NORD COREA: LA SAGA DEI KIM E LA LORO AUTOSUFFICIENZA / 1

Pubblicato il da paetomm@gmail.com

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Sulla Corea del Nord sappiamo l’essenziale. Frettolosamente considerata come l’ultima dittatura stalinista della storia, gli osservatori internazionali hanno volto nuovamente lo sguardo verso tale residuo di guerra fredda in occasione della morte del Caro leader Kim Jong-il. Il volto pasciuto del Grande successore Kim Jong-un è stata l’immagine di un avvicendamento al potere che sembra essere stato non troppo traumatico.

Come è andata veramente? Perché è stato scelto proprio il più giovane tra i figli del Caro leader? Come sono stati persuasi i generali a servire un inesperto ragazzo di neppure trent’anni? Cosa c’è dietro i recenti atti di ostilità del Paese? Chi sono e che ruolo occupano i potenti zii di Kim Jong-un? Insomma, chi comanda ora a Pyongyang? A tutte queste domande cercheremo di rispondere con un approfondimento in tre puntate, investigando anzitutto il nucleo famigliare del nuovo leader e il ruolo del potente esercito nordcoreano.

Kim Jong-un, il figlio prediletto

Del nuovo leader coreano si sa davvero poco. Terzogenito maschio e ultimo figlio di Kim Jong-il, secondo fonti di intelligence Kim Jong-un sarebbe nato tra il 1983 e il 1984. Il regime di Pyongyang dichiara che sia nato nel 1982, giusto settant’anni più tardi rispetto alla morte del nonno, l’eterno presidente e fondatore della Corea del Nord Kim Il-sung.

Kim Jong-un studia sotto falso nome in Svizzera, presentato ai compagni come figlio di un diplomatico. Studente mediocre e schivo, appassionato di basket, torna in Corea tra il 1999 e il 2000 per frequentare l’Università. Le apparizioni a fianco del padre e le numerose nomine ottenute sono storia recente di pochi anni e sono il sintomo che il giovanissimo membro della dinastia dei Kim è stato preferito ai fratelli maggiori.

Il primogenito sarebbe infatti Kim Jong-nam, nato dalla relazione mai ufficializzata con Song Hye Rim, attrice nordcoreana. Costretta al divorzio per unirsi a Kim Jong-il, la storia e l’esistenza del figlio sono nascosti persino al padre.

Solamente dopo la morte del nonno e la presa definitiva del potere da parte di Jong-il nel 1994, il figlio viene riconosciuto pubblicamente. Il carattere esageratamente estroverso però indebolisce presto la posizione del successore designato: l’arresto all’aeroporto di Tokyo, nell’infruttuoso tentativo di entrare in Giappone con un falso documento dominicano per visitare Disneyland, stronca sul nascere la carriera di Jong-nam.

Il mancato nuovo leader nordcoreano vive oggi a Macao e la sua presenza non è stata registrata ai funerali del padre lo scorso dicembre, in quanto ospite indesiderato: sarebbe infatti nel mirino di sicari nordcoreani che avrebbero già tentato di ucciderlo per difendere la legittimità del fratellastro.

Nel 1973 Kim Jong-il sposa, questa volta con la benedizione del padre, Kim Yong-suk, figlia di un generale nordcoreano. Frutto del matrimonio sono due figlie: Kim Chun-Song e Kum Sul-Song. Mentre non si conoscono le sorti della prima, la seconda è un’economista, ha affiancato il padre in numerosi viaggi lungo il Paese e ha lavorato presso la Segreteria del Caro leader fino sino ad oggi.

La storia narra però di Kim Jong-il che ha ben presto una nuova relazione con una ballerina nippocoreana, Ko Yong-hui, da cui nascono Kim Jong-chol e Kim Jong-un. L’attenzione cade inizialmente sul più vecchio dei due, Jong-chol, che però non convince il padre poiché troppo effeminato. Non restava nessun altro, oltre al giovane Jong-un, come candidato papabile alla successione. E cosi è stato.

