MAMME E BAMBINI NEI PAESI SOTTOSVILUPPATI - "IL POCO.. SI CONTA" - paola
1.000 donne e 2.000 bambini continuano a morire ogni giorno per complicazioni al momento del parto.
Sono drammatici i dati diffusi da Save the Children, all’interno del dodicesimo "Rapporto sullo Stato delle Madri nel Mondo". Sono ben 358.000 le donne che, ogni anno nel mondo, ancora oggi, perdono la vita in conseguenza della gravidanza o del parto.
E, circa 800.000, i bambini che muoiono nascendo. Ad essi vanno aggiunti: oltre tre milioni di neonati che perdono la vita entro i primi trenta giorni dopo la nascita.
In totale sono 8.1 milioni ogni anno le morti infantili, cioè che sopraggiungono entro il quinto anno di vita; a causare la morte di chi è riuscito a sopravvivere alla nascita e ai primi mesi, sono nella maggior parte dei casi malattie come polmonite, diarrea, malaria, evitabili e curabili. Il che vuol dire che, ad esempio, 1 bambino ogni 5 muore prima di arrivare al quinto anno di età e che ogni donna, in un Paese quale l’Afghanistan, va incontro alla perdita di un figlio nell’arco della sua vita.
E tutto questo perché? Per complicazioni prevedibili, quali, ad esempio, emorragie durante il parto, per le puerpere, e patologie prevenibili e, assolutamente, curabili, quali, ad esempio, difficoltà respiratorie, asfissia, sepsi o polmonite, per il neonato. Appare del tutto inaccettabile che nel XXI secolo una donna o il suo bambino possa morire ancora per queste cose, ma così è tuttora, in Paesi quali:
Afghanistan, Niger, Guinea Bissau, Yemen, Chad, Repubblica Democratica
del Congo, Eritrea, Mali, Sudan, Repubblica Centro Africana, ovvero i 10 Paesi dove i livelli di salute materno-infantile e le condizioni di madri e bambini sono i peggiori al Mondo.
Il rapporto denuncia anche come siano circa 48 milioni le donne che ogni anno partoriscono senza alcuna assistenza professionale, e il più delle volte, inoltre, senza aver ricevuto alcun controllo durante la gestazione;
2 milioni di queste mettono al mondo il proprio bambino, completamente, da sole, per l’assenza o la non accessibilità delle strutture sanitarie o anche a causa degli stringenti divieti, dettati da ragioni culturali e religiose, di chiedere aiuto a persone estranee o di uscire di casa per recarsi in strutture sanitarie. Le percentuali più alte di parti “solitari” si registrano in Nigeria, dove 1 donna su 5 partorisce, del tutto sola, senza neanche un familiare ad assisterla.
Non si può non confrontare, poi, questo terrificante quadro con la situazione diametralmente opposta che vivono i Paesi occidentali dove, ad esempio, l’83% delle donne norvegesi fa uso di contraccettivi e dove, fortunatamente, solo 1 su 175 perderà il proprio bambino prima che compia 5 anni. In Finlandia, Grecia, Islanda, Giappone, Lussemburgo, Norvegia, Singapore, Slovenia e Svezia, poi, solo 1 bambino ogni 333 muore prima dei 5 anni.
"Nel 2000 il mondo si è impegnato a raggiungere il IV e V Obiettivo di Sviluppo del Millennio entro il 2015 e debellare la mortalità materno-infantile”, spiega Valerio Neri. “Gli attuali trend indicano che almeno per alcuni paesi questo obiettivo appare molto lontano. Tuttavia noi sappiamo che la sfida si può vincere, quindi non ci sono scuse o alibi alla non azione”.
“Bisogna agire a più livelli: è necessario che i sistemi sanitari nazionali dei paesi in via di sviluppo si dotino di più operatori sanitari, inclusi i volontari comunitari per la salute che svolgono un compito fondamentale soprattutto nelle aree più remote e rurali. Si stima che siano necessari altri 3.5 milioni di operatori sanitari per raggiungere gli obiettivi 4 e 5. È poi necessario che gli stati donatori, compresa l’Italia, non solo continuino ad assicurare i finanziamenti promessi a sostegno della salute materno-infantile ma incrementino il volume degli aiuti. Diversamente questa battaglia non potrà essere vinta entro il 2015. È infine necessario che i cittadini e le opinioni pubbliche continuino a vigilare sui propri governi affinché mantengano le promesse”.
Nel rapporto troviamo anche altri valori sulla qualità della vita, quali: il livello di istruzione femminile, la partecipazione delle donne alla vita politica ed i tassi di iscrizione dei bambini a scuola. I dati anche qui,
purtroppo, non sono incoraggianti: in Qatar, Arabia Saudita e Isole Salomon non c’è nessuna donna in parlamento, mentre in Svezia quasi la metà dei posti in parlamento è occupata da donne.
Venendo alla condizione dei bambini, poi, in Somalia 2 su 3 non sono iscritti alla scuola primaria. In Italia, Francia, Spagna e Svezia, invece, la maggioranza dei bambini frequenta tutti gli ordini scolastici a partire dalla scuola materna.
Sino al 25 maggio è possibile contribuire alla campagna Every One di "Save the Children" per dire basta alla mortalità infantile.
Con Every One, Save the Children si sta impegnando concretamente a salvare 2 milioni e 500.000 bambini entro il 2015, a raggiungere con
programmi di salute e nutrizione circa 50 milioni di donne in età fertile e bambini, e a mobilitare 60 milioni di sostenitori in tutto il mondo..
Fonte: http://www.savethechildren.it/
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