Maroni, invece d’invocare una tassa sul lusso, fa diventare lusso … le manifestazioni!
Malcontento a pagamento
Apro le agenzie per farmi scattare l’ispirazione e me ne viene addosso una valanga. Troppe cose succedono nel Condominio Italia che meriterebbero frecciate e frustate. Il filo conduttore sono, come da che mondo è mondo, i soldi, che, come sterco del diavolo, ci mettono sempre lo zampino ad inquinare ogni vivere civile.
Soldi che, malgrado Profumo (il quale, fra il 2007 ed il 2008 mise su un giochino mica male, stile tre carte, con interessi travestiti da dividendi e la complicità della Barclay’s Bank), puzzano come qualche discarica clandestina fra Napoli e Caserta, che passando sull’A 30 sprigiona effluvi tramortenti, ma resta misteriosamente inviolata dagli investigatori (tutti raffreddati o con la rinite allergica?).
Però, facendo di necessità virtù ed avendo il premier, coi suoi capelli passati a Ducotone, ammesso in pieno Parlamento che “i soldi sono finiti” – ed uno s’immagina il Deposito di Zio Paperone col pavimento ignudo e qualche spicciolo che sbrilluccica qua e là – Bobo Maroni, invece d’invocare una tassa sul lusso, fa diventare lusso … le manifestazioni!
Ho dovuto leggere più volte la notizia, tanto mi ha lasciata esterrefatta. Ho pensato a Leone X ed a Martin Lutero, con annessa diatriba sul traffico delle indulgenze che provocò la Riforma Protestante: insomma, faremmo un passo indietro di quasi mezzo millennio, se l’Aula sorda e grigia approvasse questa proposta dei cortei juke box: dieci ’sacchi’ e strilla.
L’ispirazione, alla spina del fianco dell’Umberto, sarà venuta ripensando alla sua precedente vita, quand’era avvocato della Avon (recupero crediti?, mica Carnelutti!) allorché forse poteva richiedere una polizza fideiussoria alle vispe casalinghe venditrici in casa, per la valigetta di prodotti costituenti i ’ferri del mestiere’.
Anzi, a ben pensarci, questa forma di tassazione indiretta potrebbe ispirare una sorta di istigazione alla manifestazione, messa in atto dai politici per rastrellare trasversalmente l’argent de poche per la Repubblica. La Repubblica Italiana, intendo. Per loro sarebbe un gioco da bambini trasformare le loro belinate, ’scilipotiate’ spontanee, in provocazioni mirate: che so, una tassa sulle escort o sui navigatori in Internet.
Insomma, se il primo ministro di Luigi XVI non fossero stati Turgot o Necker, bensì Monsieur Maronì, ecco una bella contromisura alla presa della Bastiglia: una bella tassa sulla rivoluzione e quei pezzenti dei sanculotti, che non hanno neanche i soldi per comprarsi le mutande (sono, appunto, sans culottes) son costretti a fare dietrofront e tornarsene nei loro tuguri.
Altro rimedio: è davvero tanto bravo il ministro a suonare il sax? E che allora lo suoni davanti al Teatro dell’Opera – non lontano dal Viminale – per fare cassa e comprare la benzina per le auto della PS! Mistero della fede, per le auto blu, la benzina c’è.
E almeno Maroni un talento extragovernativo ce l’ha… Pensate al povero Tremonti che, con quell’erre moscia – son blesa anch’io, un tormento dall’infanzia – che potrà mai fare di concreto, col sudore della fronte?
fonte: http://www.lindro.it
di Annamaria Barbato Ricci