Dal confucianesimo alla politica del military first: il ruolo dell’esercito

Sarebbe un errore considerare la Corea del Nord come uno Stato devoto unicamente all’ideologia comunista. L‘adesione al socialismo fu più che altro una necessità per Kim Il-sung, che riuscì a mantenere buoni rapporti con i vicini comunisti e, nel frattempo, inventare lo Juche, ideologia populista e nazionalista su cui il Paese ha interamente basato la propria politica di autosufficienza e difesa della ‘coreanità’.

Piuttosto che essere l’ultimo baluardo dello stalinismo, la Corea del Nord è uno Stato confuciano “appena coperto da uno sottile strato di vernice rossa”, secondo la felice definizione di Maurizio Riotto. Il problema è che uno Stato confuciano può, a prima vista, essere scambiato per stalinista: è fortemente laico, considera come divini i grandi antenati e i fondatori delle dinastie (la Costituzione conferisce “l’eternità della presidenza” al Padre della Patria, Kim Il-sung), non riconosce la proprietà privata e si fonda su lealtà al trono e devozione filiale, estesa prima di tutto al capo dello Stato.

Il governo nordcoreano è tutt’altra cosa rispetto a quel gigante blocco monolitico di sovietica memoria, ove la struttura del partito era parallela a quella dello Stato stesso e la carica più importante, da Stalin a Gorbacev, era quella di segretario generale del PCUS. Al regime dinastico dei Kim fa da contraltare lo smodato potere dell’unica istituzione in grado di sfidarlo, ovvero il quarto esercito più numeroso del mondo.

Il potere dei militari è cresciuto esponenzialmente proprio sotto Kim Jong-il. In un Paese attanagliato da carestie e povertà, il Caro leader ha perseguito la politica del military first, subordinando cioè l’intera vita nazionale al rafforzamento dell’esercito: circa il 25 % del Pil nordcoreano è infatti destinato al bilancio della Difesa.

Jong-il ha saputo destreggiarsi con maestria e ottenere ben presto l’appoggio dei militari, aspettando la  morte naturale degli ottuagenari generali della prima generazione e piazzando in posti chiave i sui uomini più fedeli. Sotto il suo regno è stata cancellata la parola comunismo dalla Costituzione e la Commissione Nazionale di Difesa (NDC) è stata eletta quale organo più importante dello Stato: presiederla, come egli faceva ancor prima della morte del padre, significa guidare il Paese.

L’articolo 100 della nuova Costituzione stabilisce che il presidente della NDC è “il leader supremo della Repubblica Democratica della Corea del Nord” e i poteri di questa vanno oltre i dilemmi della sicurezza e della difesa dello Stato, estendendo la possibilità di intervento anche a questioni riguardanti la politica estera, la politica energetica e quella economica.

L’accresciuto potere dell’apparato militare rispetto al Partito dei Lavoratori è chiaro. Nel 2009, l’edificio n. 3 di Pyongyang, prima impiegato dal partito, è stato occupato dalla NDC. 2000 agenti in forze al Dipartimento operativo del partito sono stati trasferiti alla Commissione, e il generale O Kuk Ryol, fedelissimo di Kim, è stato eletto vicepresidente dell’organo.

A fronte di un potere così grande, qualsiasi cambio al vertice del regime avrebbe dovuto essere approvato dall’apparato militare. Negli ultimi anni del suo regno, Kim Il-sung non ha abbandonato la politica del military first, ma si è prodigato su più fronti per assicurare un’ordinata successione, che ottenesse l’appoggio della potente istituzione da lui stesso forgiata.

fonte: http://www.meridianionline.org/2012/01/05/chi-comanda-corea-del-nord-fatti-misfatti-dei-kim-1/

 di Matteo Lucatello                                                                                                                                                              olivia
Photo Credit: JosephA Ferris III/ Flickr CC

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