NONOSTANTE LA RIFORMA, LA POLIZIA RUSSA CONTINUA AD UCCIDERE E TORTURARE

Pubblicato il da paetomm@gmail.com

Polizia violenta. E spesso criminale


polizia-russa3-300x225.jpgIl presidente Medvedev si è appena detto “nel complesso soddisfatto” dei risultati portati dalla sbandieratissima riforma della polizia russa; e il ministro dell’interno Nurgaliyev ha aggiunto che ora una serie di cattivi comportamenti “fanno parte del passato, è rimasto il meglio”.

Ma è lecito chiedersi cosa sia veramente cambiato, oltre che il nome – dal1 agosto il corpo non si chiama più “militsiya” ma “politsiya” – visto che le statistiche non appaiono per nulla incoraggianti.

Secondo quanto reso noto dal Comitato investigativo nazionale (dipendente dalla Procura generale), nei soli ultimi dieci giorni di agosto ben 70 crimini di varia gravità, compreso un omicidio, dei casi di tortura, vari furti, sono stati attribuiti ad agenti di polizia: gli episodi peggiori nella città di Perm (regione degli Urali) dove un uomo è stato pestato a morte da un gruppo di agenti e poi sfigurato con mazze e coltelli fino al punto che i parenti non sono stati in grado di riconoscere il cadavere.

Il tutto, durante un attacco contro la casa di famiglia della vittima, originato da una lite in un locale tra la moglie dell’uomo ucciso e quella di un ufficiale.

Nei mesi precedenti la conclamata riforma promossa da Medvedev (che in realtà alla fine è apparsa totalmente svuotata rispetto alle intenzioni iniziali), molti poliziotti russi erano stati protagonisti di imprese criminali terrificanti, che avevano occupato le prime pagine, dal massacro in un supermercato di Mosca compiuto da un ufficiale ubriaco fino a truculente quanto assurde vendette e violenze contro presunti “sospetti” o contro testimoni o semplicemente pacifici cittadini fermati per caso, come l’uomo ucciso e decapitato a Celyabinsk per una lite su 60 rubli (1,5 euro), o l’armeno bruciato vivo a Saratov perché non voleva firmare una confessione estortagli a botte, o la bambina di 7 anni violentata a Kazan.

 Purtroppo, come era fin troppo facile pronosticare, la “riforma” di cui il presidente si mostra tanto soddisfatto non solo non ha cambiato il modo di essere di tantissimi poliziotti, ma nemmeno ha reso più efficiente la persecuzione dei loro crimini: del gruppo di dieci agenti assassini di Perm solo tre sono stati effettivamente incriminati.

fonte: http://goo.gl/vjoZ

di Astrit Dakli

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