OBAMA, PER TAGLIARE IL BILANCIO DEL PENTAGONO, BARATTA I DIRITTI UMANI
Altro che chiudere Guantanamo: a tre anni dall’insediamento alla Casa Bianca del democratico Barack Obama, gli Stati Uniti estendono i poteri liberticidi della guerra al terrorismo, con una legge definita eccessiva persino per gli standard dell’amministrazione Bush.
Nel votare il bilancio della Difesa, il Congresso Usa ha approvato una misura che – oltre a imporre nuove sanzioni contro l’Iran e a bloccare i finanziamenti al Pakistan – consente la detenzione illimitata nelle carceri militari come Guantanamo dei sospetti terroristi arrestati in territorio statunitense, senza alcun processo. “La legge è tanto radicale che sarebbe stata considerata folle se fosse stata proposta dall'amministrazione Bush”, ha commentato Tom Malinowski, portavoce dell’organizzazione internazionale non governativa Human Rights Watch, secondo cui questa nuova misura “istituisce esattamente quel tipo di regime che gli Stati Uniti hanno sempre osteggiato”.
Secondo i sostenitori della legge, invece, questa si limita a formalizzare pratiche già in uso. Il che, forse, suona ancora più inquietante.
In particolare, il testo permette di rinchiudere nelle carceri militari – senza quindi le tutele della giustizia ordinaria – chiunque, statunitense e non, si trovi in territorio Usa e venga sospettato di “fare parte, aver fatto parte o sostenere al Qaida, i talibani o movimenti simili”.
A parte il fatto che i talibani e al Qaida sono due realtà notevolmente diverse, se non altro perché gli Studenti del Corano non hanno mai praticato il terrorismo internazionale, limitandosi a colpire entro i confini dell’Afghanistan. Ma soprattutto, una definizione di “terrorista” tanto ampia concede ai militari una discrezione praticamente illimitata sulla scelta dei soggetti da privare dei più elementari diritti.
“Questa legge mette tutti i cittadini statunitensi in pericolo”, ha dichiarato il senatore repubblicano liberale Rand Paul, figlio del candidato alle primarie Ron Paul, sottolineando che la definizione utilizzata nella nuova legge è tanto ampia da potervi fare rientrare milioni di cittadini.
Le critiche alla nuova legge sono arrivate, oltre che dalle associazione per i diritti umani e dagli ambienti liberali, anche dal ministro della Giustizia Eric Holder, dal ministero della Difesa e dai direttori di Cia e Fbi, preoccupati dal prevalere della giustizia militare su quella civile.
Lo stesso Barack Obama aveva espresso dei dubbi sul testo. Questi, però, non riguardavano eventuali scrupoli morali, bensì il timore di vedere ridotto il potere decisionale del presidente. Quando la legge è stata modificata, concedendo all’inquilino della Casa Bianca maggiore discrezione, Obama ha ritirato le minacce di porre il veto.
E così, tra mercoledì e giovedì sera, il testo è stato approvato alla Camera (a maggioranza repubblicana) con 283 voti a favore e 136 contrari e al Senato (dove sono i democratici ad avere la maggioranza) con 86 favorevoli e 13 contrari. Un’altra vittoria di Obama che, in cambio di “una manciata” di diritti umani, è riuscito a far approvare tagli per 43 miliardi di dollari al pesante bilancio del Pentagono, che lo scorso anno aveva superato i 700 miliardi.
Anche Pakistan e Iran nel mirino del Congresso
Le legge di finanziamento del dipartimento della Difesa approvata giovedì sera dal Senato Usa e pronta per essere approvata dal presidente Barack Obama, prevede anche nuove sanzioni contro l’Iran, in particolare contro la Banca centrale, e il congelamento di circa 700 milioni di dollari di aiuti al Pakistan, come “punizione” per non essersi impegnato abbastanza nella lotta ai gruppi armati al confine con l’Afghanistan.
Da settimane il Pakistan ha chiuso la frontiera da cui passano la maggior parte dei rifornimenti per le truppe Nato, come rappresaglia per la morte di 24 militari di Islamabad colpiti da un raid aereo dell’Alleanza il 26 novembre scorso.
In precedenza la Casa Bianca aveva espresso dei dubbi sull’efficacia delle sanzioni contro la Banca centrale iraniana, temendo un conseguente aumento dei prezzi del petrolio che, di fatto, favorirebbe Teheran.
fonte: http://goo.gl/YHHmx
di Ferdinando Calda