Mia.
Nicola Grueski P.M.
“Nel corso di questi 20 anni abbiamo creato uno stato indipendente e democratico. Siamo passati attraverso un processo di transizione lenta e difficile… Abbiamo visto i conflitti e riconciliazioni. Tuttavia, ciò che abbiamo creato è un sistema unico e funzionale, rispettando le differenze culturali e abbiamo dato dimostrazione di tolleranza verso le minoranze”, ha dichiarato soddisfatto il premier.
Il programma celebrativo ha come scopo il concetto cosmopolita della nazione (costituita da macedoni, albanesi e turchi) ed ha come missione l’unione della società civile, indipendentemente dal loro sfondo politico, ideologico, religioso e nazionale.
"La festa di oggi è la celebrazione della nostra vittoria, di un patrimonio trasferito da una generazione all’altra… è una memoria che non deve svanire", ha concluso Gruevski.
Dalla piazza dedicata ad Alessandro Magno, il corteo cerimoniale si è
mosso verso il nuovo museo della lotta macedone, da dove il Presidente macedone, Gjorge Ivanov, ha voluto tenere un altro discorso alla nazione.
Il premier “chiacchierato"
Gruevski è un personaggio "amato e odiato nella stessa misura dai suoi cittadini", come ha scritto The Economist. Considerato l’astro nascente della politica balcanica, a 29 anni Gruevski, è già stato ministro dell’Economia e primo ministro per ben due volte. A luglio ha vinto la sua terza elezione di fila, eppure i suoi detrattori lo definiscono corrotto, populista e nemico della libertà di stampa. Soprattutto i giovani fanno fatica a considerarlo un politico pulito.
"La televisione A1TV criticava l’operato del primo ministro. E ora ha chiuso. Così pure tre quotidiani di opposizione. In questo paese c'è sempre meno spazio per le voci di dissenso", racconta all' Osservatorio Balcani e Caucaso la ventiduenne Tina, studentessa di legge a Skopje.
Un altro ragazzo aggiunge: "Gruevski è vendicativo, molti macedoni lo vedono come il diavolo incarnato". L'Unione Europea osserva in silenzio ma è inflessibile in merito: Skopje deve garantire libertà di espressione
e pluralità di opinioni. Ma al momento, rivela Reporter Senza Frontiere, i media macedoni vivono una situazione disastrosa.
La storia macedone
La piccola Repubblica di Macedonia è stata l’estrema periferia meridionale della Jugoslavia di Tito fino al ‘91.
Il dittatore, per quarant’anni ha garantito la stabilità dell’intera regione. “Sei stati, cinque nazioni, quattro lingue, tre religioni, due alfabeti e un solo Tito”, è stata la filastrocca che ha echeggiato nei Balcani durante
la sua dittatura.
All’inizio degli anni ’90 gli equilibri mondiali cambiarono e con essi anche la dittatura del Maresciallo, svanì. Il piccolo Stato, ancora in festa per il raggiungimento della democrazia, si trovò presto a dover affrontare numerose questioni. La prima riguardò il nome stesso. Skopje è stata accusata dal governo ellenico di aver rubato nome e bandiera dalla tradizione culturale greca. Per fortuna, nel 1995 si è arrivati ad un accordo per la bandiera mentre la battaglia per il nome continua senza tregua da vent’anni.
La Macedonia dichiarò la propria indipendenza l’8 Settembre 1991, dopo un referendum in cui il popolo aveva votato quasi all'unanimità a favore dell'indipendenza. L'affluenza alle urne per il voto fu addirittura del 95% e il 75% della popolazione approvò la nascita dello Stato. La Macedonia ora guarda verso l’Unione Europea. Dal 2005 ha ufficialmente ottenuto lo “status di paese candidato all’entrata nell’UE”, anche se ha ancora grossi limiti economici che ne impediscono di fatto l’annessione.
fonte: http://goo.gl/THnjf
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