NORD COREA: LA SAGA DEI KIM E LA LORO AUTOSUFFICIENZA / 2

Pubblicato il da paetomm@gmail.com

                                                                                                   timthumb.php-2.jpg Dopo aver compreso i motivi che portarono il Caro leader a preferire come candidato alla successione il giovane Kim Jong-un rispetto ai fratelli maggiori e aver descritto l’importante ruolo dell’esercito, ci occuperemo in questa seconda parte di approfondire il lignaggio dei Kim, scoprendo altre due figure chiave del futuro regime. Indagheremo tra le prime mosse di Kim Il-sung nel tentativo di persuadere i generali dell’esercito ad appoggiare un leader così giovane ed inesperto.

I potenti zii di Kim Jong-un

Il ceppo dinastico dei Kim non si esaurisce con i figli di Kim Jong-il. Il fratellastro Kim Pyong-il viene indirizzato alla carriera diplomatica sin dal 1979, per evitare che costituisca una minaccia alla leadership del Caro Leader: durante il luglio scorso, stando ad alcune indiscrezioni, sarebbe stato posto agli arresti durante un viaggio in Corea per risparmiare al giovane Jong-un le ingerenze di un valido concorrente. Già alla fine dello scorso ottobre sarebbe però tornato ad occupare nuovamente il suo posto di ambasciatore in Polonia.

Il ruolo chiave del regime è invece sempre stato ricoperto dalla sorella di Kim Jong-il, Kim Kyong-hui. Nata nel 1946, si laurea presso l’università di Pyongyang, dove inizia la travagliata relazione con Chang Sung-taek. L’opposizione del padre porta però all’allontanamento di Kim Kyong-hui dalla capitale, che non impedisce il matrimonio tra i due nel 1972. A trent’anni inizia la carriera politica presso l’Unione Democratica delle Donne Coreane e nel 1975 dirige la formazione dei diplomatici della seconda generazione, per essere poi promossa a direttrice del Dipartimento per l’industria leggera e del Dipartimento per l’Economia Politica.

Il suo rapporto con il Caro leader è sempre stato piuttosto intimo e lo stesso Kim Jong-il ebbe a dire: “Kim Kyong-hui sono io, le sue parole sono le mie parole, e le istruzioni da lei impartite sono le mie istruzioni”.

Descritta come energica e spietata, si racconta che ha condotto al suicidio la figlia, studentessa a Parigi, perché disapprovava la sua relazione amorosa con un ragazzo francese. Sembra inoltre ci sia proprio lei dietro l’incidente automobilistico in cui perse la vita nel 2010  Ri Je-gang, alto dirigente nordcoreano, protettore di Kim Jong-un e vecchio rivale del marito.

Nel 2004, sia lei che il tanto odiato marito spariscono dai riflettori, per non apparire più in pubblico per quattro lunghi anni, lasciando sorgere i sospetti di una purga di Kim Jong-il diretta contro la sorella e il cognato: l’obiettivo sarebbe stato quello di aprire la strada della successione al figlio.

Ciononostante, presto tornano entrambi prepotentemente sulla scena politica e Chang Sung-taek viene eletto vicepresidente della Commissione Nazionale di Difesa nel 2010 insieme al già citato generale O Kuk Ryol, diventando di fatto il numero due dopo Kim Jong-il. Kim Kyong-hui riprende invece ad apparire a fianco del fratello nelle sue consuete ispezioni lungo il Paese e partecipa a numerosi eventi ufficiali. Nel 2010 viene nominata generale dell’esercito coreano, in concomitanza con la promozione allo stesso rango del giovane successore Kim Jong-un.

I giochi del potere saltano agli occhi di tutti: assicurando la coppia in posti chiave dell’esercito, Jong-il firma una polizza assicurativa per la famiglia e si assicura la continuità del lignaggio anche dopo la sua morte.

Le purghe contro la vecchia guardia

Tale processo non è stato però indolore, e non sembra che la fiducia di Kim Jong-il nei confronti della sorella e del cognato sia mai stata totale: in perfetto stile staliniano, si fa terra bruciata intorno al vice presidente della NDC, attraverso una serie di purghe volte all’eliminazione dei suoi fedeli sottoposti. Stessa sorte tocca al generale O Kuk Ryol, con il quale il sempre sospetto cognato condivide la potente carica.

Secondo alcune fonti, sarebbero circa 200 gli alti funzionari giustiziati o detenuti nel dicembre 2010. All’inizio dell’anno altri tecnocrati del regime diventano le vittime di una nuova purga: nel gennaio viene arrestato e fucilato Pak Nam-gi, dirigente del partito nordcoreano alla guida del dipartimento delle finanze e della pianificazione, accusato di essere “un cospiratore infiltrato nelle file dei rivoluzionari per distruggere l’economia nazionale” e punito quale responsabile della disastrosa riforma valutaria. Quella stessa riforma che aveva causato una massiccia inflazione, messo in ginocchio (ancora di più) il Paese e danneggiato gli sforzi del Caro leader volti al “trasferimento di velluto “ del potere nelle mani del figlio.

Questi anni sono cruciali anche per i numerosi avvicendamenti in seno alle forze armate: oltre alla morte dell’ottuagenario generale Jo Myong-rok, eroe della guerra di Corea, si assiste all’ascesa di Ri Yong-ho, promosso a capo di Stato maggiore dell’esercito nordcoreano nel 2009. Il tutto per preparare il terreno della successione anche negli ambienti militari.

Qualche cambio della guardia non è però sufficiente a convincere gli ufficiali di Pyongyang ad accettare alla successione un giovane inesperto come Kim Jong-un, nonostante egli avesse inanellato negli ultimi anni incarichi di alto livello uno dietro l’altro: membro del Comitato Centrale del Partito del Lavoro e vicepresidente della Commissione Militare, per non menzionare la nomina a generale dell’esercito (ottenuta insieme alla potente zia) che agli occhi di molti colonnelli è probabilmente sembrata quasi un insulto.

Ecco dunque che a Kim Jong-il non resta che una carta da giocare in favore del figlio: una rinnovata aggressività in politica estera.

fonte: http://www.meridianionline.org/

di Matteo Lucatello 

Photo Credit: JosephA Ferris III/Flikr CC

                                                                                                                                                olivia

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