NORD COREA: LA SAGA DEI KIM E LA LORO AUTOSUFFICIENZA / 3

Pubblicato il da paetomm@gmail.com

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Dopo aver approfondito il lignaggio dei Kim e inquadrato l’inevitabile influenza del potente esercito nordcoreano nella successione di Kim Jong-un, cercheremo ora di sviscerare le motivazioni insite nell’aggressività dimostrata tra il 2010 e 2011 dalla Corea del Nord, volta proprio ad accreditare il giovane erede presso l’establishment militare.

Nel corso degli anni sono state numerose le provocazioni militari di Pyongyang. Di fronte all’isolamento internazionale, la Corea del Nord si è spesso scagliata contro i vicini del sud e contro il nemico americano, attraverso minacce di ritorsioni e guerra. Generalmente tale tattica è stata impiegata dalla leadership nord coreana per ottenere concessioni diplomatiche ed economiche. La rinnovata belligeranza dell’ultimo anno del regno di Kim Jong-il potrebbe però avere motivazioni differenti.

Il 26 marzo 2010, nel Mar Giallo, vicino all’isola di Baengnyeong, una forte esplosione causa l’affondamento della corvetta sudcoreana Cheonan, provocando la morte di 46 marinai. Un’inchiesta ufficiale svolta da un team di esperti internazionali provenienti da Corea del Sud, Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Australia e Svezia, presenta un rapporto conclusivo due mesi più tardi, sostenendo che la nave era stata affondata da un siluro nordcoreano.

Il 23 novembre dello stesso anno, l’artiglieria nordcoreana inizia il cannoneggiamento dell’isola Yeonpyeong, in risposta a regolari esercitazioni svolte in quei giorni dalla Corea del Sud: le forze di Pyongyang lanciano circa 170 colpi d’artiglieria e razzi, colpendo obiettivi militari e civili e causando due morti e alcuni feriti, in quello che viene considerato come uno dei più gravi attacchi da parte del Nord contro Seul dai tempi dell’armistizio del 1953.

Dietro tali dimostrazioni di forza, ci sarebbe la necessità di attribuire all’inesperto erede la capacità di adottare misure concrete, che lo accreditassero presso l’establishment militare, ancora diffidente delle sue capacità. Una tale aggressività cela anche l’intenzione di accrescere la tensione con Seul e rendere indispensabile il proseguimento di una leadership chiara e definitiva, scoraggiando colpi di mano da parte dell’apparato militare dopo la morte del Caro leader.

Insomma, un mezzo per far guadagnare al giovane Kim Jong-un le quattro stellette cucite all’ultimo minuto sull’uniforme, di dipingerlo come un maestro di strategia ed esperto di artiglieria e di chiamare gli apparati e il Paese a raccolta intorno alla figura del nuovo leader.

Può essere letto nella stessa ottica il disvelamento strategico di centinaia di centrifughe in tubi di alluminio ad alta resistenza, necessarie per la produzione di uranio arricchito ad uso bellico. È stato l’esperto americano Sigfried Hecker, della Stanford University, ad avere accesso al sito nucleare di Yongbyon il 13 novembre 2010. Di ritorno dalla sua visita, Hecker si è dichiarato “sbalordito” per il livello tecnico raggiunto nel nuovo impianto, costruito rapidamente nel giro di un anno e mezzo.

Con la morte di Kim Jong-il, la complessa macchina governativa si è messa in moto per sorvegliare la successione. La televisione di Stato ha da subito nominato Jim Jong-un come Grande successore.

Il 20 dicembre, alle esequie di Stato del Caro leader, hanno fatto la loro comparsa i potenti zii Chang Sung-taek e  Kim Kyong-hui,  e sei giorni più tardi  Kim Jong-un è stato nominato presidente della Commissione Militare del Partito. Tra i 233 membri del comitato organizzativo per i funerali di Kim Jong-il, sono riconoscibili gran parte degli uomini chiave del nuovo regime.

Così come la simbolica composizione degli accompagnatori del carro funebre, che fornisce con assoluta chiarezza uno spaccato dei nuovi equilibri che regnano a Pyongyang. Alla destra abbiamo Kim Jong-un, seguito a pochi passi dallo zio, il quale sembra quasi assumere il ruolo di protettore del giovane leader. Dietro, alti esponenti del partito dei lavoratori, Kim Ki Nam (il Segretario) e Choe Tae Bok.

Il lato sinistro è unicamente riservato ai militari: il capo di Stato maggiore dell’esercito e vice presidente della commissione militare del partito Ri Yong Ho, un vice presidente della Commissione Nazionale di Difesa Kim Yong Chun, e altri due membri della NDC, i generali Kim Jong Gak e U Tong Chuk.

Il ruolo preponderante di membri della Commissione Nazionale di Difesa è indicativo dell’importanza di tale organo: ad accompagnare la bara del defunto leader vi erano ben due dei quattro vicepresidenti della NDC (lo zio Chang Sung-taek e Kim Yong Chun). E anche quelli mancanti erano comunque presenti alle commemorazioni del 29 dicembre.

Il giorno successivo, Kim Jong-un è stato nominato Comandante supremo dell’esercito nordcoreano, posto prima occupato dal padre e creato da Kim Il-Sung allo scoppio della guerra di Corea come meccanismo di emergenza per ottenere il pieno controllo e comando delle forze armate all’inizio delle ostilità.

In attesa di rivestire anche la carica di Presidente della Commissione Nazionale di Difesa, con l’anno nuovo Kim Jong-un  ha assunto l’impeccabile postura da nuovo leader: il primo gennaio ha infatti passato in rassegna la 105° divisione corazzata, dedicando così la sua prima uscita pubblica dopo i funerali del padre all’esercito.

Le foto rilasciate richiamano in tutto e per tutto quelle che ritraevano il Caro leader nelle sue frequenti ispezioni e sono una chiara dimostrazione di come l’avvicendamento sia ormai quasi concluso.

Una nuova ragnatela di potere si è insediata a Pyongyang, fondata sul fragile equilibrio tra i membri della dinastia dei Kim e l’apparato militare. Solamente il tempo sarà in grado di dirci se il giovane Kim Jong-un sarà in grado di governarla, e con quali politiche e strategia la Corea del Nord tornerà a sfidare il mondo.

 

fonte: http://www.meridianionline.orgolivia

di Matteo Lucatello

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